28 Dicembre Dic 2015 1223 28 dicembre 2015

Cari sessantenni, noi trentenni sappiamo e possiamo

C'è una vicenda che vi parrà minima, ma per noi è il segnale che i trentenni in questa Italia sanno e possono far valere i propri interessi e diritti. Ve la raccontiamo

Sappiamo E Possiamo
Pier-Luc Bergeron/Flickr

Dicono così: siamo la generazione incapace di fare politica. Quella che non ha e non sa gli strumenti dell'agire di gruppo. Individualista. Bistrattata e addormentata. Incapace di difendere i suoi interessi e costruirsi il mondo a sua immagine e rappresentanza. In poche parole: fallita.

Vi suona familiare, no?

Perché questo è ciò che pensa di noi chi ci ha preceduto, sessantottini in testa. Questa è la litania che ha finito per convincere anche noi: nessuna possibilità di contare in questa Italia; arrendersi o espatriare.

E invece no. Ci sono fatti che dimostrano il contrario. Quella che raccontiamo potrà anche essere considerata una vicenda minima. Ma per noi non lo è. È il segnale, piuttosto, che, “se vogliamo, sappiamo e possiamo”. Ma è il segnale anche che il “Sistema Italia” non è così impenetrabile come sembra. E allora vale la pena provarci.

C'è un episodio conclusosi proprio in questi giorni che ci riscatta. E suona quasi come una “chiamata alle armi”. Anche i trentenni sanno intervenire. Sanno, all'occorrenza, trovare tutto quel che serve per ottenere ascolto e muovere le istituzioni a difesa di interessi propri e dei propri simili. Senza - a differenza di altre categorie - danneggiare l'Italia intera.

«Una vicenda di diritti acquisiti poi cancellati, e di incertezza del diritto, questa volta a danno dei trentenni»

Ricordate la vicenda infelice della cancellazione di punto in bianco della prima legge Controesodo, la 238/10? Ne abbiamo parlato anche su questo giornale. Pochi mesi fa, a settembre, mentre molti italiani rientravano nel paese convinti di poter godere dei vantaggi fiscali previsti da quella legge, (riconfermata appena 10 mesi prima) il governo metteva mano al testo. E mentre introduceva una nuova e definitiva norma - intenzione di per sé lodevole - cancellava immediatamente gli effetti della vecchia, lasciando al palo chi fino ad allora aveva progettato il suo futuro sulla base di quei termini. Una vicenda di diritti acquisiti negati e di incertezza del diritto, questa volta a danno dei trentenni.

Ecco, tra quei giovani c'erano anche Francesco Rossi, 37 anni, tornato in Italia nel 2011 dopo otto anni di Irlanda. «Io e mia moglie avevamo appena comprato casa quando ci è arrivata la notizia che gli sgravi fiscali non erano più validi. Ma il nostro progetto di investimento era fatto sulla base di quei vantaggi». Francesco non sta a lamentarsi. Si attiva. Si ricorda degli expat conosciuti nel 2011, quando la legge Controesodo 238/10 era appena stata implementata. Era un gruppo di expat sorto in aiuto dei parlamentari fautori della legge, Guglielmo Vaccaro e Alessia Mosca, per la stesura dei decreti attuativi. Lo scopo era rendere la legge il più inclusiva possibile, per riportare in Italia un asset prezioso: i suoi cittadini più giovani e ricchi di energia.

«Stefania si è attaccata al telefono e per giorni ha contattato le segreterie di tutti i politici interessati. Non ha mollato finché non ha ottenuto risposta»

Quando nel 2015 Francesco si trova di fronte alla nuova realtà, è un attimo recuperare e riattivare quei contatti. Nasce una mailing-list che con il passare delle settimane si riempie di 130 indirizzi mail e lancia un'idea: una petizione su Firmiamo.it. Scrive mail ai parlamentari appena citati. Vaccaro, deputato passato al gruppo misto, risponde indicando i referenti istituzionali su cui far pressione.

Intanto, anche le persone via via coinvolte si attivano. «Stefania, ad esempio, è una trentenne tornata in Italia lo scorso ottobre. Appena appreso del cambio di legge, ragione del suo rientro, è entrata nel nostro gruppo e da allora è diventata un motore inarrestabile. Si è attaccata al telefono e per giorni ha contattato le segreterie di tutti i politici interessati. Non ha mollato finché non ha ottenuto risposta». Si cercano gli indirizzi mail sul sito della Camera e si scrive ai vari ministri.

Mentre il network si allarga, c'è anche chi porta i propri contatti personali e piano piano il gruppo riesce ad entrare in contatto diretto con l'onorevole Alessandro Pagano, il vice-ministro all’Economia e Finanze Enrico Morando, e il viceministro della Giustizia Enrico Costa. Alcuni giornali nel frattempo sollevano la vicenda. Linkiesta, Il Fatto Quotidiano e il blog di Severgnini sul Corriere.it.

«Abbiamo parlato delle 10.000 famiglie coinvolte dalla cancellazione della legge, siamo riusciti a dimostrare di essere un gruppo ben organizzato»

«A margine di un convegno milanese siamo riusciti a incontrare direttamente Morando. Abbiamo parlato delle 10.000 famiglie coinvolte dalla cancellazione della legge, abbiamo mostrato gli articoli usciti sulla stampa. E siamo riusciti a dimostrare di essere un gruppo ben organizzato e coordinato».

Anche i social network diventano utili. Francesco & company twittano coinvolgendo in un dibattito sul web tutti i referenti capaci di sbloccare la situazione. Intanto la petizione raccoglie firmatari. A fine dicembre sono più di mille.

E il governo, a fine dicembre, accoglie la richiesta.

«Grazie alla nostra mobilitazione, è stato inserito nella legge finanziaria un emendamento che tutela le persone rientrate in Italia fino al 31 dicembre 2015. Per queste persone continuano a potersi applicare i benefici previsti dalla legge 238/10 (la Controesodo) fino al periodo d'imposta 2017», spiega Francesco, come previsto dall'estensione approvata a gennaio 2015.

«Questa vicenda mi ha insegnato molto. E ha lasciato in molti di noi la voglia di continuare a collaborare per difendere i nostri interessi»

«L'altro giorno, dopo settimane in cui all'asilo dei miei figli il termosifone era acceso un giorno sì e un giorno no, ho twittato al Comune di Milano chiedendo di prendere provvedimenti. Mi hanno risposto subito dopo, dicendo che interverranno», dice Francesco. È la sua risposta alla domanda: Credi che manterrai questo spirito di intervento, ora?

«Questa vicenda, spiega poi meglio Francesco, mi ha insegnato molto. E ha lasciato in molti di noi la voglia di continuare a collaborare per difendere i nostri interessi. Vorremmo ad esempio non disperdere la community che si è creata e costituire un'associazione che collabori alla implementazione della nuova legge Controesodo, soprattutto dove si tratta di definire chi sono gli expat che ne possono usufruire. Ad oggi, per come si sta strutturando, pare privilegiare i ricercatori universitari a discapito del mondo dell'economia reale».

La soddisfazione più grande, chiude infine Francesco, «non è tanto l'aver difeso il mio interesse personale. Ma quello di aver potuto dire: “Ce l'abbiamo fatta” a tutti quelli che si erano uniti alla nostra battaglia».

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