Processo Ilva
10 Dicembre Dic 2015 1208 10 dicembre 2015

Ilva, tutto da rifare, e risarcimenti sempre più incerti

Difetti formali nel rinvio a giudizio, si torna all’udienza preliminare. Si rischiava l’annullamento del processo in cassazione. E le vittime costrette ad aspettare

Ilva
Alfonso di Vincenzo/AFP/Getty Images

Tutto da rifare al processo Ilva. 800 parti civili ammesse al giudizio tra cui Ministero della Salute e dell’Ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, agricoltori e allevatori, che ritengono di essere state danneggiati dall’inquinamento dell’Ilva, dovranno aspettare ancora per i loro risarcimenti. Risarcimenti le cui richieste ammontano a circa 30 miliardi di euro e già segnati da un percorso accidentato e del tutto incerti.

Il processo Ilva deve ripartire da zero e tornare all’udienza preliminare. Un anno di udienze cancellato a causa dei difetti formali contenuti nel provvedimento con cui il Gup, Wilma Gilli, lo scorso 23 luglio ha rinviato a giudizio 47 imputati. Il processo è iniziato lo scorso 20 ottobre in Corte d’Assise inceppandosi subito. Prima una omessa notifica all’ex assessore della Regione Puglia e oggi deputato di Sel Nicola Fratoianni e poi lo sciopero dei legali lo scorso primo dicembre ha fatto segnare la prima battuta d’arresto.

Un anno di udienze cancellato a causa dei difetti formali contenuti nel provvedimento con cui il Gup, Wilma Gilli, lo scorso 23 luglio ha rinviato a giudizio 47 imputati

Ieri (9 dicembre) invece la doccia fredda: il giudice per le indagini preliminari Wilma Gilli nel suo provvedimento di rinvio a giudizio non ha indicato il nome di un avvocato d’ufficio, non ha puntualizzato i reati contestati, i ruoli operativi degli imputati così come i tempi, oltre ad aver descritto in modo insufficiente l’imputazione sollevata nei confronti dell’Ilva stessa. I rilievi sono stati mossi dalla stessa procura e la questione è stata posta alla Corte d’Assise che ha deciso di tornare all’udienza preliminare.

Il procuratore aggiunto Pietro Argentino ha deciso di sollevare il punto per evitare che le difese degli imputati potessero tirare fuori il cavillo una volta arrivati in Cassazione, azzerando di fatto i due gradi di giudizio del processo. La mossa del procuratore aggiunto ha di fatto salvato l’intero processo evitando che diventasse un castello di carte da demolire una volta approdato in Cassazione.

La mossa del procuratore aggiunto ha di fatto salvato l’intero processo evitando che diventasse un castello di carte da demolire una volta approdato in Cassazione.

Nel procedimento si ritrovano imputate 44 persone fisiche tra cui parte della proprietà dell’Ilva (Fabio e Nicola Riva), l’ex presidente della Regione Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ezio Stefano e l’allora presidente della società Bruno Ferrante. 3 società, Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici sono invece state rinviate a giudizio per la responsabilità amministrativa delle imprese.

Per arrivare alle prime udienze del processo è stato necessario un cammino in sede preliminare di un anno, dal giugno 2014 al luglio 2015. Il procedimento tornerà dunque al via davanti a un altro Gup che dovrà pronunciarsi sugli eventuali rinvii a giudizio. Difficilmente si tornerà in aula a breve, anche perché il nuovo giudice per l’udienza preliminare dovrà avere il tempo di studiare gli oltre 100 faldoni che costituiscono il fascicolo del procedimento “Ambiente Svenduto”.

Intanto i risarcimenti alle parti civili sono tutt'altro che scontati: le società Riva Fire e Riva Forni infatti sono state escluse dalle pretese risarcitorie in quanto nella primavera del 2012 non furono coinvolte nell'incidente probatorio che riguardò solo Ilva. Quest'ultima è stata esclusa in una seconda battuta dopo il cambio di proprietà che costringerà le parti civili a rivalersi sui singoli e sulla vecchia proprietà.

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