Una nuova tempesta perfetta?
19 Gennaio Gen 2016 0026 19 gennaio 2016

Ieri il debito, oggi le sofferenze: attento Renzi, rischi un nuovo 2011

Gli avvertimenti di Draghi, le minacce tedesche, il braccio di ferro con Juncker, il lunedì nero delle banche. Renzi rischiatutto: o ottiene ciò che vuole, o rischiamo il commissariamento

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Foto THIERRY CHARLIER/Getty

Per capire cosa sta succedendo in questi giorni attorno alle banche italiane, bisogna riavvolgere il nastro a fine dicembre. Un mese fa, circa. Era il 14, quando il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi prende l'aereo da Francoforte per parlare a un convegno organizzato da Prometeia, a Bologna. In prima fila ci sono tutti i più importanti banchieri del Paese. L’Italia, scandisce di fronte a loro Draghi, avrebbe dovuto «creare le condizioni per un rapido smaltimento dei prestiti deteriorati».

Tempo cinque giorni, siamo al 19 di dicembre, e Lars Feld, consigliere economico del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble concede un’intervista a Federico Fubini del Corriere della Sera: «In molti Paesi dell’area euro, fra i quali l’Italia, restano correzioni da fare nei bilanci delle banche», esordisce Feld.

Difficile equivocare l'oggetto del discorso di Draghi e Feld. Le sofferenze bancarie italiane, vale a dire i crediti che non verranno mai più risarciti dai debitori, sono stimate in circa 200 miliardi di euro: il 16,7% dei depositi - contro il 3.4% della Germania e il 4% della Francia - una percentuale pari al triplo della media europea. Praticamente, un avviso ai naviganti: le quattro banche sono solo l'antipasto.

Non solo però. Perché oltre all'avvertimento arrivano pure le istruzioni per l'uso, riassumibili in un paio di regole di quelle che a noi italiani piacciono poco. Dovete fare da soli, la prima. Rispettando le regole, la seconda. «Qualcuno vorrebbe che la Banca d’Italia tornasse a finanziare in deficit anche i fallimenti bancari…», ricorda sibillino Draghi. « la Commissione Ue impedirà salvataggi delle banche da parte del governo o sussidi nascosti agli istituti», gli fa eco Feld.

Messaggio ricevuto, Matteo? Non esattamente. È dello stesso giorno il primo dei molti attacchi di Renzi alla Merkel, durante l'Eurogruppo sull'Unione monetaria: «Non potete raccontarci che state donando il sangue all'Europa, cara Angela», la apostrofa il presidente del Consiglio e subito dopo le chiede perché la Germania si opponga ad un’assicurazione europea dei depositi bancari.

È convinto, il premier, che tra attentati, profughi e disordini come quelli di Colonia, tutto voglia l’Europa tranne un nuovo fronte di crisi. E che quindi, di riffa o di raffa riuscirà a ottenere quel che vuole

Da lì in poi è un escalation. Dopo aver approvato senza battere ciglio la normativa sul bail in solo un paio di mesi prima, Renzi ora vuole sia la bad bank, sia la revisione al Fiscal Compact. Per farlo non esita a mettersi di traverso sia sui sussidi alla Turchia per la gestione dell'emergenza migranti, sia relativamente al progetto del gasdotto North Stream. È convinto, il premier, che tra attentati, profughi e disordini come quelli di Colonia, tutto voglia l’Europa tranne un nuovo fronte di crisi. E che quindi, di riffa o di raffa riuscirà a ottenere quel che vuole.

Quel che ottiene, in realtà sono la stizza del presidente della commissione Jean Claude Juncker, i rimproveri di Lady Pesc Federica Mogherini e una serie di attacchi speculativi su banche italiane come Monte dei Paschi e Carige, che più di altre hanno la pancia piena di sofferenze. La fiducia dei risparmiatori e degli investitori, timorosi di un bali-in e di un nuovo caso “quattro banche”, vacilla. E più vacilla, più Renzi rilancia. E più Renzi rilancia, più Draghi si arrabbia - dicono -, furioso per la strategia negoziale del premier italiano, che non ha fatto altro che alzare la soglia di attenzione (e preoccupazione) sull’Italia.

Sullo sfondo lo spettro di ciò che Renzi vorrebbe evitare a ogni costo: chiedere aiuto (e soldi) allo European Stability Mechanism - il celeberrimo Fondo Salva Stati - che di fatto significherebbe il commissariamento del governo. Qualcun altro forse lo vorrebbe, eccome: «Non credo che l’attuale situazione porterà necessariamente a una richiesta di aiuto al fondo salvataggi Esm. Non prevedo un contagio. In ogni caso, staremo a vedere», conclude Feld la sua intervista al Corriere, ridacchiando. Gli avvoltoi cominciano a volteggiare su Palazzo Chigi. Do you remember 2011?

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