Viaggi
7 Gennaio Gen 2016 1610 07 gennaio 2016

Volare high cost: anche col petrolio in calo le compagnie ci guadagnano

Il prezzo del barile è in picchiata. Ma la sopratassa carburante rimane la stessa, o in alcuni casi è aumentata. E i vettori nel 2015 hanno raggiunto utili record

D8eac3a4 B9aa 4Ca7 A7a7 E67d99912022 Large
(Getty Images/Scott Olson)

Due anni fa il prezzo del petrolio superava i 100 dollari. Oggi continua a raschiare il fondo del barile, scendendo sotto i 35 dollari. Ma le compagnie aeree non ne vogliono sapere di adeguare i prezzi dei biglietti. E i passeggeri pagano ancora sempre la stessa salata sopratassa carburante, come ai tempi d’oro.

Il cosiddetto fuel surcharge era stato adottato più di dieci anni fa dalle compagnie aeree per tutelarsi dalle oscillazioni del prezzo del petrolio. Un costo che avrebbe dovuto fare riferimento al prezzo del barile, e che invece non sembra adeguarsi al petrolio in picchiata. Per i passeggeri questo significa un surplus di prezzo che va dai 25 euro per le tratte brevi fino a oltre 450 euro per le tratte intercontinentali. Con un incidenza di circa il 50% sul costo del biglietto.

Le compagnie che hanno adeguato al ribasso la tassa sono poche: si tratta per lo più di vettori asiatici, da Cathay Pacific a Japan Airlines. Per tutte le altre il ritocchino non c’è stato: le società pagano di meno la benzina, ma i passeggeri sborsano sempre la stessa tassa e i prezzi dei biglietti non calano. Chi ha volato durante le vacanze natalizie se ne è accorto. E ci sono casi in cui la sovratassa carburante è diventata anche più cara. Prendiamo un volo Alitalia: sulla tratta Milano-Roma-Algeri andata e ritorno, il fuel surcharge è aumentato dai 66 euro del 2014 agli 88 euro del 2015. O ancora il volo per Istanbul da Milano della Turkish Airlines: in questo caso l’aumento è stato da 66 a 82 euro.

E non è un caso forse che, secondo le ultime stime della Iata, l’associazione mondiale del trasporto cui aderiscono circa 260 compagnie, nel 2015 sono previsti utili netti per 33 miliardi. L’utile complessivo più alto mai raggiunto dalle compagnie aeree. Secondo molti analisti, la discesa del prezzo del petrolio continuerà anche nel 2016 fino a toccare i 20 dollari al barile. Tant’è che, sempre secondo la Iata, nel 2016 si dovrebbe raggiungere un altro record, quello dei 36,3 miliardi di dollari di profitti aggregati a livello mondiale. Il motivo principale di questi affari d’oro lo indica la stessa associazione nel suo comunicato: il basso prezzo del petrolio.

«Con i valori del prezzo del petrolio così bassi da oltre un anno, il balzello potrebbe essere ridotto o meglio ancora scomparire del tutto per essere inglobato nel costo base del biglietto dando così a tutta l’industria del trasporto aereo un segnale di trasparenza verso il consumatore»

«Con i valori del prezzo del petrolio così bassi da oltre un anno», dice il titolare di una agenzia di viaggi, «il balzello potrebbe essere ridotto o meglio ancora scomparire del tutto per essere inglobato nel costo base del biglietto (come avviene per le compagnie low cost, ndr) dando così a tutta l’industria del trasporto aereo un segnale di trasparenza verso il consumatore».

Perché questo non succede? Le compagnie aeree si difendono, come avevamo già scritto, chiamando in causa i contratti di acquisto carburante anticipati, che non consentirebbero una ripercussione immediata sui prezzi. Una giustificazione che poteva valere a fine 2014, ma non ora, visto che il prezzo del petrolio continua a scendere ormai da due anni.

La verità, come sempre, starebbe nei dettagli: inglobando la sopratassa carburante nel prezzo base del biglietto, le compagnie sarebbero obbligate a pagare più tasse. La parte del biglietto composta dalle tasse non è invece soggetta a imposta. E poi, dicono gli agenti di viaggio, c’è anche un motivo commerciale: spostando il sovraprezzo carburante dal campo tasse al costo base, le compagnie sarebbero obbligate a pagare commissioni più alte alle agenzie di viaggio.

Contro il mancato ribasso del fuel surcharge, ad agosto l’associazione dei consumatori Codacons aveva presentato 104 esposti in altrettante procure, coinvolgendo anche Antitrust ed Enac. Secondo Mario Bevacqua, ex presidente dell’Uftaa, United Federation of Travel Agents, si tratta di una vera e propria «frode ai danni dei consumatori». Le denunce arrivano anche dall’estero. Gli organizzatori della tradizionale parata del primo dell’anno a Londra hanno denunciato come i 5mila americani accorsi nella capitale inglese per l’evento sono stati costretti a pagare una sovratassa di circa 460 dollari per biglietto. Un incasso di circa 2,5 milioni di dollari. Nonostante il prezzo del petrolio continui a essere oltre il 60% più basso rispetto a quando la tassa è stata introdotta.

Inglobando la sopratassa carburante nel prezzo base del biglietto, le compagnie sarebbero obbligate a pagare più tasse. La parte del biglietto composta dalle tasse non è invece soggetta a imposta

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook