4 Febbraio Feb 2016 0829 04 febbraio 2016

Aria fresca e profumata: piccola storia dell’Arbre Magique

All’inizio doveva essere una pin-up. Poi si preferì la forma del pino. Lo aiutò molto il fatto che anche l’industria dell’auto, negli anni ’50, stesse decollando

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Philippe Desmazes / Afp / Getty Images

In Italia, qualche anno fa, faceva rima con chic. Insieme ai tappetini nuovi, l’arbre magique era l’arma segreta di Max Pezzali per accalappiare le ragazze. Visto l’esito della canzone, conviene tenerne almeno uno di scorta.

Eppure la storia di Little Trees (il nome del brand) merita una certa attenzione. Nasce nel 1952 in America, a Watertown, nello stato di New York. In poco tempo diventa un fenomeno mondiale, che viene prodotto su licenza con vari nomi: in Inghilterra e in Irlanda è Magic Tree. In Germania (più Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi) si usa invece “Wunder Baum”. Per i Paesi latini, cioè Francia, Italia, Spagna e Portogallo, invece fa fede il marchio francese, cioè, appunto, Arbre Magique.

La magia sta tutta nel profumo: all’inizio, per tenere fede alla forma dell’oggetto, era un’essenza che richiamava il pino. Un’idea nata quando – narra la leggenda – il signor Julius Samann, l’inventore, incontrò un lattaio lamentoso. Perché si lamenta?, chiese. Semplice: non sopporto l’odore del latte che si irrancidisce, rispose l’uomo. Samann, chimico di origine tedesca fuggito in America dopo la presa del potere di Hitler, non se ne dimenticò: aveva studiato, in Canada, la composizione chimica del profumo di pino e cercava un modo per riprodurlo e diffonderlo in altri ambienti. Nel 1954 brevettò la sua invenzione: un foglio collegato a un filo, in grado di diffondere odore di pino.

La forma, però, non fu una scelta immediata: all’inizio riproduceva una formosa pinup, ma ben presto passò alla forma del pino. Non fu una scelta femminista, ma solo pratica: nel suo scartarsi, il cono permetteva una maggior permanenza della fragranza sulla superficie. Chi lo avvolgeva e svolgeva bene, poteva permettersi circa sette settimane di profumo. Non male. A Max Pezzali, però, queste cose non interessavano molto.

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