Dossier
Come si batte l’Isis
25 Novembre Nov 2015 1123 25 novembre 2015

Matteo nel Paese delle meraviglie

La risposta al terrore? Mance ai poliziotti e ai giovani. E silenzio su Europa, intelligence, frontiere. Tutto qui quello che l'Italia ha da offrire per la salvezza dell’Occidente?

Renzi Terrore

Davvero, provateci voi a parlare male di Matteo Renzi. Di uno che dopo una serie di attentati terrificanti a Parigi e in un contesto geopolitico che definire complicato è quantomeno ingeneroso ti tira fuori un piano che si intitola “Un miliardo per la sicurezza, un miliardo per la cultura”. Che ti dice che «ogni centesimo speso in sicurezza non sarà un costo ma un investimento se ci ricordiamo cosa stiamo difendendo: la nostra identità», che al terrorismo risponde anche attraverso misure per cui «i 550mila italiani che compiono diciotto anni potranno usufruire di una carta, un bonus di 500 euro per poter partecipare a iniziative culturali, come i professori».

Eppure, nell’iniziativa di Renzi c'è qualcosa di profondamente sbagliato. Potremmo chiamarla sottovalutazione del problema, ma forse è più corretto parlare di un disallineamento totale rispetto al mutato scenario storico e geopolitico. Lo storytelling renziano, i suoi toni, la sua retorica, i suoi modi di dire - dal “taggare i terroristi” agli “80 euro” alle forze dell'ordine - il suo voler parlare incessantemente di quanto è bella, forte, viva l'Italia - già normalmente sul baratro della stucchevolezza - diventano urticanti quando c'è in gioco la sopravvivenza dell'Occidente e l'ordine geopolitico mondiale.

Nel suo discorso, Renzi elude ogni questione chiave: il rapporto tra noi e l'Islam, la crisi turco-russa, la necessità di una risposta europea al problema delle frontiere, dell'intelligence, dell'armonizzazione delle normative anti-terrorismo e delle iniziative di de-radicalizzazione

Nel suo discorso, Renzi elude ogni questione chiave - il rapporto tra noi e l'Islam, la crisi turco-russa, la necessità di una risposta europea al problema delle frontiere, dell'intelligence, dell'armonizzazione delle normative anti-terrorismo e delle iniziative di de-radicalizzazione - provando a infilare tutto quanto nella scatola della “sua” narrazione da Paese delle meraviglie, fatta di pensieri positivi, mance - solo per la riqualificazione delle periferie milanesi ci vorrebbero i soldi che ha messo per tutte le periferie italiane -, buoni sentimenti e il solito cinico armamentario di richieste di tregua ai patti che abbiamo preso con l’Europa, per cui ogni pretesto è buono per derogare.

Rimane, sgradevole, la sensazione di un intervento di mera propaganda, che non sposta di un centimetro né la nostra percezione di sicurezza, né la nostra consapevolezza culturale. Soprattutto, che conferma la nostra irrilevanza nelle questioni cruciali cui sarà chiamata a rispondere l'Unione Europea, di cui fino a prova contraria siamo una delle nazioni fondatrici. E della quale, il ministro degli esteri è la nostra Federica Mogherini. Che ieri ci ha omaggiato di ben due tweet, in cui ci ha informato di aver chiesto al segretario generale della Nato e al ministro degli esteri turco di «evitare l'escalation» di violenza. Tanti auguri a noi.

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