25 Gennaio Gen 2016 1125 25 gennaio 2016

Unioni civili, perché boicottare Italo è un errore clamoroso

Basta coi boicottaggi, a Ntv, come a Barilla e Dolce & Gabbana. Errori pericolosi e armi a doppio taglio che non giovano alla battaglia per i diritti civili. E che non fanno onore a chi li propone

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SERGEI SUPINSKY/AFP/Getty Images

Quelli che ne sanno l'hanno subito definito un “fail” comunicativo. Uno di quei tentativi di ingaggio sui social network che producono l'effetto diametralmente opposto a quello sperato. Parliamo della risposta dei social media editor di Ntv - compagnia ferroviaria che opera nel mercato dell'alta velocità ferroviaria con treni a marchio Italo - a chi chiedeva conto degli sconti alle tariffe per chi si recava a Roma, al Family Day.

Di per se, il caso non esiste e non c'è ragione per non fidarsi della giustificazione che hanno dato quelli di Italo, al di là degli inciampi comunicative e delle excusatio non petite: gli sconti per manifestazioni politiche, culturali, sportive sono a disposizione per chi ne fa richiesta. Non ci credete? Bene. Indagate e smentiteli.

Sui social network, invece, è partita immediatamente una campagna che inneggiava al boicottaggio della compagnia ferroviaria, al pari di quelli analoghi occorsi a Barilla e Dolce & Gabbana per aver espresso la loro contrarietà ai matrimoni e alle adozioni per le coppie omosessuali.

Inciso doveroso: questo giornale ha sempre sostenuto le istanze della comunità Lgbt e si è sempre schierata contro le campagne discriminatorie contro i gay. Siamo per l'estensione dei diritti e delle opinioni, non per la loro limitazione. Abbiamo visto coi nostri occhi la messa all'indice dei libri (cosiddetti) gender e ricordiamo come fosse ieri un vicepresidente del consiglio secondo cui un gay non poteva insegnare in una scuola pubblica.

Invece che irridere e stigmatizzare, questo, sarebbe il momento di spiegare, di dialogare, di far sì che una scelta di parte possa diventare una scelta condivisa e non una bandiera ideologica che il primo governo avverso ribalterà appena salita al potere

Allo stesso modo, non ci piace l'andazzo che sta prendendo il variegato ed eterogeneo mondo di chi sostiene i diritti delle coppie omosessuali e, più in generale, delle famiglie non tradizionali.
Non ci piacciono i boicottaggi organizzati contro aziende, professionisti, persone ree di avere un’opinione e di averla espressa. Non ci piace l'irrisione di chi non la pensa come noi, tanto più se minoritario (ammesso e non concesso che lo sia) come le sentinelle in piedi. Non ci piace il doppiopesismo per cui è legittimo colorare di arcobaleno ogni palazzo pubblico indipendentemente da quel che ne pensano le minoranze mentre non lo è la scritta “Family Day” sulla facciata del Pirellone. Non ci piace la canea di chi ritiene che dissentire, o anche solo avere dubbi, su stepchild adoption e uteri in affitto sia illegittimo, o peggio ancora discriminatorio e razzista.

Invece che irridere e stigmatizzare, questo, sarebbe il momento di spiegare, di dialogare, di far sì che una scelta di parte possa diventare una scelta condivisa e non una bandiera ideologica che il primo governo avverso ribalterà appena salita al potere. Anche perché, non facciamo finta di niente, ci sono sondaggi che dicono che due terzi degli italiani sono contrari alla stepchild adoption. E forse, a parti invertite, saremmo noi a chiedere il referendum.

Attenzione, quindi: perché a colpi di boicottaggi e di irrisioni non si va lontano, né tantomeno silenziando o bollando come razziste e illegittime le opinioni dissenzienti. Questo, e non quello dei social media manager di Italo, rischia di diventare un errore di comunicazione fondamentale. Uomini avvisati, mezzi salvati.

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