13 Dicembre Dic 2015 1413 13 dicembre 2015

Renzi attacca Saviano: «Chi strumentalizza i morti mi fa schifo»

Il premier ha concluso i lavori alla Leopolda rispondendo allo scrittore, che aveva attaccato anche il ministro Boschi sulla questione di Banca Etruria: «Sì a una commissione d’inchiesta. Chi ha sbagliato, pagherà»

Getty Images 470637614
(Andreas Solaro/Afp)

È la questione Banca Etruria il cuore della relazione finale di Renzi alla Leopolda: «Faremo una commissione d'inchiesta per capire cos'è successo negli ultimi dieci anni nel mondo delle banche italiane perché non abbiamo scheletri nell'armadio - promette -, ma il sistema del credito italiano è più solido di quello tedesco». Fuori dalla Leopolda, però, ci sono gli obbligazionisti che hanno perso tutto dopo il “salvataggio” - le virgolette sono d'obbligo - di Banca Etruria, che alla gente che esce dalla Leopolda urlano addosso tutta la loro rabbia.

Entra in scena attorno alle dodici e trenta, Matteo Renzi, per chiudere la sesta Leopolda. E fa quel che ci si aspettava facesse: attacca. C'è chi lo vede nervoso e in effetti nel suo discorso ci sono poche battute e ancor meno sorrisi. Soprattutto quando si parla di banche e di giustizia: «Mio padre ha ricevuto un avviso di garanzia 15 mesi fa - racconta - e gli è crollato il mondo addosso. Noi abbiamo fatto quel che una famiglia deve fare: dargli fiducia. In quindici mesi, due volte la procura ha chiesto di archiviare, ma quest'anno passerà il suo secondo Natale da indagato. Io sono fiero dei magistrati italiani, però, e non dirò mai mezza parola contro di loro», aggiunge. Quasi un avviso ai naviganti. Soprattutto a Maria Elena Boschi che segue il discorso del premier a lato del palco.

Tutto il resto - ed è stato molto, visto che l'intervento è durato più di un’ora - è passato in secondo piano: dalla rendicontazione del lavoro svolto, al refrain sui 4mila miliardi di risparmio privato bloccato dalla paura - «delle banche», aggiunge qualcuno in sala stampa -, dalle politiche per far ripartire il Mezzogiorno agli strali contro l'Europa delle burocrazie che «con la procedura d'infrazione contro l'Italia (rea di non aver preso le impronte digitali a tutti i profughi durante l'emergenza della scorsa estate, ndr) fa male a se stessa», sino alla questione della guerra al terrore, nei confronti della quale Renzi si è mostrato più che possibilista: «Di fronte a quel che è accaduto a Parigi bombardare e basta non serve a nulla - ha detto Renzi -, ma noi non siamo tra quelli che dicono che la guerra non serva a niente. Se non avessimo combattuto il nazifascismo saremmo oggi la terza generazione sotto il Terzo Reich».

«Quel che è accaduto negli ultimi dieci anni alle banche italiane chiama in causa istituzioni, territori, partiti, anche quelli che avevano una banca e lo accerteremo attraverso una commissione d'inchiesta sul credito»

Matteo Renzi

Sulla questione-banche, Renzi promette solo una «piccola nota politica in più rispetto a quanto detto da Padoan», ma in realtà si rivela un fiume in piena: «Quel che è accaduto negli ultimi dieci anni alle banche italiane chiama in causa istituzioni, territori, partiti, anche quelli che avevano una banca (il riferimento è al Credieuronord leghista, ndr) e lo accerteremo attraverso una commissione d'inchiesta sul credito, come ci è stato richiesto - scandisce tra gli applausi - Perché noi non abbiamo scheletri nell'armadio. Siamo noi ad aver fatto il decreto sulle banche popolari, ad aver detto che servono meno banche e banche più grosse, siamo noi che abbiamo dato tutti i poteri di controllo all'Unione Bancaria Europea ed ora dobbiamo rispettarne le regole e che presto cambieremo anche il settore del credito cooperativo».

Soprattutto, aggiunge «Noi non abbiamo mai fatto nessun favoritismo e chi lo dice sta insultando persone perbene». Non la nomina mai, ma il riferimento è ovviamente alla ministra Boschi e al decreto sulle quattro piccole banche, tra cui Banca Etruria, di cui il padre è consigliere d'amministrazione ed ex vicepresidente e in cui il fratello ha lavorato occupandosi di sofferenze e incagli: «Senza quel decreto - spiega - ci sarebbero oggi più di un milione di conti correnti chiusi e settemila persone licenziate La verità è più forte delle chiacchiere. Chi ha sbagliato e truffato, se ci saranno gli estremi, pagherà. Non ci sono mai stati intoccabili».

La stoccata a Saviano - evocato senza nemmeno nominarlo - arriva subito dopo, dura e inaspettata, perlomeno nei toni, che non sono quelli abituali - «col sorriso», direbbe lui - di Matteo Renzi. «Chi pensa di strumentalizzare la vita delle persone deve fare i conti con se stesso - urla -, ma chi strumentalizza la morte mi fa schifo». Rimane giusto il tempo di chiamare a raccolta il popolo della Leopolda - anzi, l'esercito, lo definisce - a mobilitarsi per il referendum di ottobre, «per schiodare le persone dall'indifferenza. Io non sono in grado, da solo, dovete farlo voi».

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook