L'editoriale
18 Dicembre Dic 2015 1115 18 dicembre 2015

Caso Etruria, lasciamo stare la politica, presentiamo il conto a Consob e Bankitalia

Possiamo prendercela con tutti, persino con l'Europa, ma non possiamo far finta di non vedere che l'omesso controllo degli organi di vigilanza - Banca d’Italia e Consob, tanto per fare nomi e cognomi - sia la causa primigenia dei guai di tali istituti

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THIERRY MONASSE/AFP

Non ci voleva molto a immaginarlo, va detto. Tuttavia, più passano i giorni, più è evidente che il caso delle quattro banche “salvate” per decreto dal Governo è un caso di mancata tutela del cliente, sia esso un correntista o un investitore (categorie, queste, che nel caso di specie vanno sinistramente a coincidere).

Perché possiamo passare i giorni a montare casi politici, a mettere in fila responsabilità e presunti conflitti d’interesse, a chiederci cosa sarebbe successo se ci fosse stato Berlusconi, a fare dietrologie sulle influenze massoniche (la morte di Gelli casca a fagiolo) e, ovviamente, a prendercela con l’Europa cattiva che scoperchia i nostri tanti verminai territoriali. Ma non possiamo far finta di non vedere che l'omesso controllo degli organi di vigilanza - Banca d’Italia e Consob, tanto per fare nomi e cognomi - sia la causa primigenia dei guai di tali istituti.

Non è il caso di fare le verginelle: quel che è successo nelle quattro banche succede - magari in forme diverse, edulcorate - anche in altre banche di territorio: il cliente-azionista, il notabile territoriale che ha una corsia preferenziale alla faccia del rating e di Basilea 2, il capo che cazzia l’impiegato allo sportello perché non ha spinto abbastanza i titoli ad alto rischio con i suoi clienti. Tutti film già visti. Tutti comportamenti che chi di dovere dovrebbe scoprire, sanzionare, reprimere.

Non è il caso di fare le verginelle: quel che è successo nelle quattro banche succede - magari in forme diverse, edulcorate - anche in altre banche di territorio


È una pugnalata, quindi, leggere che Bankitalia abbia “dubbi” su Banca Etruria dal 2002, che li abbia ribaditi nel 2010 e nel 2012 e che abbia scritto, dopo l'ispezione del 2013, che la banca era «travolta in modo irreversibile». Che, nonostante tutto, la banca abbia continuato a emettere obbligazioni subordinate come se niente fosse. Che la Consob - Etruria è una società quotata - non abbia bloccato tale operazione.

Fossimo al governo - invece che tirar fuori dal cilindro per l'ennesima volta la figura messianica di Raffaele Cantone per far bella figura sui media - chiederemmo un bel po' di spiegazioni al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e al presidente di Consob Giuseppe Vegas. Magari, pure qualcosa di più di una semplice spiegazione.

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