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Salvare il clima
28 Novembre Nov 2015 0830 28 novembre 2015

Lantschner: «Vuoi fermare il riscaldamento globale? Comincia da casa tua»

Alla vigilia di Cop21, parla l’ideatore di CasaClima: «In Italia ci sono 6,7 milioni di abitazioni che vanno rese efficienti da un punto di vista energetico. I benefici? Risparmi del 70-90% in bolletta. E l'economia riparte»

Berlin Ecologic
Berlino, Germania (Andreas Rentz/Getty Images)

«La risposta in grande stile che può dare l'Italia al tema del riscaldamento globale? Riqualificare completamente il proprio patrimonio di case e palazzi, rendendoli edifici a consumo zero». A dirlo è Norbert Lantschner, non uno qualunque. Presidente di Fondazione ClimAbita, il bolzanino Lantschner è stato l'uomo che ha ideato CasaClima, un metodo di certificazione energetica degli edifici presentato nel 2002, a seguito del protocollo di Kyoto, che è diventato di fatto uno standard in Italia ed è stato adottato anche in paesi come Austria e Germania. Tanto per essere chiari, se sentite parlare di case Classe A o B o C e via di seguito, il merito è soprattutto suo. Non a caso, Lantschner è considerato oggi uno dei maggiori esperti al mondo in fatto di edilizia sostenibile

Lantschner, come mai secondo lei la questione dell'abitare è cruciale per il riscaldamento globale?
Perché gran parte della energia consumata in Europa finisce nelle case. Non sono briciole: secondo i dati dell'Unione Europea, parliamo di circa il 40% di tutta l'energia che consumiamo.

Come mai ne consumiamo così tanta?
La causa è da ricercare soprattutto negli edifici costruiti nella seconda metà del secolo scorso - diciamo tra il 1960 e il 1990, per fissare una finestra temporale -, un’epoca di boom delle costruzione, ma anche un epoca in cui l'energia costava poco o niente. Questo ha fatto sì che in quell'epoca si sia costruito molto e molto male, a livello energetico. In Italia abbiamo milioni di edifici che sono dei giganti termosifoni, che stanno riscaldando l'ambiente esterno. E consumando energia stiamo inquinando l'ambiente. A livello di macro-inquinanti, di polveri sottili e di Co2, questo gas invisibile che sta cambiando il bilancio energetico del pianeta.

Di quanti edifici stiamo parlando, a spanne?
In Italia abbiamo circa sei, sette milioni di edifici costruiti in questo modo. Sistemarli, renderli efficienti da un punto di vista energetico, vorrebbe dire aprire decine di migliaia di cantieri senza costruire nemmeno un edificio nuovo. Peraltro, sono tutti palazzi per i quali servirebbe comunque un intervento di manutenzione straordinaria.

«Gran parte della energia consumata in Europa finisce nelle case. Secondo i dati dell'Unione Europea, parliamo di circa il 40% di tutta l'energia che consumiamo. In Italia abbiamo milioni di edifici che sono dei giganti termosifoni, che stanno riscaldando l'ambiente esterno»

Norbert Lantschner

Riassumo: non è questione di costruire nuove case a consumo zero, come quelle prefabbricate in legno, ma agire sul patrimonio edilizio che già esiste...
Esatto: ed è una sfida gigantesca. Dobbiamo ricostruire il nostro Paese, dare vita nuova a tutto quel che abbiamo costruito a partire dal dopoguerra. Il problema è che il tempo a disposizione per farlo è sempre meno.

Perché dice che abbiamo sempre meno tempo?
Perché dietro la prossima curva ci aspetta un ulteriore rincaro dell'energia, che potrebbe portare a livelli insostenibili il costo del riscaldamento e del raffreddamento degli edifici.

Come mai si aspetta un ulteriore rincaro dei prezzi dell'energia? Il prezzo del petrolio sta crollando...
Su questo tema, a mio avviso, c'è una grande sottovalutazione del tema: noi stiamo entrando in un’era di decrescita energetica. Non è che non avremo più energia, intendiamoci. È che la pagheremo sempre più cara. Questo è un mutamento epocale.

In che senso?
È una questione economica basilare. Parliamo di ritorno sull'investimento. Quanto costa produrre energia? Negli anni '60, in Arabia Saudita, bastava bucare la terra per estrarre petrolio. Per produrre tanta energia, ne serviva molto poca. Oggi ci vogliono sistemi molto sofisticati. Il fracking, ad esempio, è il sintomo di quel che sto dicendo: si sviluppano nuove tecnologie per ottimizzare un processo di ricerca dell'energia sempre più energivoro.

Oggi però estrarre gas metano e petrolio col fracking costa relativamente poco...
Man mano che gli anni passano, costerà sempre di più. E poi finirà pure quel petrolio e quel gas. Dobbiamo trovare il modo - soprattutto noi europei che di energia non ne abbiamo o ne abbiamo molto poca - di “decarbonizzare” la nostra società.

Perché iniziare dall'edilizia e non, ad esempio, dalla mobilità?
Molto banalmente, perché solo nell'edilizia abbiamo già le risposte che ci servono. Non abbiamo la risposta in grande stile per la mobilità, non ce l'abbiamo per l'agricoltura industrializzata, che dipende in modo significativo dall'energia fossile. Nell'edilizia abbiamo tutto, invece: tecnologie, materiali, componenti e know how. Dobbiamo agire e metterli in azione.

Sarà una manna per la filiera delle costruzioni, questa grande rigenerazione immobiliare…
Lo sarà per tutti. Per l'edilizia certo, che però, ci piaccia o meno, è il traino della nostra economia. Per almeno due generazioni - finalmente oserei dire - abbiamo un lavoro intelligente da fare.

Perché intelligente?
Perché non si tratta di andare a premiare chi “rottama” la sua automobile per comprarne una nuova. Con questo intervento si migliorerebbero non solo le case in cui abitiamo, ma la nostra qualità della nostra vita, l'aria che respiriamo. Il tutto, risparmiando.

Hede-Bazouges, Francia (GEORGES GOBET/AFP/Getty Images)

Scendiamo nei dettagli: cosa bisogna fare?
Partiamo dall'obiettivo: che è quello di avere case in cui, in inverno, la temperatura interna sia di circa 20 gradi, consumando però molta meno energia di quella che si consuma ora. Oggi, in una casa costruita tra gli anni '60 e gli anni '80, per avere una temperatura simile in casa, è necessario avere un calorifero rovente sotto la finestra.

E come si fa a invertire la rotta?
È come quando vai a sciare: nessuno va a sciare in canottiera, perché altrimenti l'energia corporea va verso l'esterno e si rischia di morire assiderati. Quindi ci mettiamo maglione e giacca a vento per fare resistenza, per trattenere quanto più possibile l'energia e il calore all'interno. Lo stesso vale per le case.

Il famoso cappotto termico...
La nostra idea è quella di provare a cambiare la qualità dell'involucro, per fare in modo che l'energia sia trattenuta all'interno dell'abitazione. Muri e finestre che facciano resistenza, quindi. In Italia, in passato, questo problema non ce lo si è mai posto. Si costruiva mettendo un muro di mattoni di venticinque, trenta centimetri di spessore, un po' di intonaco e l'involucro era pronto. Il problema è che quel mattone e quell'intonaco non fanno sufficiente resistenza per evitare che il calore si disperda all'esterno.

Che materiali si possono usare, al posto del mattone?
Si può usare il sistema massiccio, che è ancora il mattone ma diverso, con dei micropori che vengono riempiti di materiale isolante. Oppure ci sono sistemi più leggeri come quello del legno, che consiste in una serie di strati isolanti, di fibre naturali o minerali. L'involucro diventa come una specie di un giubbotto molto pesante.

L'effetto qual è?
Che per riscaldare una casa a consumo zero mi bastano una decina di candele, mentre in un appartamento normale servono litri e litri di gasolio o metri cubi di gas.

Immaginiamo di dover mettere il cappotto al nostro condominio...
Ci sono diverse possibilità per intervenire. In pratica si tratta di mettere un pannello di materiale isolante sull'attuale superficie dell'edificio. A una casa, in pratica, si da una seconda pelle spessa dai dieci ai quindici centimetri.

Come si fa?
C'è un elevato livello di prefabbricazione. Vengono creati enormi pannelli in fabbrica e poi appiccicati all'edificio esistente.

Indolore, praticamente…
L'unico disagio si ha nel momento in cui si sostituisce il vecchio infisso con il nuovo infisso.

«Oggi, una famiglia media spende all'anno circa 1600 euro per riscaldare - e raffreddare - la propria abitazione. Questo vuol dire che dopo l'intervento di profonda riqualificazione – involucro e impianto - si potrebbe risparmiare, ogni anno, dai 1200 ai 1400 euro»

Norbert Lantschner

Quanto costa un intervento di questo tipo?
Preferirei parlare prima dei risparmi. Perché qui parliamo di un risparmio non banale, che va dal 70% al 90% del costo dell'energia. Oggi, una famiglia media spende all'anno circa 1600 euro per riscaldare - e raffreddare - la propria abitazione. Questo vuol dire che dopo l'intervento di profonda riqualificazione – involucro e impianto - si potrebbe risparmiare, ogni anno, dai 1200 ai 1400 euro.

Non male…
È una mossa che rivitalizzerebbe l'economia italiana. Quella delle costruzioni, ovviamente. Ma anche le stesse famiglie, che potrebbero spendere i soldi in un altro modo. Io lo dico sempre: oggi tu vai a lavorare un mese all'anno per pagare gasolio e gas metano, soldi che peraltro finiscono all'estero. Se avessi una casa a consumo zero, potresti spendere o investire i tuoi soldi in modo più intelligente.

Se oggi il governo decidesse di fare un grande piano di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, avremmo una filiera in Italia in grado di beneficiarne? Oppure finiremmo per far lavorare le imprese tedesche?
Non sono le multinazionali a fare questo tipo di operazioni. Io credo che già oggi avremmo tutte le capacità per gestire questi cantieri. Certo, dovrebbe cambiare il nostro modo di lavorare. Oggi ognuno fa un po' a modo suo. Ogni operazione di fatto è un prototipo. Dobbiamo arrivare all'industrializzazione del processo, per poter gestire questo tipo di operazione. Non è una missione impossibile, peraltro: le case oggetto di queste riqualificazioni sono piuttosto semplici. Sono palazzine di quattro, cinque piani, sono facili da gestire.

Rifaccio la domanda: c'è una filiera?
Non ancora. Quando sono nati gli ecobonus tutti avevano pensato alle sostituzioni delle finestre e degli infissi, o al limite il fotovoltaico e al solare termico. È lì che sono nate le nuove imprese. Nessuno aveva pensato a interventi così su larga scala. Ma in effetti, l'unico modo per risparmiare costi ed emissioni in grande stile è toccare l'involucro. Ed è lì che dobbiamo intervenire. Dobbiamo rifare pareti e coperture.

Hede-Bazouges, Francia (GEORGES GOBET/AFP/Getty Images)

Serve un intervento pubblico? Meglio ancora: all'estero, nei Paesi in cui è stato fatto qualcosa di simile, c'è stato bisogno dell'intervento pubblico?
In Germania e Austria per esempio o in Olanda dove stanno facendo interventi fantastici di questo tipo e stanno procedendo a un ritmo molto spedito con l’obiettivo di rifare un alloggio ogni minuto. Da noi va ancora costruito il servizio e lo Stato deve contribuire per favorire questo tipo di intervento.

Parliamo di soldi?
Non necessariamente. Basterebbe anche solo minimizzare la burocrazia. O gestire l'Ecobonus in modo più efficiente, distribuendolo in base ai risultati: ti do il massimo previsto, quando c'è il massimo del risparmio. Questo è necessario soprattutto perché non possiamo pensare di tornare a intervenire su quelle case dopo dieci, quindici anni. Questi sono interventi che devono durare almeno fino al 2050.

Domanda ingenua: se abbiamo tutto, dal bisogno alle competenze, perché non si è ancora mosso nulla?
Per una differenza enorme che c'è tra l'Italia e paesi come Germania, Austria, Olanda.

Quale?
Da loro, la maggioranza delle persone è in affitto, qui le case sono di proprietà.

Perché è un problema?
Perché se ho una palazzina con venti appartamenti e venticinque proprietari, devo metterli d'accordo tutti. La proprietaria di casa di novant'anni non vuole spendere, perché non gliene frega niente di un business plan in cui rientra dalla spesa dopo cinque, sei anni. E ne basta uno contrario, a bloccare l'intero intervento. Il pubblico deve ovviare a questo problema. Non so come, ma dobbiamo riuscire a pensare a interventi che siano a costo zero per gli abitanti.

Ad esempio?
Ad esempio, trasferendo i benefici alle aziende che hanno realizzato l'intervento. Io proprietario di casa non pago nulla, risparmio il 10% annuo di costo del riscaldamento e il restante 90% del risparmio va all'azienda che ha fatto l'intervento.

E se fosse un intervento europeo, anziché nazionale, a cambiare le cose?
In Europa sono già molto più avanti di noi, però. L'idea di intervenire sugli involucri delle case nasce in Svezia, molto banalmente perché lì fa molto freddo. Poi in Germania, dove c'era anche un grande problema di inquinamento, nel periodo del boom industriale. Lì nasce un'alta sensibilità per i temi ambientali, che favorisce gli investimenti nelle nuove tecnologie. Non dimentichiamoci che la Germania è molto più avanti di noi nell'efficienza termica delle abitazioni, nonostante da loro l'energia costi molto meno che da noi. E nonostante abbiano metà dei problemi che abbiamo noi.

Metà?
Perché loro devono combattere solo il freddo. Noi invece abbiamo il freddo e il caldo. Produrre il freddo è ancora più energivoro del produrre il caldo. Il rapporto è di uno a tre. E se in futuro non vogliamo rischiare giganteschi black out dobbiamo cercare di cambiare il modo di abitare. E dobbiamo comunicare il cambiamento.

In che senso?
Oggi in Italia, tutto il tema del nuovo abitare si affronta con due strumenti: con l'incentivo o con la prescrizione. Tutti tralasciano il terzo: la comunicazione. Dovremmo raccontare meglio che stiamo riscaldando l'ambiente e che lo facciamo pagando più di quel che dovremmo pagare. La signora Maria dovrebbe sapere tutto questo. Perché quando alla prossima assemblea di condominio, quando qualcuno presenterà l'idea di rifare l'involucro della casa, non si opponga bloccando tutto.

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