27 Novembre Nov 2015 1900 27 novembre 2015

La notte italiana non conosce crisi. Il mercato del divertimento vale 70 miliardi

Ci sono 15 milioni di persone che escono tutte le sere. Il comparto vale quasi 1,5 milioni di posti di lavoro. Lo scorso anno solo discoteche e pub hanno prodotto un giro d'affari di 5 miliardi euro. Un incontro a Lecce apre una riflessione su un settore ancora trascurato

David Becker/Getty Images for Clear Channel
David Becker/Getty Images for Clear Channel

Un mercato sconosciuto. Un settore colpevolmente trascurato, che pure potrebbe trainare l’economia italiana. È la notte italiana, il business del divertimento che va in scena dal tramonto all’alba. Discoteche, ristoranti, locali. Al chiaro di luna non sembra esserci crisi. Prendendo in considerazione solo il 2014, il giro d’affari supera i 70 miliardi di euro. Stando ai dati presentati dall’ufficio studi della Federazione Italiana pubblici esercizi (Fipe) l’intero comparto vale oltre 1,4 milioni di posti di lavoro. È un’industria parallela, per certi versi sotterranea. Un modello imprenditoriale che si mette in moto quando termina la giornata lavorativa. Calcolando solo la fascia oraria dalle 18 alle 6 del mattino - dice ancora la Fipe - lo scorso anno bar, discoteche e locali notturni hanno prodotto un giro d’affari di oltre 5 miliardi euro.

Senza considerare i business connessi. Nelle ore notturne il settore dei trasporti, i taxi soprattutto, ha generato un volume di 2,5 miliardi di euro. Quasi un miliardo e mezzo di euro quello relativo alla cultura. Cinema e teatri in testa. Dopotutto il mercato non manca. Gli italiani che amano trascorrere le serate fuori casa sono numerosi. È un aspetto del nostro stile di vita: un’indagine condotta da Fipe e Censis dimostra che sono almeno 15 milioni i connazionali che escono ogni sera. Non solo. Considerando i circa 4 milioni di italiani che frequentano abitualmente luoghi di intrattenimento, il 69 per cento preferisce discoteche, pub e locali notturni in genere.

Prendendo in considerazione solo il 2014, il giro d’affari supera i 70 miliardi di euro. Stando ai dati presentati dalla Fipe l’intero comparto vale oltre 1,4 milioni di posti di lavoro

Come dice un vecchio adagio, la notte porta consiglio. Ma anche un sacco di soldi. Proprio per questo oggi e domani si organizza a Lecce un grande incontro sul tema. Una sorta di conferenza programmatica sulla Night time economy dal titolo: “Tenera è la notte. Culture, diritti ed economia». A promuovere l’evento è il deputato di Ncd Sergio Pizzolante, da sempre impegnato sul tema del turismo. Durante le due giorni di lavori interverranno il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e i ministri di Interno e Salute Angelino Alfano e Beatrice Lorenzin. Un appuntamento che vedrà la partecipazione dei principali rappresentanti istituzionali di Lecce e Rimini, due delle città italiane che meglio hanno saputo valorizzare l’economia della notte.

Il mercato non manca. È un aspetto del nostro stile di vita: una recente indagine dimostra che almeno 15 milioni di italiani escono ogni sera

Obiettivo della manifestazione è una riflessione profonda sull’industria notturna. Una risorsa potenziale straordinaria per la nostra economia, spesso al centro delle polemiche. Adesso diventa necessario trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei più giovani e la promozione di un modello sociale ed economico non ancora pienamente sfruttato. Proprio per questo la riflessione partirà dall’esperienza di chi invece è riuscito nell’impresa. E il pensiero va inevitabilmente al modello della night time economy britannica.

Oltremanica la gestione dell’intrattenimento notturno ha raggiunto risultati inattesi. Anche dal punto di vista economico. I dati della NTIA - Night Time Industries Association descrivono un settore da 66 miliardi di sterline, pari a circa il 4 per cento del Pil della Gran Bretagna. Si parla di quasi 95 miliardi di euro. «L’intrattenimento notturno - spiega Pizzolante - deve consentire alla città di offrire qualcosa di più e di differente e, al tempo stesso, di catturare pubblici nuovi che la sola offerta diurna non sarebbe in grado di attirare». I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dei 52 miliardi di sterline spesi dai turisti in Gran Bretagna nel 2011, il 21 per cento ha riguardato il business della notte. È un settore che genera 1,3 milioni di posti di lavoro. Un valore in crescita: negli ultimi anni il numero di occupati che lavorano nella fascia oraria dalle 18 alle 6 di mattina è aumentato del 10 per cento. Queste cifre sono il frutto di precisi investimenti. «L’esperienza britannica - continua Pizzolante - mette anche in evidenza come sia necessario creare un modello di governance che faccia dialogare i privati impegnati nell’industria dell’intrattenimento con le istituzioni. Grazie a questa collaborazione, dal 2002 a oggi, i reati che possono essere messi in relazione con l’intrattenimento notturno sono calati del 38 per cento». L’Italia è pronta a puntare sulle ore piccole?

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