1 Febbraio Feb 2016 1309 01 febbraio 2016

Il mistero dei cinesi che discendono dagli antichi romani

Secondo una ricostruzione, i loro antenati sarebbero soldati fuggiti dopo la battaglia di Carre. Secondo un’altra, sarebbero i mercanti della Via della Seta

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Vincenzo Pinto / Afp / Getty Images

Perdersi nel deserto del Gobi, tra Mongolia e Cina. E poi, nel bel mezzo del nulla, incontrare persone dall’aspetto occidentale. Allucinazione? Miraggio? Tutt’altro. È probabile che si tratti di alcuni abitanti del villaggio di Liqian, che da secoli hanno tratti caucasici. Secondo alcuni studiosi, sarebbero discendenti di antichi romani.

La tradizione parlava di centurioni romani fuggiti dopo la sconfitta di Carre, nel 53 a.C., dove si fronteggiarono le truppe di Crasso e i Parti. La sconfitta romana fu leggendaria. E secondo la ricostruzione, i soldati dispersi e/o catturati sarebbero arrivati nella zona del Gobi, sarebbero stati ingaggiati come mercenari in un’altra lotta, nel 36 a. C., tra Unni e cinesi. Questo li avrebbe portati a stabilirsi nella zona di Liqian, (nome derivato da Alessandria, secondo alcuni) dove avrebbero costruito un centro abitato.

Un’ipotesi suggestiva, bella. Il primo a tirarla fuori fu un professore di storia cinese di Oxford, Homer Dubs. Ci sono anche alcune ricostruzioni genetiche che confermano la ascendenza “europea” degli abitant di Liqian. Però c’è un però: mancano le tracce archeologiche. Non ci sono monete, manufatti risalenti a quel periodo. Per cui, fino a prova contraria, resta una tesi indimostrata. Affascinante ma indimostrata.

Più che di soldati in rotta dopo la battaglia di Carre (che – va notato – erano di origine e di etnia molto varia, non solo caucasica), è molto più probabile che si trattasse di mercanti della via della Seta, che già all’epoca dell’impero romano era al centro di una fitta rete di scambi. Non le guerre unirono i popoli, né le conquiste eroiche, insomma: ma il lento e costante vagare dei commercianti, inseguendo il sogno del guadagno, con il rischio di perdere tutto.

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