Primarie a Milano
7 Gennaio Gen 2016 1425 07 gennaio 2016

Milano, le voci degli elettori: non ci interessano le primarie, vogliamo casa e lavoro

Gli elettori che non ti aspetti: tassisti contro Sala e studenti che prendono un aereo per votarlo. Critiche a Pisapia: «Appoggiare la Balzani? Un suicidio della sinistra e uno sgambetto a Majorino». La corsa a tre Majorino-Sala-Balzani è una gara al candidato più "popolare".

Milano
Marco Lamberto/EyeEm/EyeEm Premium/Getty Images

Tassisti contro Giuseppe Sala, studenti divisi, commercianti menefreghisti, quartieri di periferia che aspettano di conoscere i programmi elettorali. Le primarie della sinistra a Milano sono anche questo: non solo polemiche interne alla coalizione, retroscena fra Palazzo Marino e Palazzo Chigi, querelle su nomi e date.

Nella Milano affollata per i saldi di inizio anno si sentono sopratutto le voci dei cittadini. Gli elettori di sinistra che non ti aspetti, come i tassisti posteggiati in piazza Fontana, quelli che non hanno votato Pisapia nel 2011 e che oggi guardano invece allo schieramento di centrosinistra. Perché? «Perché chi si aspettava i bolscevichi ha dovuto ricredersi. Pisapia, in fin dei conti, ha deluso sia i suoi principali sostenitori che gli avversari», spiega un tassista di Lambrate. E aggiunge: «Giuseppe Sala è una minestra riscaldata e sopratutto un voltagabbana». Il riferimento è al passato da tecnico della Moratti del manager di Expo. «Fra Majorino e Balzani non so chi dei due abbia meno carisma ma la giunta in cui hanno lavorato per quanto ci riguarda non ha fatto male. In questa città la mobilità funziona». Semmai i tassisti si stupiscono che proprio l'assessore alla mobilità Maran, appena elogiato, appoggi pubblicamente Sala.

«Giuseppe Sala è una minestra riscaldata e un voltagabbana perché è passato dalla Moratti alla sinistra senza battere ciglio»

Tassista di Lambrate

A poche centinaia di metri di distanza i pareri diventano meno netti: fuori dalla biblioteca Sormani di Largo Augusto, gli universitari fumano e preparano la sessione di esami – incombenza, questa sì, percepita come cruciale. Fra il disinteresse generale c'è anche chi per votare il 7 febbraio prenderà un aereo. «Studio economia a Rotterdam», racconta Giovanni, «e tornerò per votare Sala. Se è riuscito a gestire Expo, le opere pubbliche e i flussi di visitatori sarà sicuramente un ottimo sindaco. Non mi interessa se lavorava con la Moratti. Alle amministrative voto un nome e una faccia, non un'idea».

«Il 7 febbraio prenderò un aereo da Rotterdam per venire a votare alle primarie. E voterò per Sala. Se ha gestito Expo può fare il sindaco di Milano. Non mi interessa se stava con la Moratti, alle comunali voto una faccia e un nome, non un'idea»

Giovanni, studente di economia a Rotterdam

Non tutti sono d'accordo: alla Camera del Lavoro di corso di Porta Vittoria è un via-vai di sindacalisti della Cgil. Per loro il dato politico invece conta: «Queste elezioni comunali riflettono ciò che avviene a Roma, non sotto la Madonnina: il destino di Sala è legato alla popolarità di Renzi». Quello che i sindacalisti non si spiegano è la doppia candidatura a sinistra: «Pisapia ha prima appoggiato la Balzani, poi si è tirato indietro per fare l'arbitro, anche se fa appoggiare la Balzani da Paolo Limonta, suo braccio destro».

Per i sindacalisti la battaglia Majorino-Balzani è «un gioco a perdere».

«Sala vince se Renzi vince. Sala perde se Renzi perde. Queste elezioni comunali si fanno a Milano ma sono il riflesso ciò che accade a Roma»

Sindacalisti Cgil, Camera del Lavoro

Lo scontro interno alla sinistra non se lo spiega nemmeno Pietro, studente di architettura: per lui l'appoggio di Pisapia alla Balzani è «un suicidio della sinistra e un assist a Sala». E ancora: «Voterò Majoino perché non mi piace la trappola che gli hanno organizzato». Fra gli studenti sono in molti a fidarsi dei consigli dei giovani Democratici. Ma gli stessi giovani del Pd non hanno ben digerito le ultime sparate della campagna elettorale: Sala che vuole una vicesindaco donna, e Majorino che promette un assessore omosessuale (dichiarazione poi rettificata), «come se si trattasse di panda in via d'estinzione» ha ironizzato qualcuno.

«Candidare sia la Balzani che Majorino? È un suicidio politico. Voterò su indicazione dei miei amici dei Giovani Democratici»

Pietro, studente di architettura

Si esce dal centro per spostarsi nelle periferie, dove si gioca una partita da migliaia di voti. Fra questi palazzi c'è poco spazio per i giochi di prestigio, le priorità sono solo due: «Casa e lavoro» dicono all'entrata della metropolitana di Corvetto. Stesso discorso a nord, fra via Imbonati e Maciachini, dove i candidati «possono anche stracciare il resto del programma».

Da settimane i candidati fanno a gomitate per presentarsi all'elettorato come i più “popolari”. Sala nei quartieri periferici gode dell'appoggio degli assessori Granelli (sicurezza) e Benelli (casa), ma sconta proprio il maxi-stipendio legato all'esperenza in Expo. Per colmare il gap si è dichiarato storico elettore comunista e ha già battuto i quartieri Giambellino – dove si è vantato di aver raccolto 200 firme per la candidatura – e il Corvetto.
Pierfrancesco Majorino è stato il 6 gennaio a Quarto Oggiaro e domenica 10 sarà a Niguarda. Ha l'appoggio di cooperative, onlus e alcuni consiglieri comunali di peso, ma soffre l'immagine da “sinistra da salotto”.
Anche Francesca Balzani si sta prodigando per mostrarsi come una “candidata di strada” e spogliarsi dei tecnicismi un po' “freddi” da assessore al Bilancio. Ma a dicembre, intervistata da Radio Popolare, alla domanda «dove passa il 24?» ha risposto «in casa con i miei figli», confondendo lo storico tram che percorre via Ripamonti con la vigilia di Natale.

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