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E adesso sesso
23 Gennaio Gen 2016 1830 23 gennaio 2016

Se orgasmo vuol dire libertà, e il sesso diventa droga

Dalle pudiche letture dell’800 si è passati alla liberazione dell’ultimo secolo, in gran parte dovuta alla psicologia. Il sesso non è più colpa, e nemmeno amore. Per questo, disancorato e libero, è diventato potentissimo

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Prima della liberazione sessuale ci fu un prolungato ottocento, un lungo secolo di amore romantico e poco sesso parlato. La prima affermazione della borghesia si accompagnò a un restringimento del linguaggio sessuale. Nei romanzi dell’ottocento il sesso è il grande assente. Per la verità anche nella letteratura precedente non vi era spesso l’esplicita descrizione dell’atto che troviamo così spesso in quasi tutti i romanzi di oggi, alta o bassa letteratura che sia. Nell’ottocento la rarefazione del sesso in letteratura raggiunge l’apice. In un’epoca già ormai copertamente atea, in cui la religione era solo un vestito esteriore che copriva la morte di Dio, l’autocontrollo e la spiritualizzazione della vita quotidiana aumentarono. La liberazione dionisiaca che invocava Nietzsche non era sessuale, ma guerriera.

Poi, a cavallo tra anni ’60 e ’70 del ’900 ci fu la liberazione sessuale. In un’epoca che diventava scopertamente atea, il sesso fu la nuova mistica a sostituzione di Dio. Il sesso, o forse l’orgasmo, aveva il doppio vantaggio di essere un’esperienza sicuramente materiale eppure dotata di un suo aspetto spirituale. Il sesso è piacere, ma piacere psichico legato alle sensazioni e alle emozioni e culmina in un’esperienza d’intenso e orgiastico piacere che è a suo modo interiore e solitaria come un’elevazione mistica: l’orgasmo.

Non credete agli ingenui cantori dell’innocenza del piacere del sesso: il sesso non ci fa mai la cortesia del cibo, cioè sparire dopo averci concesso il suo piacere. La persona con cui abbiamo goduto rimane lì con noi, per dieci minuti o una vita intera, e con essa dobbiamo fare i nostri conti di odio e di amore.

L’esperienza sessuale un tempo arrivava quasi sconosciuta nella vita individuale e indissolubilmente legata alla riproduzione eterosessuale ed era un’esperienza sacra, sociale e temuta. Il raffinarsi delle tecniche contraccettive l’hanno ridotta a esperienza piacevole, almeno nelle conversazioni, sempre un po’ adolescenziali e boccaccesche. Nella pratica, il sesso – pur disgiunto dall’amore – mantiene una carica terrifica che lo rende più coinvolgente degli altri piaceri di quest’epoca materiale, primo tra tutti il cibo. Il piacere del sesso non avrà mai la semplicità rilassante e conviviale che può dare un pasto. Anche nell’incontro più occasionale vi è una goccia d’amore disciolta nel sesso che rende ambigua la copula degli umani, atto a metà tra il congiungimento ferino e l’abbraccio di anime, abbraccio che per un momento fuggevole crea un’aspettativa che va al di là del semplice scambio di piacere carnale. Eppure quell’aspettativa così densa poi subito svanisce, a conferma che sesso e amore si disgiungono e congiungono in continuazione, e forse questo rende ancora oggi l’esperienza sessuale attraente e terrifica.

Nel sesso si può provare contemporaneamente amore e odio, congiunzione strettissima e immediatamente fastidio per l’estraneità di un corpo col quale fino a un attimo prima ci si era compenetrati. Non credete agli ingenui cantori dell’innocenza del piacere del sesso: il sesso non ci fa mai la cortesia del cibo, cioè sparire dopo averci concesso il suo piacere. La persona con cui abbiamo goduto rimane lì con noi, per dieci minuti o una vita intera, e con essa dobbiamo fare i nostri conti di odio e di amore.

In un’epoca disincantata, che non cerca più alcun significato spirituale nelle esperienze emotive più coinvolgenti, l’orgasmo – grazie alla sua parentela spuria con l’amore – è l’unico sballo che davvero ancora mantiene un’illusione di significato che vada al di là del procurarsi un’emozione in maniera più o meno artificiale. Intendiamoci, anche il cibo mantiene la sua apparente naturalezza di droga spontanea. Ma nel cibo non c’è mai dramma, col cibo è impossibile litigare ed è difficile deludersi e ingannarsi. Nel sesso vi è invece un pizzico di tutto: piacere dei sensi e piacere della relazione con un altro essere umano e perfino un tratto aggressivo, quel tanto d’incomunicabilità e ferocia che lo apparenta alla violenza senza però – tendenzialmente – varcare il confine della violenza. Insomma il sesso è un piacere piccante, ideale per un’età priva d’illusioni e bisognosa di spezie.

Ellis demistificò il sesso separandolo non solo dalla colpa ma anche dall’amore, e qui sta la sua contemporaneità

La storia della liberazione sessuale è troppo lunga e ricca di eventi per raccontarla qui. Basti scrivere che è stata una rivoluzione psicologica, e lo conferma notare che tra i suoi principali autori ci sono almeno due fondatori della psicoterapia occidentale: Sigmund Freud e Albert Ellis. Il modello clinico di Freud – lo sappiamo tutti – implicava un atteggiamento meno repressivo verso il sesso, ma non bastava. Il patriarca Freud non predicava un comportamento libero ed edonistico.

È soprattutto l’opera di Albert Ellis che partecipa al movimento della liberazione sessuale, in maniera consapevole e pianificata. Ellis fu, negli anni ’50, uno dei fondatori della psicoterapia moderna, pragmatica ed efficiente. In quegli stessi anni fu anche uno degli iniziatori del movimento di liberazione sessuale, preparando i terreno alle rivoluzioni sociali di dieci anni dopo. Scrisse un best seller dal titolo significativo: Sesso senza colpa (Sex without guilt); pubblicò ogni mese i suoi articoli su sesso e amore sul quotidiano The Independent e infine collaborò con programmi radiofonici e televisivi. Fu lui tra i primi a diffondere idee liberali e anticonvenzionali sul sesso nei media di massa, e probabilmente ancora oggi quando commentiamo tra amici e amiche – scherzosamente, eppure inspiegabilmente un po’ tristi – qualche pettegolezzo sessuale, le considerazioni decolpevolizzanti che facciamo le conosciamo perché siamo a pochi gradi di separazione da qualcuno che negli anni ’50 lesse un suo articolo o ascoltò una sua trasmissione radiofonica.

Ellis demistificò il sesso separandolo non solo dalla colpa ma anche dall’amore, e qui sta la sua contemporaneità. Che il sesso possa allora essere una raffinata forma di droga relazionale lo dimostra propria la possibilità di diventarne dipendenti (www.stateofmind.it/2015/07/sex-addiction/). Una disponibilità illimitata e senza precedenti nella storia, in cui un’app dello smartphone ti offre la possibilità di segnalarti chi e dove è disponibile e a quale orario. There is an app for that. Con chiunque, o quasi, perché poi si scopre che i profili di donne sono per lo più falsi. Questione di donne ancora poco libere o semplicemente meno dipendenti da questa nuova droga? In attesa di saperlo, possiamo continuare a interrogarci e attendere che qualcuno ci risponda e ci dica la verità, vi prego, sull’amore.

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