7 Febbraio Feb 2016 0221 07 febbraio 2016

Libertà di irrilevanza

Sulla libertà di coscienza “imposta” ai parlamentari del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo racconta bugie, si contraddice e manca l’ennesima possibilità di raggiungere un risultato politico. Ma per i Cinque Stelle è una strategia mortale

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ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

No, non c’è niente di scandaloso, in fondo, in un partito che lascia libertà di coscienza sul voto a un disegno di legge sulle unioni civili, a causa di un tema controverso e sensibile come quello dell'adozione del figlio del partner, la cosiddetta stepchild adoption.

C'è altro, però. E se non scandaloso, è perlomeno curioso.

C’è ad esempio, che Beppe Grillo, come al solito manipola la realtà come pochi. Non è vero, per dire, che «nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 non era presente alcun accenno alle adozioni», come ha raccontato il leader-non leader del Movimento Cinque Stelle visto che nel “post esplicativo” legato a quella votazione il deputato pentastellato Alberto Airola consiglia «di votare sì», perché «questo sarà il primo passo per riconoscere comunque dei diritti alle coppie etero e gay (tenete presente che il testo sulle unioni garantisce molto le coppie al pari del matrimonio, salvo adozioni ex novo per le coppie omosessuali)».

Del resto, cosa sono i dritti di qualche centinaia di migliaia di persone di fronte alla prospettiva di dare qualche grattacapo al governo?

Peraltro dal post esplicativo - che curiosamente dà pure indicazione di voto - si intuisce che i Cinque Stelle sarebbero stati ben più contenti se agli omosessuali fosse concesso di sposarsi. Circostanza, questa, suffragata da un tweet di Beppe Grillo datato 15 luglio 2012, in cui si dice che se l'Italia non ha una legislazione sulle coppie di fatto è «una vergogna che va attribuità a pdl, pdmenoelle e chiesa». Con un bell'hashtag #matrimonigay, giusto per sottolineare.

Però, si sa, cosa sono i dritti di qualche centinaia di migliaia di persone di fronte alla prospettiva di dare qualche grattacapo al governo? E cosa la sbandierata democrazia diretta e digitale che, in teoria, dovrebbe imporre ai deputati del Movimento di seguire le indicazioni del “popolo della rete”? Cosa il raggiungimento di un obiettivo politico di fronte alla purezza dell’ennesimo Aventino?

Non saremo noi a dare consigli - peraltro sgraditi - a guru della politica postmoderna come Gianroberto Casaleggio, ma un Movimento che non raggiunge alcun risultato, che antepone il metodo al merito per poi tradirlo sistematicamente, difficilmente dura lo spazio di uno sbadiglio. Molto semplicemente, perché chi vuole che il suo voto sia irrilevante e non cambi le cose, di solito preferisce non andare alle urne.

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