Dossier
L’eredità di Expo
social
1 Novembre Nov 2015 0838 01 novembre 2015

L'Expo vissuto sul web, tra assurdità, parodie ed epic fail

I lavori interminabili, le tangenti, le proteste alla May Day Parade, fino ad arrivare, qualche giorno fa, alle lunghissime code, alle scritte sul padiglione del Giappone e ai bambolotti nei passeggini. I sei mesi di Esposizione Universale visti dai social network

Foto Di Roberta Arco
Foto di Roberta Arco

I lavori interminabili, le tangenti, le proteste alla May Day Parade, fino ad arrivare, qualche giorno fa, alle lunghissime code, alle scritte sul padiglione del Giappone e ai bambolotti nei passeggini. Sei mesi di notizie o, come li chiamerebbero i social network, di fail, spotted, e meme postati su Facebook, Twitter, Youtube e Instagram. Forse il futuro di Expo non è così certo, ma una cosa è sicura: quel che oggi resta della kermesse universale è la comicità della rete, riassunta in hashtag, pagine e video creati e condivisi dagli utenti e destinanti a rimanere immortali.

Tutto inizia quando a febbraio la pagina Facebook di Expo posta i render del Biodiversity Park, l’area tematica dedicata alla biodiversità: un’accozzaglia di errori grafici che fanno insorgere il popolo social, tanto da creare la clickatissima pagina Facebook Offresi corso Photoshop per il grafico dell'Expo 2015. Qui non solo vengono lanciati diversi concorsi, tra cui l’esilarante “Make your own fuckin’ collage” , ma si raggiunge anche lo straordinario numero di “15mila grafici incazzati” in soli 13 giorni dall’apertura della pagina. Stessa sorte tocca ai ritardi nei lavori quando, a un mese dall’inizio di Expo, viene annunciato che tre opere su quattro non sono state né realizzate né collaudate: qualcuno suggerisce di contattare chi è del mestiere, creando l’evento Armarsi di scotch carta e colla con Barbara di Paint Your Life e finire i lavori per l'EXPO. Agli anziani expottimisti viene invece dedicato l’evento Gita anziani per ammirare gli ultimi cantieri Expo Milano 2015 che puntualizza: “il pullmann in dotazione è un Iveco OLD Luxury, dotato di defibrillatore, padella, scomparto pannoloni, macchina test per il diabete, siringhe d'insulina, deambulatori pieghevoli”.

Quel che oggi resta della kermesse universale è la comicità della rete, riassunta in hashtag, pagine e video

E così si arriva al primo maggio. Ve lo ricordate Mattia Sangermano, il black bloc dall’animo buono che durante le contestazioni del May Day Parade, ha fatto sapere a tutta Italia che “se non dai fuoco a una banca sei un coglione”? È stato lui, per la rete, il vero “eroe” della prima giornata di Expo: molte le pagine Facebook che gli sono state dedicate, tra cui l’evento Uscire a fare bordello con Mattia Sangermano, o il profilo di un suo omonimo che, dopo il nome, precisa tra parentesi “Non quello dell’Expo”. Su Youtube è invece lo youtuber Federico Clapis a caricare la “Canzone del bordello”, in cui la versione rapper di Mattia Sangermano spara le sue rime sulla confusione del primo maggio proprio davanti al castello sforzesco. Solo successivamente il Clapis/Sangermano tiene una lezione di storia spiegando che la guerra di Troia è stata “un vero bordello”.

Contemporaneamente nasce la pagina Facebook unofficial dei volontari di Expo, C’hai una mappa in italiano?, che raccoglie tutte le richieste più improbabili dei visitatori: «Ogni giorno un volontario va in fiera e non sa a quali assurde domande dovrà rispondere», spiega Guido Clerici, admin. E a giudicare dalle domande postate ha proprio ragione: “Scusi, dove si trova il padiglione degli emigranti arabi?”, “Mi scusi, c'è mio cognato che sta arrivando in macchina, può parcheggiare vicino l'albero della vita?” e “Ma il pane strano sai dov'è? Mi hanno detto vicino alla Colombia”. Non da meno sono i commenti riportati dagli utenti della pagina Facebook Inside Expo (for workers), che racconta la dura vita dei lavoratori di padiglioni e cluster: «Ho aperto il gruppo a fine maggio – spiega Elena Galimberti, admin – per fare rete tra i ragazzi che lavorano nei bar, negli shops e negli stessi padiglioni. Ne è uscito un gruppo non solo buffo, ma che ha davvero creato rete tra tutti noi operatori. Speriamo sia un modo per tenerci in contatto e per proporre le nostre idee per il dopo Expo». Elena Galimberti, fotografa, è admin anche dell’album Facebook de Gli “spiaggiati”: una raccolta di fotografie che raccontano un’umanità di visitatori distrutti dalla fatica che, per questo, si addormentano nei luoghi e nelle posizioni più disparati.

Sappiamo di qualche persone che si è conosciuta e incontrata di nuovo tramite la pagina, ma ovviamente non possiamo fare nomi ;)

Spotted: Expo Milano 2015, admin

Immancabili, infine, due grandi classici di Facebook: Spotted e Fail. Il primo, Spotted: Expo Milano 2015, tenta la missione di rimettere in contatto chi, tra 21 milioni di visitatori passati per i tornelli di Expo, ha trovato l’amore anche solo per pochi secondi: «L'idea di Spotted Expo – dicono gli admin, che fanno l’intervista dalla chat di Facebook – è piaciuta da subito e si è diffusa molto velocemente per il format già affermato nel panorama italiano. Sappiamo di qualche persone che si è conosciuta e incontrata di nuovo tramite la pagina, ma ovviamente non possiamo fare nomi ;) ». E tra i vari “dove sei?”, “palesatiiii” e “metti il like se sei tu” c’è spazio anche per un po’ di romanticismo: “Amore che non ti ho chiamato amore mai, fra qualche giorno finisce expo e non so dove te ne vai dopo.. Sappi che non mi scorderò mai di questa estate e di tutte le belle cose che abbiamo vissuto insieme!”.

Molto meno dolce è la pagina Expo 2015 Fail che raccoglie tutte le figuracce della kermesse. Impossibile non citare le ultime, che hanno sempre a che fare con le file: le foto agli sos lasciati dai visitatori in coda al padiglione del Giappone raccolte nell’album di Roberta Arco, o il fotomontaggio sulle ore nipponiche di attesa di Domenico Palladino, la questione di stato che ha coinvolto il credulone Giorgio, la sfacciata Claudia e il padiglione del Kazakistan e lo screenshot dell’infausto correttore automatico che cambia la “fila” in altro. Sulla questione delle file anche Youtube si è espresso: Giuseppe Liuzzo in arte Bob ha creato il video “Come Expo 2015 ha cambiato Milano”, dove la città della moda è diventata la città della coda, mentre una domanda che non troverà mai riposta in tutti quei visitatori che hanno desistito all’idea di farsi 10 ore di coda raccoglie il significato di questa grande esposizione universale: Ma alla fine che cazzo c’era nel padiglione del Giappone?

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook