Expat
7 Novembre Nov 2015 1016 07 novembre 2015

La storia di Matteo: quando l’amore per la danza ti porta lontano

Una passione iniziata dalla prima infanzia e la svolta a New York, dopo un mese di mutismo: la prima parte del suo racconto

Ballerini
Ballerini dello Scottish Ballett (Jeff J Mitchell/Getty Images)

Versione italiana

L’addio alla città natale e l’inizio della carriera

«La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile e imprendibile. Le qualità necessarie sono tante. Non basta soltanto il talento, è necessario affiancare alla grande vocazione, la tenacia, la determinazione, la disciplina, la costanza».

Così Carla Fracci definiva quella che per molti è una passione ma che in pochi riescono a trasformare in professione. Matteo Giulio Tonolo, il giovane protagonista della storia Expat di questo mese è uno di quei pochi.

Alla tenera età di 11 anni inizia il suo percorso all'Accademia Regionale di Danza del Teatro Nuovo di Torino, dove si dedica quasi esclusivamente alla sua formazione come ballerino tralasciando un po' gli studi più tradizionali. All’età di 16 anni, quando era ancora poco più che un apprendista, firma il suo primo contratto a Torino, con la Compagnia del Teatro Nuovo ma un brutto infortunio durante gli allenamenti, all’età di 19 anni, lo costringe a fermarsi per un periodo di recupero che Matteo impegna svolgendo diversi piccoli lavori come cameriere, cassiere in un supermercato e telefonista in un call center, senza perdere mai di vista il suo vero obiettivo: diventare un ballerino professionista. La prima vera occasione verso un’effettiva carriera non tarda ad arrivare.

«La prima volta che ebbi davvero la sensazione di potercela fare e che partii da Torino fu all'età di 17 anni. Vinsi una borsa di studio di tre mesi per un Summer Intensive Course negli Stati Uniti presso il Ajkun Ballet Theater di New York City.

Stavo andando in America, con una borsa di studio, una grossa valigia, i miei diciassette anni e una conoscenza dell'inglese pari a zero che mi avrebbe permesso al massimo di ordinare un Big Mac al McDonalds, però... a gesti. Ricordo che ero nervoso ma stavo inseguendo il mio sogno e non mi importava di ciò che arei dovuto affrontare. L'impatto con il suolo americano non fu dei migliori, persi la coincidenza, mi ci vollero più di 4 ore a Newark e l'aiuto di altri italiani in transito per riuscire ad avere un nuovo volo della United Airlines, in totale feci una ventina di ore di viaggio, dopodiché per la bellezza di un mese non riuscii a parlare con nessuno. È il ricordo indelebile di un momento davvero difficile, non riuscivo a superare la paura di fare errori nell'imparare una nuova lingua e di conseguenza feci un mese di silenzio e di pessime figure diventate leggenda tra i miei amici. Poi un giorno mi feci coraggio e pian piano iniziai a imparare l'inglese, in un brevissimo periodo fui in grado quantomeno di comunicare decentemente e mi divertii come non mai.

Durante la mia permanenza a New York venni notato ed ebbi la possibilità di firmare un contratto stagionale per una compagnia vicino a Boston, ma la stagione purtroppo si interruppe a causa di un infortunio. Fu davvero un brutto momento in cui vidi allontanarsi il raggiungimento del mio sogno professionale.

La Danza è tutta la mia vita. Sembra banale ma è così. È stato il mio sogno fin dall'età di undici anni, un grande amore e una grande passione sbocciata per caso quando nella mia scuola elementare partecipai a un corso della durata di un anno, un esperimento che aveva come scopo la ricerca di qualche nuovo talento e la diffusione della danza e del teatro tra i bambini. All'epoca era poco più che un gioco, ma mi permise di vincere una borsa di studio per l'accademia del Teatro Nuovo e, nonostante la mia titubanza iniziale, mi rapì totalmente tanto da far diventare quel gioco un sogno e quel sogno la mia professione.

Se si escludono le classiche fantasie infantili, il calciatore, l’astronauta, l’archeologo, non mi sono mai considerato altro che un ballerino. Da quando iniziai a ballare e da quando raggiunsi un'età in cui si comincia davvero a pensare seriamente al proprio futuro, ho sempre e solo voluto fare il ballerino. La scuola poi non era esattamente il mio forte e non ho mai nutrito una grande passione per lo studio e per i libri, per me è sempre e solo importata la Sala, la Musica, i Passi e tutto ciò che mi permetteva di estraniarmi dal mondo e vivere la magia del Teatro. Quindi, dopo due anni di terapia dall’infortunio di Boston e finalmente a recupero ultimato, ripresi a ballare, inizialmente con qualche piccolo contratto a breve scadenza in Italia e poi a Tartu in Estonia dove risiedo tuttora e dove vivo da quasi quattro anni» .

(A sabato prossimo con la seconda parte di questa storia Expat)

Versione inglese

Clicca qui per ascoltare il brano

Il video della storia di Matteo:

The farewell to the birthplace and early career

«Dance is a mysterious career, representing an unpredictable and elusive world. The qualities required are many. Not only just the talent, it is necessary to combine the great vocation, tenacity, determination, discipline and perseverance.»

This is how Carla Fracci defined what for many is a passion but that only few can turn into a profession. Matteo Giulio Tonolo, the young protagonist of this month's Expat story is one of those few.

At the young age of 11 he began his career at the Regional Academy of Dance at Teatro Nuovo in Turin, where he devoted himself almost exclusively to his training as a dancer leaving out more traditional studies. At 16, when he was still little more than an apprentice, he signed his first contract in Turin, with the Company of Teatro Nuovo but a bad injury during training, at the age of 19, forced him to stop for a recovery period during which Matteo did various minor jobs as a waiter, a cashier in a supermarket and a telephone operator in a call center, never losing sight of his real goal - becoming a professional dancer. The first real chance to start a real career doesn't take too long to arrive.

«The first time I really felt I could make it and that's when I left Turin as well was at the age of 17. I won a three months' scholarship for a Summer Intensive Course in the United States at the AJKUN Ballet Theater in New York City.

I was going to America, with a scholarship, a large suitcase, my seventeen years and zero knowledge of English which would allow me to order a Big Mac at McDonalds, but ... with gestures. I remember being nervous but I was chasing my dream and I didn't care what I'd have to face. The impact with the American soil wasn't good - I missed my coincidence, so it took me more than 4 hours at Newark and the help of other Italians in transit to be able to get on a new United Airlines flight - I've been travelling for over 20 hours, and once I arrived I spent the first month not talking to anyone. This is the everlasting memory of a really hard time, I couldn't get over the fear of making mistakes in learning a new language and as a result I got a month of silence and embarassing moments that have become legends among my friends. Then one day I took courage and slowly began to learn English - in a very short time I learned how to communicate at least decently and had so much fun, like never before.

During my stay in New York I was noticed and I had the opportunity to sign a seasonal contract with a company near Boston, but unfortunately the season stopped because of an injury. It felt really bad when I saw the achievement of my professional dream walk away from me.

Dance is my life. It sounds corny but it's true. It's been my dream since I was eleven, a great love and a great passion blossomed by accident when during primary school I attended a course lasting a year, an experiment which aimed at searching new talents and disseminating dance and theater among children. At the time it was a little bit more than a game, but it allowed me to win a scholarship to the academy of the Teatro Nuovo and, despite my initial hesitation, I was so totally enraptured it turned that game into a dream and that dream into my profession.

Leaving out all the classic childhood fantasies, starting from becoming a football player, rather than an astronaut or an archaeologist, I never considered anything but being a dancer. Ever since I began to dance and when I reached the age when you seriously start thinking about your future, all I ever wanted to be was a dancer. School wasn't exactly my cup of tea and I never had a passion for studying or books - all I cared about was the room, the music, the steps and all that allowed me to leave the world behind and experience the magic of theater. So, after two years of therapy from the Boston injury and finally at the end of recovery, I resumed dancing, initially with some minor short-term contract in Italy and then in Tartu, Estonia where I live now and where I've been living for almost the last four years.»

(Till next Saturday with the third part of this Expat story)

Clicca qui per leggere le pillole d'inglese e per fare gli esercizi relativi alle regole di grammatica contenute in questo brano.

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