Dossier
Terrore a Parigi
16 Novembre Nov 2015 1818 16 novembre 2015

Sarà l’Isis a far nascere l’Europa?

Il discorso di Hollande tocca un punto cruciale: che è stata colpita l’Europa, non la Francia. E che quando si parla di confini non si parla di quelli nazionali. Forse la tragedia di Parigi può essere la svolta per il Vecchio Continente

Hollande
Thierry Chesnot/Getty Images

Un accordo tra le compagnie aeree per un registro unico dei nomi dei passeggeri, un rapido miglioramento di «controlli sistematici e coordinati» sulle frontiere esterne dell’Europa, un allentamento dei vincoli di bilancio, perché «in queste circostanze ritengo che il patto di sicurezza ha la meglio sul patto di stabilità» e la tenuta di Schengen, perché «sarebbe la fine dell’Europa».

Questo quel che ha chiesto il presidente francese François Hollande nel discorso alle camere riunite nel palazzo del congresso di Versailles. Un discorso molto duro e risoluto, che riporta sulla scena un leader e un Paese per troppo tempo relegati a un ruolo di comprimario - o di prossimo grande malato - sulla scena del Vecchio Continente.

Una grande assenza, quella della Francia - conseguenza e, in parte, causa dello strapotere tedesco - che aveva rotto lo storico "patto carolingio” su cui si reggeva l'equilibrio continentale, rallentando il processo di costruzione dell'Europa politica, dando alla Germania uno spazio enorme per far valere il suo potere e il suo disegno strategico.

Il discorso di Hollande lancia un messaggio tanto chiaro, quanto per nulla scontato. Che non sono i confini nazionali da proteggere, bensì quelli europei. Che non va messa in discussione l'area Schengen, ma il colabrodo che la circonda. Che se vogliamo costruire gli Stati Uniti d'Europa è da lì che dobbiamo partire, non dai vincoli di bilancio

Il discorso di Hollande ha il grande pregio di trasformare la tragedia in opportunità. Soprattutto perché, nella sua chiamata alle armi, prende di petto la questione delle frontiere - già oggetto di discussione durante la crisi dei profughi di quest’estate - lanciando un messaggio tanto chiaro, quanto per nulla scontato. Che non sono i confini nazionali da proteggere, bensì quelli europei. Che non va messa in discussione l'area Schengen, ma il colabrodo che la circonda. Che se vogliamo costruire gli Stati Uniti d'Europa è da lì che dobbiamo partire, non dai vincoli di bilancio. Che nonostante tutti Vive la France e tutte le marsigliesi, «questo è un attacco all'Europa» e «l’Europa deve rispondere unita».

La Storia procede a strappi, ormai dovremmo saperlo. Così come la tragedia della seconda guerra mondiale ha dato corpo al sogno di Altiero Spinelli e del suo manifesto di Ventotene, allo stesso modo la strage del 13 novembre potrebbe ridare fiato a un sogno mai stato tanto impopolare come in questi ultimi anni. Se l’Europa riuscisse a garantire la sicurezza dei suoi cittadini meglio di come ci sono riusciti gli Stati nazionali, potrebbe essere davvero la svolta per il nostro vecchio e stanco Continente. Con buona pace dei nostri anti-europeisti dalle dita veloci.

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