4 Novembre Nov 2015 1823 04 novembre 2015

Nasce la nuova sinistra alternativa a Renzi, ma per ora è già divisa

Sabato saranno creati i gruppi parlamentari di Sel ed ex Pd. A breve quelli di Civati ed ex grillini. Per ora si marcia divisi, ma la convergenza potrebbe arrivare alle amministrative di primavera

Fassina
Afp / Getty Images

Il primo gruppo parlamentare nascerà sabato prossimo, al termine di un appuntamento al teatro Quirino di Roma. Ne faranno parte i deputati di Sinistra Ecologia e Libertà e gli ex esponenti dem usciti in polemica dal Partito democratico, da Stefano Fassina ad Alfredo D’Attorre.

L’altro gruppo dovrebbe vedere la luce nel giro di poche settimane. Sotto le insegne del movimento Possibile, sono pronti a unirsi i tre deputati vicini a Pippo Civati e una manciata di ex grillini confluiti nella componente Alternativa Libera del gruppo Misto. Insomma, ci sono Movimenti a sinistra, effetti collaterali del renzismo. Gli oppositori del presidente del Consiglio provano a riorganizzarsi, cercando di occupare lo spazio politico lasciato dal Partito democratico. Divisi, per ora. Ma con l’obiettivo di convergere presto. Magari già alle prossime amministrative di primavera, quando con ogni probabilità saranno presentati candidati sindaci unitari.

Effetti collaterali del renzismo. Gli oppositori del presidente del consiglio provano a riorganizzarsi, cercando di occupare lo spazio politico lasciato dal Partito democratico. Divisi, per ora. Ma con l’obiettivo di unirsi presto. Magari già alle prossime amministrative di primavera

Intanto ognuno traccia il proprio percorso. Possibile ha già iniziato a lavorare fuori dal Palazzo. La sfortunata campagna referendaria di questa estate ha comunque avuto il merito di avvicinare al progetto interesse e militanti. Il prossimo 21 novembre è in programma a Napoli l’assemblea congressuale del movimento.

Nel frattempo prosegue l’impegno nelle piazze, dedicato a specifiche battaglie politiche. Quella per la legalizzazione delle droghe leggere, ad esempio, ma anche per la calendarizzazione della legge sul “fine vita”. Entro qualche settimana nascerà la componente di Possibile a Montecitorio. Insieme agli ex dem Pippo Civati, Luca Pastorino, Beatrice Brignone e Andrea Maestri dovrebbero convergere, dopo una lunga riflessione, buona parte dei fuoriusciti grillini ora al Misto.

Le polemiche non mancano: perché non è stata possibile fin da subito la nascita di un unico soggetto di sinistra alternativo al Pd di Renzi? I civatiani insistono sulla sfida di Possibile: in questi mesi hanno lavorato per dar vita a una proposta politica “dal basso”. Aperta a tutti, ma da costruire fuori dal Palazzo. La creazione di nuovi gruppi parlamentari con Sel, invece, avrebbe avuto un’altra natura. «Non si può costruire un movimento dall’alto e poi cercare il consenso fuori dal Parlamento», spiegano.

Intanto, già nel fine settimana nasceranno gli altri gruppi parlamentari della sinistra. Gli ultimi tre deputati usciti dal Partito democratico raccontano i motivi del loro addio in una conferenza stampa alla Camera. Ci sono Alfredo D’Attorre, Carlo Galli, Vincenzo Folino. Ad ascoltarli, insieme ai vertici di Sel, si riconoscono i tre colleghi che già ne avevano anticipato il percorso. Stefano Fassina, Monica Gregori, il senatore Corradino Mineo. «È una decisione presa dopo un lungo tormento» spiega D’Attorre. «Non avrei mai pensato di dover lasciare il partito in cui milito fin dalla sua fondazione». Eppure, chiariscono, non c’erano altre possibilità. La svolta verso il Partito della Nazione impressa dal segretario Matteo Renzi è irreversibile. «La mutazione genetica del Pd è purtroppo ormai compiuta e non sarà una parentesi».

Il prossimo 21 novembre è in programma a Napoli l’assemblea congressuale di Possibile. Nel frattempo prosegue l’impegno nelle piazze, dedicato a specifiche battaglie politiche. Quella per la legalizzazione delle droghe leggere, ad esempio, ma anche per la calendarizzazione della legge sul “fine vita”.

Sotto accusa finiscono i provvedimenti della scuola, del Jobs act, la nuova legge elettorale e la riforma costituzionale. Senza dimenticare l’organizzazione interna del nuovo corso renziano. «Il partito – si legge in un documento sottoscritto dai sei – è stato ridotto ad appendice inerte del leader: comitato elettorale e ufficio stampa. Gli organismi dirigenti sono diventati rappresentazioni a uso streaming, riuniti ogni volta che è servito imporre un voto su una decisione già assunta dal segretario-premier». Ecco così la nascita della nuova formazione insieme a Sinistra Ecologia e Libertà. I protagonisti pregano di evitare richiami a una non meglio precisata “cosa rossa”. Troppo alto, e scorretto, il rischio di passare per un movimento settario e velleitario. Un partito di testimonianza «che farebbe esattamente il gioco del Partito della Nazione renziano». L’ambizioso obiettivo, invece, è quello di creare una realtà aperta, larga e accogliente. Che non rinunci alle proprie radici uliviste, intese nella pluralità culturale e nella capacità di misurarsi con le sfide del governo. Un movimento in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di centrosinistra oggi privo di riferimenti.

Nessun richiamo a non meglio precisate “cose rosse”. L’ambizioso obiettivo è quello di creare un movimento aperto, largo e accogliente. Un partito in grado di dare rappresentanza a un vasto elettorato di centrosinistra oggi privo di riferimenti

Le distanze con l’esperienza di Possibile? «La decisione di Civati va rispettata – spiega D’Attorre alla Camera – Ma sono convinto che tra qualche mese i percorsi si uniranno».

Il primo banco di prova saranno le amministrative di primavera. Molto, però, dipenderà dalla volontà di presentare programmi e candidati unitari in tutte le principali città al voto. Sarà più facile a Roma, dove potrebbe essere candidato l’ex viceministro Fassina (anche se qualche ipotesi suggestiva indica come candidato sindaco Ignazio Marino). Meno a Milano e Cagliari, dove Sinistra Ecologia e Libertà potrebbe avere la tentazione di correre insieme al Partito democratico. Per i civatiani l’intesa è possibile solo se confermata ovunque, mentre il documento presentato alla Camera da D’Attorre e gli altri ex Pd non sembra altrettanto categorico. Sul territorio, si sostiene, bisogna «provare a riaprire una prospettiva progressista e di centrosinistra in tutti i luoghi in cui è concretamente possibile» si legge. Altrimenti, si specifica, sarà fatto «in chiara alternativa al Pd nei Comuni in cui il progetto renziano di un riposizionamento verso il centrodestra viene accettato e praticato».

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook