4 Febbraio Feb 2016 1355 04 febbraio 2016

Grillo preso sul serio: ecco cosa succederebbe con l’Iva al 50 per cento

Finanziare il reddito di cittadinanza con l'aumento dell'Iva. Il progetto grillino passato al vaglio dei numeri

Grillo Rivoluzione

Quando si può sfruttare –come nel caso di Beppe Grillo- la doppia veste di politico e mattatore comico, risulta possibile “spararla grossa” con proposte economiche fragorose per poi eventualmente ritrattare, scusandosi col dire che si trattava di una battuta.
Ha suscitato un qualche scalpore –e qualche sogghigno- il fatto che Grillo sia tornato sulle scene con uno show comico, durante il quale ha ammiccato alla proposta di finanziare il reddito di cittadinanza alzando l’aliquota IVA al 50% e nel contempo eliminando la tassazione sul lavoro.

Dal momento che la proposta è venuta fuori mentre Grillo indossava i panni dello showman è ancora più probabile che essa venga poi presentata come una boutade provocatoria: tuttavia, si può anche prendere sul serio la proposta ed analizzarla nei suoi tre elementi, cioè il reddito di cittadinanza, l’aumento dirompente dell’IVA e l’eliminazione delle tasse sul lavoro.

Non si può che essere d’accordo sul fatto che qualche forma di reddito di cittadinanza sia uno strumento migliore rispetto all’utilizzo dissennato di 9 miliardi di euro circa all’anno per finanziare lo sgravio IRPEF dei famosi 80 euro

Dal punto di vista della lotta alla povertà, con buona pace del Presidente del Consiglio non si può che essere d’accordo sul fatto che qualche forma di reddito di cittadinanza sia uno strumento migliore rispetto all’utilizzo dissennato di 9 miliardi di euro circa all’anno per finanziare lo sgravio IRPEF dei famosi 80 euro, che –in quanto detrazione fiscale- non va certamente a beneficio delle persone più indigenti, che non pagano nessuna IRPEF e dunque non ricevono lo sgravio. Dall’altro lato, si era già sottolineato come la proposta da parte del MoVimento 5 Stelle per un reddito di cittadinanza sconta l’importante rischio di trascurare gli incentivi economici, in quanto ogni 100 euro di reddito privato aggiuntivo si traducono in 100 euro in meno di reddito di cittadinanza ricevuto, con la conseguenza di sgonfiare ogni spinta –o quasi- alla ricerca di un lavoro da parte del cittadino che riceve il sussidio.

Una questione cruciale intorno al reddito di cittadinanza sta naturalmente nella necessità di reperire risorse pubbliche per finanziarlo. Sotto questo profilo, il secondo punto della proposta teatrale di Grillo dovrebbe esattamente rispondere alla questione: il mega innalzamento dell’aliquota IVA al 50% dovrebbe essere più che sufficiente a finanziare il reddito di cittadinanza, anche se –preso per se stesso- avrebbe l’effetto di schiacciare in maniera pesantissima i consumi. Se la proposta di Grillo fosse composta solo da questi due primi elementi (reddito di cittadinanza e aliquota IVA al 50%) si avrebbe l’ulteriore effetto di creare una partita di giro di dimensioni ingenti, in quanto una parte importante del reddito di cittadinanza stesso verrebbe utilizzata per pagare la nuova aliquota IVA al 50%.

il mega innalzamento dell’aliquota IVA al 50% avrebbe l’effetto di schiacciare in maniera pesantissima i consumi

Va però considerato il terzo elemento della proposta, ovvero l’eliminazione della tassazione del reddito da lavoro (pur lasciando nel vago la questione dei contributi previdenziali, che sono una componente corposa del cosiddetto cuneo fiscale sul lavoro): se si mettono insieme l’aliquota IVA al 50% e l’eliminazione delle imposte sul lavoro emerge paradossalmente una proposta di carattere einaudiano, in quanto si starebbe in buona sostanza rimpiazzando l’imposta sul reddito delle persone fisiche (più precisamente: la parte di imposta sul reddito da lavoro) con l’IVA, che di fatto è un’imposta sui consumi finali delle famiglie. In che senso si tratta di un approccio einaudiano? Semplicemente perché il passaggio da una tassazione del reddito a una tassazione del consumo implica che il risparmio sia detassato, scelta assai apprezzata da Luigi Einaudi in quanto si forniscono maggiori incentivi a che le famiglie risparmino di più.

Il rimpiazzo di un’imposta con un’altra si traduce in una variazione netta del gettito fiscale che –se positiva- fornisce risorse per finanziare il reddito di cittadinanza. Se questa è l’idea che ha in testa Beppe Grillo, allora più che una ritrattazione vorremmo sentire qualche chiarimento su quali conti dettagliati siano stati fatti –se sono stati fatti- e in particolare quale sia l’ammontare previsto del gettito fiscale aggiuntivo che possa essere utilizzato per finanziare il reddito di cittadinanza. Sarebbe anche interessante sapere come mai in questa proposta sono le tasse a finanziare il reddito di cittadinanza, mentre nulla viene detto sull’ipotesi alternativa di finanziare l’intervento grazie a una spending review che tagli altre spese pubbliche.

Sempre che non arrivi alla fine una qualche forma di ritrattazione, trincerandosi dietro la comoda maschera del comico che sta facendo uno spettacolo e dunque non va preso sul serio: la versione grillina del berlusconiano “sono stato frainteso”.

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