22 Gennaio Gen 2016 1551 22 gennaio 2016

Acque reflue: Bruxelles bacchetta l'Italia e il conto lo pagano i cittadini

In arrivo le sanzioni dopo le condanne. Un comma inserito nella Legge di Stabilità permette al Ministero dell'Economia di rivolgersi alle amministrazioni locali

Wastewater
Mario Tama/Getty Images

500 milioni all’anno già messi in conto da Palazzo Chigi. Questa è la cifra che riguarda la maxi multa che verrà quantificata nell’ambito delle contestazioni mosse dalla Corte di Giustizia Europea. La quantificazione della sanzione riguarda la prima di tre procedure aperte della Corte che riguarda in totale 2500 comuni italiani, tirati in ballo sulla cattiva applicazione della direttiva relativa al trattamento delle acque reflue.

Non sono di certo una novità le procedure di infrazioni e le condanne della Corte Europea nei confronti dell’Italia. Il Belpaese infatti con i suoi 153 milioni di sanzioni da corrispondere a Bruxelles è prima in questa poco lusinghiera classifica. La novità sta invece nei commi della Legge di Stabilità: come previsto dal comma 813 il ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe rivalersi sulle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna. Le sanzioni dunque potrebbero colpire direttamente regioni, comuni e altri enti locali portando possibili aumenti di tariffe e tributi locali.

Come previsto dal comma 813 il ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe rivalersi sulle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna

Ai 153 milioni di sanzioni vanno aggiunti nei conti aperti tra l'Italia e Bruxelles i 30 milioni di euro per gli aiuti di stato (revocati) a favore delle imprese di Chioggia e Venezia e, ancora, ricorda Magi, i «circa 22 milioni di euro» che il 16 gennaio sono stati pagati come prima multa semestrale sulla questione ecoballe in Campania e «le ulteriori decine di milioni di euro dovuti come seconda multa semestrale per le discariche abusive sparse sul nostro territorio».

Riccardo Magi, segretario nazionale dei Radicali, che in un dossier hanno fatto una ricognizione trasparente delle procedure in capo all’Italia, è stato chiaro: «La situazione italiana sul trattamento delle acque reflue è da terzo mondo e ha dell'incredibile se si considerano le risorse stanziate: ben 3,2 miliardi per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti». Il 15 dicembre scorso la Commissione europea ha comunicato l’intenzione di proporre gli importi delle sanzioni per non aver risolto i problemi accertati nella sentenza del 2012 per 72 agglomerati urbani, situati in particolare nel mezzogiorno.

«La situazione italiana sul trattamento delle acque reflue è da terzo mondo e ha dell'incredibile se si considerano le risorse stanziate: ben 3,2 miliardi per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti»

Riccardo Magi, segretario nazionale dei Radicali

Ma non è finita, perché attualmente sono altre due le procedure di infrazione che coinvolgono l’Italia sullo stesso tema, e questa volta c’entra pure il nord Italia. Appare improbabile tutto venga messo a norma nei tempi prestabiliti, e a Palazzo Chigi già si aspettano altre stoccate da Bruxelles. Dal 2016 si inizierà a pagare, come previsto dalla Legge di Stabilità secondo due modi: chiedendo indietro i soldi delle sanzioni, oppure bloccando i trasferimento da Roma verso gli enti locali.

Lo stallo delle opere è stato denunciato anche dal capo dell’Unità di missione per il contrasto al dissesto idrogeologico Mauro Grassi, che nota come tali ritardi «portano contemporaneamente inquinamento, lavori fermi e, come si vede, sanzioni». Magi, riguardo alla responsabilità degli amministratori locali taglia corto: «La responsabilità di questo disastro è degli enti locali, per questo quando arriveranno le multe presenteremo esposti alla Corte dei conti per danno erariale, perché a pagare non siano i cittadini».

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