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2 Febbraio Feb 2016 1225 02 febbraio 2016

Giglio Group fa shopping per vendere in Cina

Un gruppo televisivo italiano ha un programma dedicato al Made in Italy sulla tv di Stato cinese. Ora il passo successivo: l’acquisto di una società specializzata nell’e-commerce per vendere tutti i prodotti di cui si parla nel programma. Una scommessa a cui la Borsa sta dando credito

Cina Italia Moda
Una sfilata di giovani stilisti italiani alla China Fashion Week di Pechino, ottobre 2015 (STR/AFP/Getty Images)

Chiamiamola la grande scommessa cinese. Giglio Group ha deciso di impiegare 5 milioni di euro, quasi tutto quello che ha raccolto per l’Ipo in borsa dello scorso agosto, per comprare una società di e-commerce, MF Fashion. Lo scopo: vendere la moda italiana ai cinesi, utilizzando una tecnologia finora mai sperimentata nel mondo delle vendite online, il cosiddetto “second screen”.

Facciamo un paio di passi indietro. Giglio Group è un gruppo televisivo italiano. Ha alcuni canali trasmessi in Italia con limitata visibilità, Acqua e Play.me, e un canale dalla diffusione molto maggiore, Nautica Channel, presente in 42 Paesi. Dal 2014 ha anche una società che trasmette in Cina. Si chiama Giglio Tv e produce un programma dedicato al Made in Italy: si parla di lusso, moda, arte, cibo e vino. I servizi sono in italiano, con sottotitoli in mandarino. Va in onda ogni sabato alle 18.30 su uno dei canali della televisione di Stato cinese, Cctv Travel, e ha diverse repliche. Grazie a una partnership con il Partito dei Giovani Comunisti Cinesi è trasmesso anche su due importanti piattaforme web. In totale, secondo la società (che cita dati della stessa Cctv) si arriverebbe a 100 milioni di telespettatori alla settimana.

Giglio Tv produce un programma sul Made in Italy, trasmesso dalla tv statale cinese. Gli spettatori sarebbero 100 milioni a settimana

Come usare tutti questi contatti? «Per ora abbiamo sfruttato questi milioni di contatti sul profilo dell’advertising, ma era un peccato non fare un passo successivo - ha detto il fondatore di Giglio Group, Alessandro Giglio, in un incontro con la stampa -. Ora lo possiamo fare, vendendo prodotti Made in Italy. Ci mancava un anello e lo abbiamo trovato comprando MF Fashion».

Nato nel 2011 per iniziativa di Fabio Marchesi e Marco Ghiselli, MF Fashion (nessun legame con l’inserto di moda del quotidiano Milano Finanza) è un operatore B2b del mondo dell’e-commerce. Fa da intermediario per distribuire i prodotti a grandi società del commercio elettronico, come Vente Privée, Yoox, Zalando, Saldi Privati e Amazon Buy Vip. Opera ormai in molti mercati internazionali, tra cui la Cina. L’accordo con Giglio prevede che in alcuni casi continuerà a essere un fornitore di questi big del commercio elettronico, in particolare di Yoox. In altri casi, per i marchi italiani che ancora non hanno hanno fatto accordi con questi operatori, opererà direttamente. Entro il 2016, ha detto Alessandro Giglio, la società diventerà operativa, con un magazzino (che opererà in outsourcing) nella zona franca di Shanghai.

La via di Giglio Group per vendere il Made in Italy ai cinesi è il “second screen”. Una tecnologia pensata per sfruttare l’alto utilizzo degli smartphone per vedere la tv e l’alta propensione all’acquisto online da mobile

L’altro tassello del puzzle è il second screen. Per capire di cosa si tratti mettetevi nei panni di un telespettatore cinese. Vedete in tv un programma dedicato al Made in Italy. Potete aprire un’app sul vostro telefonino o tablet. Vedrete lo stesso programma trasmesso in tv, ma con dei banner che compaiono quando viene inquadrato un vestito. Se cliccate sul banner, potete acquistare il prodotto su un sito di e-commerce. Oppure, se state vedendo in programma da una piattaforma web, potete cliccare sui vari banner senza aprire le applicazioni.

Se la strada del “second screen” funzioni o no è una grande scommessa perché finora nessuno l’ha utilizzata per scopi commerciali. Alcuni canali sportivi americani l’hanno sperimentata per trasmettere informazioni quali le formazioni delle squadre in campo. Se Giglio Group si è gettata su questa tecnologia, ha spiegato il fondatore del gruppo, Alessandro Giglio, è perché «il 70% dei consumi televisivi in Cina viene da pc, tablet e smartphone, perché le persone approfittano dei lunghi spostamenti per guardare la tv da questi supporti». Il dato non è stato accompagnato da una fonte, ma una serie di ricerche hanno in effetti mostrato come il 33% dei cinesi guardi video online ogni giorno e come quasi la metà delle persone che guardano la tv alla sera usino contemporaneamente telefoni e tablet per social media o shopping online. «Inoltre - ha aggiunto Giglio - il 60% degli acquisti di e-commerce in Cina avviene attraverso il mobile», una percentuale molto maggiore rispetto ai dati sugli acquisti via smartphone in Europa. «Incrociando questi due dati, le opportunità diventano molto interessanti», anche perché, ha chiosato, «nel 2015 in Cina, a dispetto delle preoccupazioni sul rallentamento dei consumi, l’e-commerce ha visto una crescita del 33 per cento». Le vendite con “second screen” sono previste anche negli Stati Uniti.

In Cina nel 2015 l’e-commerce è cresciuto del 33%

Giglio Group intanto ha comunicato i dati del bilancio 2015, il primo dopo una serie consolidamenti avvenuti nel 2014 e la quotazione nel mercato Aim di Borsa Italiana, dedicato alle piccole e medie imprese. I ricavi consolidati del gruppo sono stati pari a 13,9 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto al bilancio proforma del 2014. L’Ebitda è salito del 43% (a quota 4,6 milioni), mentre l’utile netto è stato di 1,1 milioni di euro. Nell’Ipo di agosto sono stati raccolti 6 milioni di euro e spesi 700mila euro per i costi di quotazione. Secondo la società, grazie agli acquisti (prima di MF era stata acquisita la società di distribuzione del segnale televisivo M-Three), gli obiettivi di fatturato previsti dal piano industriale per il 2019 saranno raggiunti nel 2016. Sarà quindi steso un nuovo piano industriale, che sarà presentato il 15 marzo alla Star Conference di Milano. Tra i soci di Giglio Group ci sono l’imprenditore franco-tunisino Tarak Ben Ammar e quello egiziano, Naguib Sawiris. Giglio Tv Hk Ltd vede invece la partecipazione al 49% complessivamente di Simest e del ministero dello Sviluppo economico.

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