L'EDITORIALE
21 Dicembre Dic 2015 1115 21 dicembre 2015

Renzi e il fattore sfiga

Dalle elezioni spagnole al caso banche, sino ai problemi economici che stanno complicando la ripresa. La dea bendata non sorride più al nostro premier

Renzi Gabriele Maltinti Getty
Foto Gabriele Maltinti/Getty

Non è un periodo in cui gira bene, a Matteo Renzi. Domenica sera, ad esempio, i primi exit pool delle elezioni spagnole sembravano prefigurare una più che probabile alleanza tra Podemos e i socialisti del Psoe per governare il Paese. Un anno fa, quando il Premier sembrava baciato dalla fortuna, sarebbe probabilmente andata così. E il governo si sarebbe trovato bell'e pronto un nuovo alleato al tavolo delle trattative europee, in una fase estremamente delicata, con le banche italiane che scricchiolano e la Germania che si mette di traverso di fronte all’ipotesi di un’assicurazione europea sui depositi. Così come si era trovato il boom dei consumi americani, il quantitative easing della Bce, il prezzo del petrolio a 30 dollari al barile.

E invece no, non è andata così. Man mano che il quadro del voto iberico si componeva di voti reali, emergeva chiara l’evidenza che un governo euro-critico di sinistra non avrebbe avuto i numeri in parlamento. E che al contrario l'unica (o quasi) ipotesi percorribile - di sicuro quella che re Felipe VI proverà a spingere - sarebbe stata quella di una grande coalizione tra popolari e socialisti. All'italiana, insomma, con i populisti fuori a scuotere l'albero e a raccogliere le nespole del malcontento. E di sicuro molto più timida a perorare la causa anti-tedesca di Renzi.

Anche due settimane fa alla Leopolda le cose non erano girate giuste. Doveva essere il weekend della consacrazione di Maria Elena Boschi, e invece...

Anche due settimane fa alla Leopolda, se ci pensate, le cose non erano girate giuste. Doveva essere il weekend del calcio d’inizio della rivoluzione interna al Pd, della chiamata alle armi per il referendum costituzionale dell'anno prossimo e della consacrazione di Maria Elena Boschi come elemento centrale di entrambe le battaglie. Anche in quel caso, però, il decreto “quattro banche”, il caso di Banca Etruria e la stralunata catilinaria di Roberto Saviano contro il ministro delle riforme- avvenute nei giorni precedenti alla kermesse fiorentina - hanno fatto saltare il programma del premier, costringendolo a un fine settimana in difesa, mentre il Movimento Cinque Stelle sparava a palle chiodate contro l'esecutivo e il leader della Lega Nord andava a raccogliere e seminare rabbia ad Arezzo.

Non solo, peraltro. Perché proprio nel momento in cui l'Italia avrebbe potuto accelerare davvero e crescere sopra la fatidica e agognata soglia dell'1%, la crisi di crescita della Cina, la successiva svalutazione del Renminbi, i guai del Brasile, le tensioni con la Russia e lo stesso dieselgate tedesco hanno improvvisamente complicato la ripresa italiana. Da bravo arbitro di calcio qual è stato, Renzi non è uso cercarsi alibi all'esterno, come invece soleva fare Berlusconi - che pure qualche ragione ce l'aveva: entrare in carica poco prima dell'11 settembre 2011 e dello scoppio della crisi del 2008 è da fuoriclasse della sfiga. Probabilmente, anzi, le avversità diventeranno parte del suo storytelling motivazionale e della sua strategia politica.

Detto questo, per la prima volta da quando è in carica, nel cielo astrale di questo Governo ci sono più minacce che opportunità

Detto questo, per la prima volta da quando è in carica, nel cielo astrale di questo Governo ci sono più minacce che opportunità. E se è vero che il mare calmo non ha mai prodotto grandi marinai, è vero anche che in mezzo alla tempesta sarà ancora più difficile portare avanti quelle riforme mancanti, la revisione della spesa pubblica in primis. E che le mance generosamente elargite in questi anni, con 33 miliardi di clausole di salvaguardia che incombono nel 2017 - anno pre-elettorale, se non addirittura di elezioni - potrebbero rivelarsi un clamoroso autogol, nel caso di un brusco rallentamento dell'economia. Ma in questo caso Renzi non potrebbe prendersela solo con la sfortuna.

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