13 Novembre Nov 2015 1520 13 novembre 2015

«I vaccini sono in calo. Ma ogni giorno muoiono 400 persone per il morbillo»

In commissione Affari Sociali un approfondimento sul tema. Anche nel nostro Paese si registra un calo della copertura. «In Italia si verificano migliaia di casi di pertosse, che nel 20 per cento conducono ad una ospedalizzazione e nel 2 per 1000 al decesso».

Sean Gallup/Getty Images
Sean Gallup/Getty Images

Ogni anno un milione e mezzo di bambini muoiono in tutto il mondo per malattie che potrebbero essere evitate grazie a vaccini già esistenti. A lanciare l’allarme è il professor Leonardo Palombi, direttore del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università di Tor Vergata, che lunedì scorso è stato ascoltato dalla commissione Affari Sociali di Montecitorio. Citando un recente rapporto dell’organizzazione mondiale della Sanità, il professor Palombi ha spiegato che in tutto il pianeta almeno un minore su cinque non riceve ancora le vaccinazioni di routine. Un problema che riguarda i Paesi in via di sviluppo, ovviamente. Ma non solo.

Da qualche tempo, infatti, anche nei nostri paesi si sta diffondendo una forma di “vaccine hesitancy”. «Una crescente resistenza degli adulti - si legge nel documento consegnato alla Camera - che si oppone all’uso di tali presidi per una serie di motivi, comportamenti, diffidenze e atteggiamenti». È un fenomeno che riguarda anche l’Italia. E i risultati sono evidenti. Lo scorso settembre il ministero della Salute ha pubblicato i dati delle coperture vaccinali pediatriche all’età di 24 mesi, suddivisi per singola malattia prevenibile. Si è scoperto così che le coperture vaccinali sono in evidente calo. Comparando i dati del 2013 e 2014, si nota «un trend in continua flessione».

Palombi lancia l’allarme. «Fatto ancora più grave - si legge nella sua relazione - per i vaccini contenuti nel vaccino esavalente (polio, difterite, tetano, pertosse, Epatite B ed Emofilo influenzae) nel 2014 c’è stato un calo medio percentuale di circa un punto». E così se nel 2013 quasi tutti i vaccini avevano superato una copertura del 95 per cento, l’anno successivo nessun vaccino ha raggiunto l’obiettivo. La maggior parte si ferma al 94,66 per cento di copertura. Non è un dettaglio. «Sebbene tali valori appaiono alti - si legge - non sono sufficienti a garantire quella che in gergo viene chiamata “immunità di gregge”». È una questione matematica. Stando a specifiche valutazioni scientifiche, una popolazione può essere ritenuta protetta da una malattia, solo se immunizzata al 95 per cento. Oltre questa percentuale «non c’è spazio per il microrganismo di innescare un evento epidemico». Al contrario «quando la quota dei non vaccinati sale oltre quel livello critico del 5 per cento, i casi di malattia si moltiplicano».

«La spesa per i vaccini in Italia nel 2013 è stata solo di 322 milioni di euro e il costo per vaccini per tutta la popolazione residente in Italia, in termini pro capite, sarebbe di soli 5,4 euro. Un valore decisamente ridotto se si considera che la spesa pro capite per i farmaci è pari a 187,7 euro»

Ma perché tanti dubbi? In Italia il dibattito è acceso. C’è chi teme l’indebolimento del sistema immunitario nei bambini più piccoli, chi denuncia la correlazione dei vaccini con altre malattie. Il professor Palombi chiama in causa la speculazione di «moltissimi che sfortunatamente discettano della materia su Internet diffondendo allarmismi e insicurezza». Da questo punto di vista una maggior comunicazione sulla prevenzione vaccinale è sempre più necessaria. La risoluzione a prima firma Vittoria D’Incecco, in esame presso la commissione Affari Sociali, cita i dati del rapporto Censis “La cultura della vaccinazione in Italia”. Ebbene, rispetto al campione di famiglie intervistato, meno del 6 per cento è risultato essere a conoscenza di quali siano le vaccinazioni obbligatorie. E qui si apre un’altra questione, quella relativa ai canali di accesso alle informazioni. «Il 42,8 per cento del campione - si legge - ha cercato informazioni su internet al momento di decidere se vaccinare o meno i propri figli e, sulla base di quanto reperito in rete, il 7,8 per cento ha deciso di non procedere alla profilassi».

La risoluzione D’Incecco offre diversi spunti interessanti sul tema. È interessante il riferimento all’ultimo rapporto Osmed sull’uso dei farmaci nel nostro Paese. Stando al documento, «la spesa per i vaccini in Italia nel 2013 è stata solo di 322 milioni di euro e il costo per vaccini per tutta la popolazione residente in Italia dai neonati agli anziani, in termini pro capite, sarebbe di soli 5,4 euro. Un valore decisamente ridotto se si considera che la spesa pro capite per i farmaci in Italia è pari a 187,7 euro». La risoluzione prende in esame, poi, il vaccino contro l’influenza stagionale negli over 65. Anche qui dal 2009 a oggi in Italia si è ridotta la copertura vaccinale. E questo nonostante sia stato dimostrato che «il raggiungimento di un tasso di copertura del 75 per cento potrebbe salvare 35mila vite umane». Ma anche, più egoisticamente, evitare costi indiretti per 112 milioni di euro.

«A causa delle mancate vaccinazioni ancora oggi nel mondo si verificano circa 20 milioni di casi di morbillo, cui si associano ben 145mila decessi per anno. Equivalenti a 400 per giorno e 17 per ora»

Nel suo intervento a Montecitorio, il professor Palombi cita il caso del morbillo. «Vale la pena ricordare - si legge - che a causa delle mancate vaccinazioni ancora oggi nel mondo si verificano circa 20 milioni di casi di morbillo, cui si associano ben 145mila decessi per anno. Equivalenti a 400 per giorno e 17 per ora». Eppure l’efficacia della vaccinazione è altissima, si legge. «Una dose riduce la probabilità di infezione del 93 per cento ed una seconda dose del 97 per cento». E non c’è solo il morbillo. «Si pensi che ancora oggi in Italia si verificano migliaia di casi di pertosse, che nel 20 per cento conducono ad una ospedalizzazione e nel 2 per 1000 al decesso». E per quanto riguarda i possibili rischi delle vaccinazioni? Palombi non ha dubbi. «Con tutta evidenza - si legge nella sua relazione - i benefici delle vaccinazioni surclassano i possibili danni». Ancora una volta i numeri aiutano a farsi un’idea. «I rischi connessi ai vaccini sono così bassi che risultano assai più pericolose molte altre attività: ad esempio, la probabilità di morire per incidente stradale nel 2011 negli Stati Uniti è stata pari a 1 su 1640, mentre quella di contrarre una encefalite per una infezione da rosolia è pari a 1 su 300. Per contro, il vaccino contro la rosolia potrebbe esitare in encefalite in un caso su 1 milione».

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