Buone pratiche
21 Dicembre Dic 2015 1520 21 dicembre 2015

La scuola dei sogni, quella che fa rivivere i materiali di scarto

Per combattere la mancanza di fondi, a Reggio Emilia è nato Remida, un “supermercato dei materiali“ riciclati, a cui le scuole possono attingere

Riciclo
(Flickr/Antonio Manfredonio)

Reggio Emilia è famosa anche (e soprattutto) per la qualità degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. L’ecosistema scolastico di questa città fa riferimento a un universo di conoscenza e di buone pratiche racchiuso della sigla “Reggio Emilia Approach”, rappresentato a livello istituzionale dalla Fondazione Reggio Children, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, l’Istituzione scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia. In questo universo si trova Remida, il Centro di riciclo creativo, che fa parte della stessa rete istituzionale con l’aggiunta di Iren Emilia, la società che gestisce la distribuzione di acqua, luce e gas e della raccolta dei rifiuti.

Remida è in prima istanza un hub di connessione tra le aziende disposte a fornire materiale di scarto, prevalentemente di qualità, e le scuole del territorio che necessitano di materiale gratuito per svolgere laboratori didattici. Remida mette in atto il riutilizzo di materiale di scarto rendendolo nuovamente nobile.

Un “supermercato dei materiali” dove poter andare e prendere, gratuitamente, carta, gomma, metallo, stoffa, bottoni, rotoli, palline, e qualsiasi materiale vi venga in mente per fare un laboratorio a scuola. Materiale, tra l’altro, stoccato in modo perfetto. Pulito, ordinato, catalogato e diviso per volume e tipologia.

Molto spesso, le scuole sono limitate nel progettare laboratori per mancanza di fondi e la conseguente difficoltà a reperire i materiali necessari. Questa situazione invece capovolge totalmente il contesto fornendo alle scuole materiale in abbondanza e aprendo quindi infinite possibilità di progettazione.

Non solo. A Remida lavorano degli operatori-ricercatori e molti volontari che quotidianamente, oltre a gestire il lavoro di smistamento ordinario, progettano e conducono ricerche pedagogiche sull’uso dei materiali disponibili, andando a creare un’offerta formativa di qualità utilissima per stimolare e sostenere quegli insegnanti (o genitori) interessati ad avviare un laboratorio.

Pazientemente e con un approccio scientifico, ma senza perdere la creatività dell’artigiano, definiscono filoni di ricerca e li analizzano in profondità andando a sperimentare sul campo i molteplici utilizzi del materiale in quel momento sotto esame. L’hanno fatto con la carta, la lana, i libri e molti altri materiali. Una volta giunti a dei risultati convincenti, creano una serie di eventi pubblici dove divulgano quanto studiato e stimolano la creatività di insegnanti, bambini e genitori.

Quando si entra a Remida si ha voglia di toccare tutto. Si cede facilmente alla voglia di prendere dei pezzi e mettersi a creare qualcosa. È un istinto primordiale e irresistibile.

L’esperienza di Remida è stata “clonata” e diffusa in Italia e nel mondo. Sono nati tanti centri Remida in ogni luogo dove istituzioni, aziende private e persone ispirate hanno voluto ricreare quell’ambiente tanto stimolante nato a Reggio Emilia. La speranza è che una buona pratica come questa possa diffondersi il più possibile.

Dove si crea una rete fatta di istituzioni, aziende, persone, dove tutti hanno un comune fine, quello di migliorare un servizio, in questo caso la scuola, i risultati arrivano e alla fine, quando il circolo virtuoso è consolidato, agli occhi di un esterno sembra anche tutto facile e logico al punto che viene naturale chiedersi “perché non avviene in ogni comune?”. Le eccellenze in Italia esistono, bisogna raccoglierle, valorizzarle e diffonderle.

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