20 Novembre Nov 2015 1845 20 novembre 2015

La continuità Pisapia-Sala? "Dura minga", non può durare

Nessun milanese dotato di buon senso può sostenere che candidare Sala vuol dire dare continuità alla giunta Pisapia, a meno che non si intenda per continuità l’impegno a pulire le strade e far funzionare i trasporti

Pisapia
(Vittorio Zunino Celotto/Getty)

Ogni qualche anno incontro una vecchia compagna del liceo che mi saluta al grido di ”non sei per nulla cambiato”; ora poiché non mi ricordo come un sedicenne obeso, calvo e rugoso mi domando sempre perché mi prenda per i fondelli e tendo ad adontarmi, senonché poi mi do la spiegazione: “mente perché vuole rassicurare se stessa” e subentra in me un moto di autentica solidarietà e comprensione.

Stesso moto che mi prende quando sento i politici del centro sinistra parlare della continuità tra Pisapia e Sala. Nessun milanese dotato di buon senso può sostenere che candidare Sala vuol dire dare continuità alla giunta Pisapia, a meno che non si intenda per continuità l’impegno a pulire le strade e far funzionare i trasporti, ovvietà comuni a tutti i candidati dai tempi di Decimo Giunio Bruto; ma se per continuità si intende anche un pathos, un’illusione, un clima, una visione allora questi politici mentono a noi e a se stessi.

Al contrario questa candidatura è la chiusura di una parentesi e il ritorno dei tecnici centristi, come in fondo era Albertini, al governo della città. Indipendentemente dalle sigle politiche che sosterranno il prossimo candidato e da quelle che parteciperanno alle primarie anche questa volta come nel 2011 il candidato è il mezzo e il messaggio e Sala (malgré soi?) impersona il riallineamento di Milano al quadro nazionale.

Sarebbero bastati l’ex sindaco Albertini (da tempo governativo, prima come antagonista di Maroni poi come capolista per Monti e infine come capolista alle europee per Alfano) che con una certa dignità passa attraverso Passera per apprezzare Sala (i due turni servono anche a questo) e l’ex ministro Lupi entrambi rappresentanti di quell’Area Popolare, renziana di complemento, che tanto lontana è dalla rivoluzione arancione del 2011 a dare il segno del cambiamento, ma con la zampata del vecchio professionista e la cattiveria vendicativa del trombato è toccato a Formigoni gridare il re è nudo e dichiararsi potenzialmente a favore di Sala.


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