Modifiche costituzionali
12 Gennaio Gen 2016 1825 12 gennaio 2016

Tra Stato e Regioni chi decide cosa

Trivelle, trasporti, lavoro. Con le modifiche alla Costituzione, una ventina di materie vengono ricentralizzate nelle mani del governo di Roma

Trivelle
(Getty Images/DESIREE MARTIN)

Quello sulle autorizzazioni alle trivelle, dalla Puglia alla Sicilia, è solo l’ultimo degli scontri tra Stato e Regioni sulle competenze degli uni e degli altri. Dieci Regioni hanno sottoscritto il referendum contro la ricerca di petrolio; il governo prima gli ha dato ragione inserendo il divieto nella legge di stabilità, poi ha concesso le autorizzazioni. E ora il governatore pugliese, Michele Emiliano, ha annunciato il ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione. Con la riforma costituzionale che l’11 gennaio ha avuto il suo secondo sì dalla Camera, di scene di questo tipo non se ne vedranno più.

Il ddl Boschi, una volta approvato, modificherà il Titolo V della Costituzione, ampliando le competenze statali. E ricentralizzando circa venti materie, da quelle sull’ambiente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione, finora in concorrenza tra Stato e Regioni (dopo le modifiche costituzionali del 2001). Una scelta, che in questi anni ha portato a un ingorgo continuo di ricorsi alla Consulta da parte delle Regioni da un lato e del governo dall’altro. Soprattutto su opere e decisioni in materia di energia e ambiente.

Ma non sono mancati i ricorsi sulle materie relative all’istruzione. Luca Zaia, governatore del Veneto, a settembre ne ha presentato uno contro la Buona Scuola perché la riforma sarebbe lesiva dell’autonomia amministrativa della Regione. La stessa cosa ha fatto la Puglia. Sull’abolizione delle province, invece, erano state Campania, Veneto, Lombardia e Puglia a presentare ricorso contro la legge Delrio, salvo poi vederselo respingere dalla Consulta.

Neanche il governo di Roma, nel frattempo, se ne è stato con le mani in mano. Ricorrendo, ad esempio, contro la Regione Toscana davanti alla Corte costituzionale per via della legge sulla pianificazione dei centri commerciali in modo che non avessero un impatto sulle rete commerciale esistente. E anche contro la Regione Sicilia, a proposito della riforma del servizio idrico firmata da Rosario Crocetta.

Il ddl Boschi modificherà il Titolo V della Costituzione, ampliando le competenze statali. E ricentralizzando circa venti materie, da quelle sull’ambiente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione, finora in concorrenza tra Stato e Regioni

(dal sito web della Camera dei deputati)

Ora, riformando di nuovo il Titolo V, la pila dei ricorsi sulle scrivanie dei giudici della Corte costituzionale dovrebbero ridursi. La “competenza concorrente” viene soppressa con una redistribuzione netta dei pani e dei pesci. Le Regioni tornano a occuparsi di questioni territoriali. E le competenze concorrenti, come porti, aeroporti civili, distribuzione dell’energia, trasporti e infrastrutture strategiche, tornano in mano a Roma. Tutte questioni che in questi anni, dalla Tav al Tap, su cui Emiliano ha presentato puntualmente ricorso, hanno fatto esplodere scontri accesi tra i territori e il governo centrale.

Nei poteri che passano in mano allo Stato centrale ci sono anche le politiche attive sul lavoro, con la costruzione della tanto annunciata Agenzia unica prevista nel Jobs Act, dopo il flop dei centri per l’impiego locali. E ci sono pure la sicurezza sul lavoro e l’ordinamento delle professioni.

E se qualcosa non dovesse essere chiara, l’asso nella manica della riforma Boschi si chiama “clausola di supremazia”, in base alla quale la legge statale, su proposta del governo, può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva, quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o la tutela dell’interesse nazionale. Altro che “no alle trivelle”, questa è l’ultima volta che Emiliano & Co. potranno avere voce in capitolo.

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