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7 Novembre Nov 2015 1756 07 novembre 2015

«I giovani al Sud non sono il problema, ma la soluzione»

Parla Annibale D'Elia di Bollenti Spiriti, la realtà che ha rivoluzionato le politiche giovanili in Puglia: «Questa era la terra dello zero a zero, ostile al cambiamento. Le idee di migliaia di ragazzi stanno cambiando tutto»

Giovani Italia 2
(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

58,1% di disoccupazione giovanile, una delle dieci regioni europee maglia nera in Europa. Ma anche migliaia idee progettuali di ragazze e ragazzi finanziate, per un investimento complessivo di decine di milioni di euro, che hanno prodotto eccellenze locali. Alcune hanno fatto il giro del mondo, come quella di Blackshape Aircraft, la startup di due trentenni di Monopoli che producono i migliori aerei superleggeri al mondo e li esportano in tutto il globo.

Sembra un gigantesco paradosso, quello che lega i giovani alla Puglia. Terra della malora, da cui scappare il prima possibile, a guardare i numeri. Ma anche terra delle opportunità, cuore di un progetto di politiche giovanili tra i più ammirati e copiati in Italia. Un progetto che, caso più unico che raro, al Sud, non è figlio dell'imitazione di una delle tante best practice importate da altrove, ma il frutto di un progetto originale e autoctono. Un progetto - udite udite! - pubblico e più precisamente della Regione Puglia, che si chiama Bollenti Spiriti.

Sembra un gigantesco paradosso, quello che lega i giovani alla Puglia. Terra della malora, da cui scappare il prima possibile, a guardare i numeri. Ma anche terra delle opportunità, cuore di un progetto di politiche giovanili tra i più ammirati e copiati in Italia. Un progetto che, caso più unico che raro

«L’idea originale e innovativa di Bollenti Spiriti e di tutta l’esperienza delle politiche giovanili in Puglia è stata quella di considerare i giovani non come problema, ma come risorsa, come forza di cambiamento», racconta Annibale D’Elia, dirigente regionale, considerato ora una specie di guru delle politiche giovanili in tutta Italia, unico uomo del Sud e appartenente al settore pubblico invitato a sedersi al tavolo del ministero dello Sviluppo Economico guidato allora da Corrado Passera per disegnare “Restart, Italia” la nascente normativa a sostegno delle start up.

Ex musicista, D'Elia inizia a occuparsi di politiche giovanili a metà degli anni '90, quando «in Puglia era una cosa da marziani». Insieme ad un gruppo di amici fonda una cooperativa che nel 2000 vince un premio come migliore giovane impresa d’Italia. Poi la abbandona per dedicarsi alla ricerca sociale. In particolare, allo studio dei sistemi di rete e della condizione giovanile in Puglia.

«L’idea originale e innovativa di Bollenti Spiriti e di tutta l’esperienza delle politiche giovanili in Puglia è stata quella di considerare i giovani non come problema, ma come risorsa, come forza di cambiamento»

Annibale D’Elia

«Il primo contatto con Bollenti Spiriti è stato tramite l’Università di Bari. Era il primo anno della giunta Vendola e la Regione Puglia ha commissionato una ricerca su risorse e bisogni dei giovani pugliesi. La ricerca si chiamava "Cosa bolle in pentola” ed era il primo studio a livello regionale sull’argomento. Bisogna considerare che prima del 2005 la Regione non si era mai occupata di politiche per i giovani. I risultati di quella ricerca sono stati fondamentali per progettare tutte le iniziative future. Poi, un bel giorno, è uscito un bando regionale per esperti di politiche giovanili e così sono entrato a far parte del team di Bollenti Spiriti».

I giovani sono la soluzione, lei dice. Però quello della condizione giovanile in Puglia è anche un enorme problema…

Certo che c’è un enorme problema. Basta dare un’occhiata ai dati su disoccupazione, tasso di inattività e fuga dei cervelli. Tutti problemi che avevamo rilevato anche allora e che la crisi ha ulteriormente aggravato. L’errore di prospettiva è considerare il problema come qualcosa che riguarda solo le giovani generazioni o solo il Mezzogiorno. Lo aveva spiegato bene Tito Boeri qualche anno fa e lo ribadisce Alessandro Rosina nel suo ultimo libro sui neet. I numeri ci dicono che la crisi è strutturale, attraversa tutta Italia e riguarda il modo in cui nel nostro Paese si produce valore. Far entrare le nuove generazioni in tutti i settori della vita attiva è l’unica soluzione possibile.

Come mai?

Perché, se dobbiamo cambiare tutto, anche in direzioni nuove e inattese, dobbiamo valorizzare questo gigantesco potenziale di trasformazione. Invece lo teniamo fuori dalla porta. Se pensiamo che l’enorme numero di giovani inattivi, disoccupati o in fuga possa essere assorbito dal sistema sociale ed economico così com’è, non ce la faremo mai.

Ad esempio?

Ad esempio, bisogna aprire ogni spazio possibile per consentire ai giovani di entrare. Poco dopo il nostro ingresso in Regione, il governo centrale ha costituito in fondo dedicato alle politiche giovanili. Risorse che sono state distribuite tra tutte le regioni italiane. Con quelle risorse abbiamo lanciato una chiamata rivolta a tutti gli under 33 residenti in Puglia. Così è nato “Principi Attivi”, che è stato il nostro primo banco di prova. Con 10 milioni di euro abbiamo finanziato i primi 400 progetti. È stata una delle prime esperienze in Italia di sostegno diretto alle idee dei giovani. Ora è una prassi abbastanza diffusa, ma nel 2008 siamo stati dei pionieri.

«I numeri ci dicono che la crisi è strutturale, attraversa tutta Italia e riguarda il modo in cui nel nostro Paese si produce valore. Far entrare le nuove generazioni in tutti i settori della vita attiva è l’unica soluzione possibile»

Grazie ai giovani, quindi, avete fatto nascere nuove imprese.

Certo, sono imprese, associazioni, cooperative giovanili ma non è questo il punto. Principi Attivi ha rappresentato un nuovo sguardo sul problema: abbiamo compreso che il tema dell’esclusione dei giovani aveva anche una forte componente culturale. Già la ricerca "Cosa Bolle in Pentola" lo aveva evidenziato in modo chiaro.

In che senso?

Nel senso che i giovani attivi che abbiamo incontrato in un anno e mezzo di ricerca sul campo ci hanno raccontato di un ambiente chiuso e ostile. Nella ricerca lo definimmo “un amore non corrisposto per il territorio”. Facile dire ai giovani “inventatevi un lavoro” e poi voltare le spalle a chi ci prova. «Io vivo nella città dello zero a zero, una città in cui se fai un gol, tutti corrono dall'arbitro per farlo annullare». Ricordate Tomasi di Lampedusa? «non importa se fai bene o male, il peccato che non ti viene perdonato è quello di fare qualcosa»

E quindi?

Quindi abbiamo capito che la nostra missione era molto più difficile del previsto. Dovevamo usare i pochi soldi a disposizione non per finanziare singoli progetti di eccellenza ma per cambiare la mentalità di una intera regione.

«Abbiamo compreso che il tema dell’esclusione dei giovani aveva anche una forte componente culturale. Dovevamo usare i pochi soldi a disposizione non per finanziare singoli progetti di eccellenza ma per cambiare la mentalità di una intera regione»

Come avete fatto?

Semplicità e poca burocrazia, prima di tutto. Regole semplici, niente sbarramenti o requisiti economico finanziari per accedere, né tematiche prioritarie. Il messaggio era molto diverso dal solito. Bollenti Spiriti non vuol dire “finanziamo il tuo progetto” ma “aiutaci a cambiare la nostra regione”. Più che un sostegno alle startup assomiglia ad una iniziativa di open innovation.

Che progetti erano?

Sono arrivati progetti su una incredibile quantità di argomenti. Solo nel 2008 sono arrivate più di 1.500 candidature. Così sono nate le prime startup – anche ancora in Italia non si chiamavano così – ma anche volontariato, cittadinanza attiva, cooperazione sociale, arte, cultura, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni artisticie storici. Un vivaio nel quale sono state anticipate molte tendenze: sharing economy, riscoperta dell’agricoltura, mobilità lenta, tecnologie biomedicali, manifattura digitale eccetera.

E di quel vivaio, quanti fiori sono appassiti, oggi?

Ogni passo è accompagnato da una attività di monitoraggio e valutazione. Tutti i dati confermano una straordinaria capacità di resistenza e adattamento di queste esperienze. Dopo 5 anni dal finanziamento, due su tre proseguono l’attività. Molte hanno forme leggere, ibride, altre hanno scelto da subito la strada dell’impresa vera a propria. Ma la cosa più interessante che osserviamo è che continuano a trasformarsi.

Perché dice che è la più interessante?

Le faccio un esempio: il progetto d'impresa più noto nato dal vivaio di Principi Attivi è Blackshape Aircraft, due ragazzi pugliesi che oggi producono e vendono ultraleggeri in fibra di carbonio in tutto il mondo. Quando li abbiamo conosciuti avevano 27 e 29 anni e la loro idea iniziale era di produrre mobili di design. L’errore, il cambio di direzione, l’evoluzione per aggiustamenti progressivi è l’unica strada possibile, soprattutto se l’obiettivo è innovare. Mentre molti sistemi di sostegno pubblico sono rigidi, il nostro scopo è sempre stato invitare i principi attivi a imparare per prove ed errori.

In occasione dei 10 anni dall’avvio del programma, abbiamo deciso di realizzare la campagna Generazione Bollenti Spiriti (www.generazionebs.it) per raccontare 100 storie attraverso 8 cortometraggi e un libro.

«Io vivo nella città dello zero a zero, una città in cui se fai un gol, tutti corrono dall'arbitro per farlo annullare». Da qui bisogna partire

Questa evoluzione sta cambiando realmente il contesto pugliese. Oppure genera splendide eccezioni in una terra senza futuro?

Il contesto pugliese è certamente cambiato ma non abbastanza. Siamo un piccolo laboratorio di politiche pubbliche che secondo me è riuscito a fare molto con poco. Quel che pochi sanno è che dal 2007 ad oggi Bollenti Spiriti è stato realizzato quasi senza utilizzare fondi europei e con le scarse risorse del fondo nazionale politiche giovanili e con le risorse ancora più esigue del bilancio regionale. Ma i risultati, sia in termini di impatto sulle persone che hanno partecipato e sia come segnale culturale, credo sia stato molto importante. Considerate le forze in campo, tutto questo non è stato sufficiente per cambiare i numeri dell'economia pugliese, se è questo che intende.

Oggi però, nessuno si azzarda a dire che scommettere sui giovani come soggetti attivi sia uno spreco di tempo e di risorse. Anzi, anche in Puglia molte altre istituzioni – università, camere di commercio, associazioni di categoria, centri di ricerca - stanno aprendo programmi e iniziative a supporto delle idee dei giovani pugliesi. Molte esperienze che oggi fanno parlare della Puglia in Italia e nel mondo sono nate con Bollenti Spiriti o hanno tratto ispirazione da questa stagione di politiche pubbliche.

«Dopo l’esperienza di successo di Bollenti Spiriti, nessuno si azzarda a dire che scommettere sui giovani come soggetti attivi sia uno spreco di tempo e di risorse. Anzi, anche in Puglia molte altre istituzioni stanno aprendo programmi a supporto delle idee dei giovani pugliesi»

Qualcuno vi ha imitato, in altre regioni? Avete fatto scuola?

Più che altro, abbiamo anticipato delle tendenze e fornito un esempio a chi ha sempre pensato che non è vero che la pubblica amministrazione dev’essere per forza grigia e in eterno ritardo. Detto questo, la Regione Basilicata ha sviluppato programmi simili sia per il recupero di edifici abbandonati che a sostegno delle giovani idee. Qualcosa del genere è successo anche in Sicilia, anche se poi ne ho perso le tracce. Abbiamo uno scambio intenso con la Regione toscana, con Torino, Bologna, Milano per confrontare soluzioni e risultati. Di recente, una esperienza molto simile a Bollenti Spiriti è nata in Sicilia per iniziativa del Movimento 5 Stelle. Si chiama Boom Polmoni Urbani ed è stata realizzata in collaborazione con Farm Cultural Park.

Dove sta la vostra differenza rispetto a loro?

Siamo parte di una comunità che cerca strade nuove. Si prova, si sbaglia, si migliora. Se c’è un valore di Bollenti Spiriti credo sia nel metodo e non nel modello. Applicarlo così com’è da qualche altra parte sarebbe un errore e penso che anche in Puglia le modalità di intervento vadano continuamente reinventate. Abbiamo immaginato nuove iniziative per i giovani neet, per il riuso degli immobili abbandonati nelle città, per far incontrare domanda e offerta di competenze per l’innovazione.

Quel che cerchiamo di mantenere è un metodo e uno stile di lavoro. Partire da quel che c’è per immaginare quel che non c’è ancora.

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