Dopo Expo
30 Ottobre Ott 2015 1651 30 ottobre 2015

Un polo tecnologico in area Expo? Ma che sia un vero polo di ricerca

Nella discussione sul dopo Expo quella del polo tecnologico è la proposta che va per la maggiore. Il rischio è che si tratti di un buon progetto immobiliare con scarso apporto a ricerca e tecnologia

Expo 2015
MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images

Sappiamo bene che la politica ha bisogno di parole d’ordine efficaci e ben comprensibili e dunque comprendiamo come, nel caso del riuso delle aree Expo, si sia rapidamente impossessata di un’idea come quella di localizzarvi un nuovo Polo Tecnologico al servizio dello sviluppo dell’intera regione settentrionale, e come un altrettanto rapido consenso di stampa e di opinione pubblica sia subito seguito. Tuttavia sembra necessario prestare una attenzione particolare a questo tema perché questa parola d’ordine – a mio avviso molto coerente e opportuna nel caso in esame – si è prestata molte volte, non solo in Italia e non solo a Milano (ricordate il progetto del Polo tecnologico alla Pirelli Bicocca negli anni ’80?) a nascondere obiettivi assai diversi, in genere di natura meramente immobiliare, o a realizzare progetti anche non sbagliati ma assai distanti da quelli inizialmente sbandierati.

Milano e la Lombardia con Piemonte e Liguria si presentano certamente come le regioni più avanzate in senso tecnologico e di ricerca in Italia. Tuttavia anch’esse scontano la debolezza di un sistema paese che non investe a sufficienza. In una recente ricerca che abbiamo condotto al Politecnico di Milano per l’Unione Europea su Knowledge, Innovation and TerritoryKIT (1), queste tre regioni appaiono assai distanziate dalle regioni che in Europa mostrano le migliori pratiche in questo ambito. Esse non fanno parte di un primo gruppo di regioni che abbiamo classificato come ‘science-based‘ e neppure di un secondo gruppo che abbiamo classificato come ‘applied science‘, tutte localizzate nel centro e nord-Europa.

Le abbiamo classificate – in base a una serie di indicatori sia di investimento in ricerca, sia di innovazione che di vantaggi competitivi di contesto – come regioni di ‘smart technological application‘: regioni che applicano in modo creativo e intelligente i risultati di ricerche di base e di ricerche applicate realizzate per la maggior parte all’estero, attraverso forme diverse di cooperazione e trasferimento tecnologico. Ciò non significa che il risultato economico di questi processi non possa essere anche più che rilevante e profittevole, e anche fonte di un interessante flusso di brevetti applicativi, ma che certamente sul lungo periodo rimarremo sempre ampiamente tributari del lavoro di ricerca altrui.

Milano e la Lombardia si presentano come le regioni più avanzate in senso tecnologico e di ricerca in Italia. Ma scontano la debolezza di un sistema paese che non investe a sufficienza

Milano presenta uno dei contesti più favorevoli e vantaggiosi per localizzare e concentrare uno sforzo di investimento, anche nazionale, sui temi della ricerca e della tecnologia e già un vastohinterland padano si rivolge alle sue istituzioni universitarie e di ricerca – in particolare a quella in cui io opero, il Politecnico di Milano, con il suo Poli-hub, il suo Ufficio di Trasferimento Tecnologico – TTO, il CEFRIEL, le sue molte iniziative di spin-off universitario e di start-uptecnologiche – per alimentare in termini di conoscenza e di tecnologia il suo enorme potenziale imprenditoriale. Inoltre l’area Expo presenta, almeno a livello macro-territoriale, una rilevante accessibilità: alla città, all’hinterland nord-occidentale e al sistema aeroportuale lombardo (per l’accessibilità a livello micro-territoriale si vedano comunque i limiti indicati recentemente da Giorgio Goggi su ArcipelagoMilano).

Allo stato attuale, quello che viene presentato come un progetto di Polo Tecnologico ha bisogno di essere orientato in modo assai più deciso e convincente verso un obiettivo di vera ricerca. Occorrerebbe, anche grazie all’intervento del governo che giudico cruciale, un progetto simile a quello che è stato oltre dieci anni fa la costituzione e il decollo dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che si è imposto come una delle realtà più avanzate in campo internazionale nella ricerca di base e applicata in campi ad alto contenuto etico come l’ambiente e la sanità; un progetto per Milano, magari appoggiato su solide istituzioni già presenti.

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