Il commento
12 Novembre Nov 2015 0815 12 novembre 2015

Ma lo scandalo dà una mano a Bergoglio

Le inchieste mettono in difficoltà vescovi ed esponenti invisi al Papa, ma al tempo stesso mostrano le ricchezze della Chiesa, che in realtà ha bisogno di cassa. E perde colpi di fronte alle associazioni umanitarie. Senza uno spin doctor, ne perderà ancora

Pope
Vincenzo Pinto / Afp / Getty Images

C’è un gioco di specchi e di film già visti nello scandalo che ha travolto i vertici della Chiesa cattolica negli ultimi giorni ma, curiosamente, nessuno ne parla.

La prima verità censurata è che questo “scandalo”, legato ai presunti privilegi di alcuni cardinali e alla diffusione di notizie riservate da parte di persone nelle commissioni della Santa Sede che hanno un ruolo chiave nel processo di riforma messo in moto da Papa Francesco come Francesca Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, danneggi il pontefice, la sua azione pastorale e il suo pontificato. È piuttosto vero il contrario.

Curiosamente, a essere colpiti dalle fughe di notizie – orchestrate da persone individuate proprio dall’attuale pontefice per entrare a far parte della commissione che avrebbe dovuto occuparsi di conti, sprechi, ruberie e trasparenza – sono alti prelati che non hanno mai nascosto un modo diverso di intendere Santa Romana Chiesa rispetto a Bergoglio, dal cardinal Bertone al cardinal Pell. Su questo è stato fin troppo esplicito Giuliano Ferrara sul Foglio nei giorni scorsi dicendo che se complotto vi sia – ma tende a escluderlo – è ad opera dei ‘bergogliani’.

Un’ipotesi che incrocia la seconda verità censurata della fortissima campagna mediatica sui giri di soldi degli oboli, ovvero di quella che poi sarebbe una virtù teologale, la carità. I libri – senz’altro documentati – di Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi mostrano una chiesa che – con la scusa di raccogliere fondi per i poveri – vive nella ricchezza.

Possibile che la Sala stampa vaticana si sia lasciata sfuggire un’informazione così delicata, ovvero la pubblicazione di non uno ma ben due libri di denuncia sul Vaticano?

La Chiesa cattolica è estranea ad accuse come questa? Possiamo senz’altro affermare di no e possiamo ricordare che da un santo che non a caso si chiamava Francesco a predicatori scismatici come Martin Lutero il Soglio di Pietro ha più volte dovuto sostenere critiche se non di portata mondiale almeno di rilievo nazionale e internazionale.

Tra l’altro, Gianluigi Nuzzi – giornalista aggressivo e tenace – non è nuovo a iniziative come questa. Tra i libri recentemente pubblicati, infatti, figurano alcuni titoli fortemente emblematici: «Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI», «Processo al maggiordomo», «Vaticano Spa» e il nuovo «Via Crucis». L’operazione editoriale è stata tradotta nelle lingue più diffuse e distribuita nei più importanti Paesi del mondo. Insomma, per ritornare al passato, figurarsi cosa sarebbe accaduto se Martin Lutero avesse potuto orchestrare con altrettanta forza la diffusione della sua «Discussione sulla dichiarazione del potere delle indulgenze».

Incrociando le rivelazioni di Fittipaldi e Nuzzi con le repliche degli interessati e con un po’ di conoscenza del mondo, la proporzione degli “scandali” si ridimensiona parecchio

La domanda da porsi a questo punto, però, è: possibile che la Sala stampa vaticana si sia lasciata sfuggire un’informazione così delicata, ovvero la pubblicazione di non uno ma ben due libri di denuncia sul Vaticano?

E ancora: nonostante i precedenti, numerosi, possibile che da Padre Lombardi in giù nessuno abbia previsto un’efficace, repentina, poliglotta risposta alla diffusione di certe notizie?

Perché, tra l’altro, incrociando le rivelazioni di Fittipaldi e Nuzzi con le repliche degli interessati e con un po’ di conoscenza del mondo, la proporzione degli “scandali” si ridimensiona parecchio. Ovviamente, però, puntualizzazioni e repliche non dovevano essere affidate ai singoli interessati, da Bertone a Pell a molti altri.

Basta leggere Nuzzi: «Qui sfiora i 500 metri quadrati la dimora del canadese Marc Ouellet, classe 1944, prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina. Il cardinale Sergio Sebastiani, ottantaquattro anni, membro tra l’altro della Congregazione per i vescovi e di quella per le cause dei santi, vive in 424 metri quadrati. Va ricordato che tutti i porporati al di sopra degli ottant’anni conservano un ruolo soprattutto simbolico e non hanno più diritto al voto in conclave per superati limiti di età».

E ancora: «Lo statunitense Raymond Leo Burke, classe 1948, patrono del sovrano militare ordine di Malta, è a suo agio in 417 metri quadrati, così come il polacco Zenon Grocholewski, classe 1939, dal marzo scorso prefetto emerito della Congregazione per l’educazione cattolica. A lui una residenza di 405 metri quadrati. A pochi passi, sempre nel quartiere romano di Borgo Pio, una residenza principesca di 524 metri quadrati è abitata dal cardinale americano William Joseph Levada, nato a Long Beach, classe 1936, fedelissimo di Ratzinger, che nel 2005 lo ha voluto suo successore come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel 2006 Levada è stato chiamato a testimoniare, a San Francisco, sugli abusi sessuali commessi su minori da alcuni preti dell’arcidiocesi di Portland, dove è stato arcivescovo dal 1986 al 1995. Era l’autorità responsabile dei preti poi risultati colpevoli di abusi. In tutto questo scenario, la stanza 201 di papa Francesco a Santa Marta è quasi una capanna, non arrivando a 50 metri quadrati».

È assai avventato ritenere che questa campagna di stampa non danneggi nei prossimi mesi le diverse forme di raccolta di beneficienza della Chiesa.

Delle due l’una. O si ritiene che lo scandalo colpisca la Chiesa cattolica, e allora è la Sala stampa vaticana a dover intervenire a supporto degli interessati, oppure la denuncia mette nel mirino alcune persone che in tal modo usciranno screditate e dunque indebolite. E tutto ciò non può che essere messo in relazione con la nomina dei nuovi arcivescovi di Palermo e Bologna e con lo scontro che si è consumato al Sinodo sulla famiglia.

C’è però un aspetto che va tenuto in considerazione. Le finanze del Vaticano e della Chiesa cattolica sono da tempo in difficoltà e in Italia si fa sempre più forte la richiesta di misure correttive o più stringenti a proposito dell’otto per mille e dell’Imu per le strutture religiose.

È assai avventato ritenere che questa campagna di stampa non danneggi nei prossimi mesi le diverse forme di raccolta di beneficienza della Chiesa.

Il Santo Padre – assistito dallo Spirito Santo – ha bisogno di uno spin doctor. E presto. L’efficacia di campagne come «Chiedilo a loro», nelle quali sacerdoti e suore sono pressoché spariti dagli spot televisivi, trasmettono l’idea di una Chiesa disorientata. Lo avevano già spiegato prima Benedetto XVI e poi Papa Francesco con parole diverse qual è il rischio.

Citiamo Bergoglio: «La missione evangelizzatrice è la massima sfida per la Chiesa (…). L’annuncio del Vangelo è la prima e costante preoccupazione della Chiesa, è il suo impegno essenziale, la sua sfida maggiore e la fonte del suo rinnovamento. Infatti, dalla missione evangelizzatrice, dalla sua intensità ed efficacia deriva anche il vero rinnovamento della Chiesa, delle sue strutture e della sua attività pastorale. Senza l’inquietudine e l’ansia della evangelizzazione, non è possibile sviluppare una pastorale credibile ed efficace, che unisca annuncio e promozione umana». Il tutto per concludere che «la Chiesa non può essere una Ong».

Ecco il punto. ActionAid o Medici senza frontiere hanno più appeal, sono insomma più trendy dei missionari cristiani che per evangelizzare e portare aiuti, medicine, cibo, sollievo a popoli oppressi si fanno ammazzare in giro per il mondo.

Se è la Chiesa stessa a metterli sullo stesso piano, le offerte non potranno che affievolirsi. E se in un mondo secolarizzato si afferma l’idea che la beneficienza di parroci, frati e suore si traduce nel vecchio adagio «uno a me, uno a te e uno all’India», per la Chiesa cattolica si annunciano tempi ancora più cupi di questi.

* spin doctor, esperto in litigation pr

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