24 Novembre Nov 2015 1206 24 novembre 2015

Geopolitica a Cinque Stelle

Cosa pensa il Movimento di Beppe Grillo, in testa nei sondaggi elettorali, dell’Isis e della guerra al terrore? Un blob delle loro dichiarazioni sul tema

Alessandro Di Battista
Giorgio Cosulich/Getty Images

Chiudete gli occhi, toccate quel che volete e immaginatevi due cose: un attentato dell'Isis in Italia. E uno del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Chigi. Come reagirebbe? Non ci è dato saperlo, ma un’idea, spulciando tra le dichiarazioni di leader ed esponenti del Movimento, qualche idea ce la si può fare. Non fidarsi mai, innanzitutto. Che quando c'è di mezzo il Medio Oriente, c'è di mezzo Israele, o meglio ancora il Mossad. Tutto quel che in Europa sappiamo sul Medio Oriente, infatti «è filtrato da un agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c'è un agente del Mossad». Così parlò Beppe Grillo, nel 2012.

Calma e gesso, quindi. E dubitare sempre: «Non sappiamo se sia una vera guerra civile o agenti infiltrati nel Paese», disse ancora il leader del Movimento a proposito della Siria, nella medesima intervista del 2012. Probabilmente, però, sarebbe corretto da Alessandro Di Battista, che sul tema ha le idee molto più chiare: «L'avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell'Isis - ha scritto in un post del 2014 sul “sacro blog” - è soltanto l'ultimo atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne elettorali». Capito tutto? Tranquilli, se cercate la sintesi c'è sempre Gianroberto Casaleggio: «L'Isis? Un’entità astratta», ha dichiarato dopo gli attentati di Parigi.

«Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con cui nemmeno intavolare una discussione», riflette ancora Di Battista. Magari, come ha proposto il parlamentare-cittadino Manlio Di Stefano, «ci vorrebbe un intervento diplomatico forte. O anche intervenire con corpi non armati»

E insomma, niente multinazionali, governi occidentali, agenti infiltrati e Mossad. Ci sarebbe da combattere questa entità astratta. «Come?», vi starete chiedendo. Innanzitutto «mettendo in discussione la leadership degli Usa in Medio Oriente» (Di Battista), cosa che l'Italia ha numeri e titoli per poter fare, com'è noto. E poi con il dialogo, che il terrorista se lo merita: non è mica un politico, o un’evasore fiscale, o un parlamentare del Partito Democratico: «Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con cui nemmeno intavolare una discussione», riflette ancora Di Battista. Magari, come ha proposto il parlamentare-cittadino Manlio Di Stefano, «ci vorrebbe un intervento diplomatico forte. O anche intervenire con corpi non armati».

Caschi blu a Raqqa e il problema è risolto? Insomma, a dire il vero non ci credono troppo nemmeno loro. Serve altro: «Più spesa per l'intelligence, no agli affari con paesi collusi come l'Arabia Saudita, no alla possibilità per l'Isis di continuare a vendere petrolio», elenca Casaleggio in una recente intervista a La Stampa. E più soldi per sicurezza e difesa, quelli che «il Governo ha tagliato», come hanno tuonato i Cinque Stelle nei giorni seguenti agli attentati parigini. Alt un attimo, però. Non erano i Cinque Stelle che volevano tagliare la spesa per la difesa - 3,5 miliardi all'anno per i programmi pluriennali d'investimento per la difesa nazionale - per finanziare il reddito di cittadinanza? A quanto pare, stando al disegno di legge S.1148 (art. 20), sì. Ma in fondo cos’è la memoria, se non un’entità astratta pure quella?

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