10 Novembre Nov 2015 1650 10 novembre 2015

Dalla Silicon Valley a Broadway, la lunga strada di un ingegnere creativo (e italiano)

Dopo Bing e il mondo dell’hi tech, arriva l’esordio in quello dei musical, con una produzione sui rifugiati giapponesi in America. Perché non c’è limite alla creatività

Broadway
Michael Loccisano / Getty Images Entertainment

La curiosità diventa amicizia ma solo per caso il giorno dopo i quattro si ritrovano di nuovo seduti vicini in un altro teatro. Quando il volto celebre viene rigato dalle lacrime. L’ingegnere si incuriosisce e chiede il perché di quella commozione.

L’attore risponde che il dramma sul palco gli ricorda quello vissuto dalla sua famiglia, immigrati di origine giapponese che all’indomani di Pearl Harbour si trovarono trattati da nemici in quella che consideravano la loro nuova patria, internati in campi di concentramento. L’emozione si trasforma in ispirazione. L’idea di rievocare quella pagina dolorosa per un’intera comunità su un altro palcoscenico. In un musical. Storia di ieri con temi di straordinaria attualità: identità, immigrazione, determinazione.

Dopo una lunga gestazione, un esordio a San Diego e un mese di preview col pubblico di New York, “Allegiance” (Fedeltà) fa il suo esordio ufficiale a Broadway martedì 10 novembre. L’interprete principale, George Takei, classe 1937 nel frattempo è diventato una star del web, protagonista di un’attenta campagna di promozione sui social media.

Produttore e coautore del musical Lorenzo Thione, comasco di nascita, milanese d’adozione, che dopo aver conquistato la ribalta nel mondo hi tech per aver gettato nel 2008 le basi del motore di ricerca di Microsoft, operazione da 100 milioni di dollari, completa ora uno straordinario percorso professionale: dal software al musical, da Bing a Broadway.

Fra i protagonisti di questo progetto e del libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura a Silicon Valley” (EGEA), Lorenzo ha concesso questa intervista in esclusiva, alla vigilia dell’esordio a Broadway.

In questo musical c’è qualcosa della tua esperienza personale?
La mia esperienza ha avuto un impatto enorme su questo lavoro con due autori, uno italiano l’altro americano di origine cinese… Io sono arrivato come studente, ho avuto una determinazione molto mirata nel voler restare. E a dire la verità non ti fanno la vita facile: arrivi col visto da studente, devi trovare il modo di fermarti con visto di lavoro… nel mio percorso ci sono voluti quasi otto anni e mezzo. Nel frattempo, avevo costruito una vera vita, una famiglia, amici, un’esperienza di precarietà, ti sembra che da un momento all’altro possa succedere qualcosa per cui tutto quello che hai costruito, per cui hai lavorato possa svanire, l’ho sempre percepita come una spada di Damocle, qualcosa che non era sotto il mio controllo…

E come si integra la tu storia con una vicenda della seconda guerra mondiale?
L’esperienza di queste famiglie, i loro padri o i loro nonni venuti qui per realizzare un futuro migliore per sé e i propri figli e il vedersi sottrarre da un momento all’altro tutto quel che avevano costruito, in maniera del tutto fuori dal loro controllo, a causa di questa precarietà determinata da un senso di percezione dei cittadini di origine giapponese come stranieri… in questa esperienza, anche senza questi aspetti drammatici, io mi riconoscevo: la sensazione che malgrado ti impegni a integrarti, a identificarti anche in una cultura, nelle norme sociali, c’è sempre una voce di sottofondo che dice: ma sei effettivamente completamente riconosciuto come parte della società? E’ una sensazione latente che ha avuto un ruolo nello scegliere questa storia.

Qual è stata la cosa più difficile, per arrivare a Broadway?
Ottenere un teatro qui a Broadway, uno dei palcoscenici che sono limitati e hanno un’enorme richiesta. E’ difficilissimo, c’è voluta una grande pazienza e quasi tre anni, ci sono voluti tempo e dedizione. Si tratta di un settore molto diffidente, di cui devi ottenere fiducia e stima per poter meritare questa opportunità. La vera prova sarà vedere se lo spettacolo piacerà o no. I prossimi mesi saranno cruciali per noi per capire se questo è un lavoro che piace al pubblico.

E come si affronta questa sfida?
Devi avere un team estremamente differenziato, avere persone esperte di ambiti dei quali sai pochissimo, dunque la vera abilità è quella di mettere insieme la squadra giusta che può essere vincente. Esordiamo dopo un mese di preview, con lo spettacolo che cambia ogni giorno, solo alla fine la vera apertura ufficiale. Il che significa ogni giorno, dopo lo spettacolo, ripensarlo di notte, alla mattina effettuare i cambiamenti, al pomeriggio le prove, tutto in base alle reazioni del pubblico, d’istinto. Ci scambiamo le impressioni sulle reazioni della platea attraverso l’evoluzione dello spettacolo, magari decidiamo un cambiamento di scena che richiede una settimana per essere realizzato.

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