Scuola
1 Dicembre Dic 2015 1225 01 dicembre 2015

Nel sud di Milano, dove l'emergenza scuole dura da 20 anni

La denuncia della dirigente: «A settembre non sappiamo dove mettere gli studenti». Nel quartiere Rogoredo-Santa Giulia dove il primo allarme fu lanciato nel 1996. Il Comune di Milano cerca una soluzione tampone per il 2016 ma del progetto di ampliare l'Istituto di quartiere non si trova traccia

Scuola Degrado
Anadolu Agency/Getty Images

«Se la situazione non cambia a settembre dell’anno prossimo non sappiamo dove mettere gli studenti». A lanciare il grido d’allarme è Annalisa Esposito, la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Pasquale Sottocorno. Siamo nel quartiere Rogoredo-Santa Giulia, periferia sud-est di Milano: è una delle zone più discusse del capoluogo lombardo sulla stampa, per via dell’inquinamento nei terreni nella ex area Montedison, ma allo stesso tempo un’area che da anni cresce e vede arrivare centinaia di nuclei familiari e coppie giovani.

L’Istituto Sottocorno ospita 658 studenti fra scuola elementare e media ed è l’unico nell’intera zona. Adesso ha un problema: dal 2016 non ci saranno più aule per ospitare gli alunni. Non serve fare ipotesi o speculazioni, basta usare la matematica: l’anno prossimo, alle medie, escono tre classi e ne entrano altrettante, per un totale di 74 ragazzi. Tutto a posto quindi? No, perché il bacino di utenza in realtà conta 120 ragazzi in totale, rimane uno scoperto di 50 posti che, nella migliore delle ipotesi, potrà scendere fino 20-25 se alcune famiglie dovessero decidere, per ragioni personali, di iscrivere i figli nelle scuole di altri quartieri. Una situazione simile si presenta anche per la scuola elementare, dove a partire da settembre bisognerà creare minimo una classe in più, forse due.

E a ben vedere non è solo una questione di matematica ma anche di biologia: fino alla metà degli anni duemila, l’emergenza scolastica a Rogoredo riguardava le scuole dell’infanzia – come si può leggere per esempio in questo articolo dell’agosto 2007 – pubblicato su Quattro, una rivista di informazione di quartiere. Poi, ovviamente, i ragazzi sono cresciuti e sono andati a intasare l’unico Istituto disponibile. Un’emergenza più che prevedibile, verrebbe da dire, sopratutto se si tiene conto che l’area è cresciuta demograficamente a ritmi sostenuti: negli ultimi dieci anni sono stati edificati 1650 appartamenti a Santa Giulia, 1034 a Ponte Lambro e 630 in via Zama – dove peraltro esiste una scuola dismessa, che quest’anno è stata offerta alla famiglia Cabassi, dentro la proposta di permuta fra il Comune e gli immobiliaristi milanesi, per poter regolarizzare lo storico centro sociale Leoncavallo, che da vent’anni occupa uno stabile di proprietà dei Cabassi.

In termini assoluti, dal 2004 a oggi, gli studenti dell’IC Sottocorno sono passati da 500 a 660, un aumento vertiginoso del 25 per cento.

Nel quartiere Rogoredo-Santa Giulia un’emergenza scolastica che dura da vent’anni. Il primo allarma lanciato alla giunta Formentini nel 1996. «Se la situazione non cambia a settembre 2016 non sappiamo dove mettere gli studenti» racconta la dirigente scolastica

Fra i cittadini c’è anche chi racconta che il primo allarme venne lanciato dal comitato di quartiere nel 1996, all’allora giunta Formentini, con tanto di indagini statistiche sulla natalità e sulle prospettive future del quartiere. «Il problema attuale è noto almeno da aprile di quest’anno, quando ho chiesto un incontro agli assessori Rozza (lavori pubblici) e Cappelli (istruzione) per affrontare la questione, ma in realtà me ne ero già resa conto quando sono arrivata a dirigere l’istituto», dichiara Annalisa Esposito a Linkiesta. Oggi la scuola è satura, la preside per non dover rifiutare le iscrizioni degli aventi diritto sta sperimentando il cosiddetto “metodo anglosassone”, con gli studenti che ogni due ore cambiano aula: ad esempio nel laboratorio di scienze, uno dei fiori all’occhiello dell’istituto, tutte le classi svolgono le lezioni di scienze e matematica, in modo tale che non sia mai vuoto.

L’incontro alla fine è stato fissato per giovedì 3 dicembre, anche perché la scuola ha bisogno di risposte entro il 12 dicembre, giorno in cui si svolge l’open day per permettere alle famiglie di decidere dove iscrivere i figli l’anno prossimo. Il 25 novembre nel frattempo, dopo che i genitori hanno cominciato a bombardare di mail le caselle di posta degli assessori e dei rappresentanti politici di zona – «l’unico modo di farsi realmente ascoltare» racconta la presidente del Consiglio d’Istituto – l’assessore ai Lavori pubblici, Carmela Rozza, ha provato a dare spiegazioni nella Commissione educazione del Cdz4. Rozza ha promesso la ricerca di una soluzione tampone per settembre 2016 e le ipotesi al vaglio dell’amministrazione sono tre: spostare alcune classi in un altro istituto di Chiaravalle, ancora più a sud, in una struttura dove il primo piano è completamente vuoto anche se esiste un progetto per adibirlo ad attività ricreative e culturali – una soluzione già sperimentata in passato, che non incontra certo il favore dei genitori; la seconda ipotesi è quella di riadattare l’edificio delle docce pubbliche adiacenti alla scuola, ormai in stato di abbandono e degrado e che in passato hanno suscitato anche la preoccupazione degli abitanti. Una soluzione che però non è praticabile prima del 2017. Terza ipotesi, l’unica realmente fattibile, è quella di allestire un prefabbricato in una zona limitrofa alla scuola.

Tre ipotesi al vaglio del Comune: spostare le classi, riqualificare le ex docce pubbliche abbandonate o mettere un prefabbricato. Quest’ultima idea presentata anche da un privato cittadino ma bocciata dai tecnici del Comune, perché entro il 2016 doveva essere pronta la nuova scuola di via Merezzate in un quartiere che ancora non esiste. Ma i lavori non finiranno prima del 2018

A rendere la vicenda ancora più grottesca, vi è il fatto che quest’ultima proposta, prima di essere presa in considerazione dai tecnici del Comune come ultima spiaggia, era stata presentata da un privato cittadino quest’estate. Era uno dei progetti del bilancio partecipativo – un’iniziativa del Comune di Milano volta a vagliare e finanziare interventi di riqualificazione urbana su richiesta degli abitanti. L’idea è stata scartata ma le ragioni di questo rifiuto sono confuse. La posizione ufficiale è che soldi stanziati per il bilancio partecipativo servono per interventi di abbellimento della città e non per opere strutturali, come l’edilizia scolastica. Sarebbe una risposta razionale e soddisfacente se non fosse che alla presidente del Consiglio di Zona4, Loredana Bigatti, è stato riferito tutt’altro: i tecnici del Comune hanno infatti spiegato che non sarebbe servito nessun prefabbricato perché entro il 2016 si sarebbero conclusi i lavori in un’altra scuola media, quella di via Merezzate dentro un quartiere che di fatto non è ancora nato,e che avrebbe funzionato da valvola di sfogo per il surplus di iscritti. Peccato che, stando ai documenti tecnici, i programmi integrati d’intervento, quei lavori non saranno completati prima del 2018.

Mentre di ampliare definitivamente l’IC Sottocorno, anche in vista delle annate future, non si trova traccia nel Piano triennale di opere pubbliche – il documento programmatico che l’assessore Rozza ha più volte definito “il libro dei sogni” e che per sua stessa ammissione conta poco o nulla nell’anno delle elezioni comunali. A giugno cambierà la giunta di Milano, arriveranno nuovi assessori al bilancio e lavori pubblici e bisognerà nuovamente tornare a discutere di un’emergenza che in realtà dura da vent’anni.

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