12 Febbraio Feb 2016 0800 12 febbraio 2016

Dubai, il paradiso dei latitanti italiani

Dall'ex parlamentare Pdl Amedeo Matacena all'ex Ad di Eutelia Samuele Landi. Manager, costruttori con famiglia (allargata) e tanti altri. Il trattato per le estradizioni con gli Emirati aspetta la ratifica da mesi e i ricercati italiani ne approfittano

Dubai
MARWAN NAAMANI/AFP/Getty Images

Uno studio legale di Torre Annunziata mette Dubai, capitale di uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti, tra “gli Stati migliori dove poter fuggire, ovvero Stati senza estradizione per l’Italia”. “Se i nostri problemi - si legge su uno dei siti della Tirelli & Partners dell’istrionico avvocato specializzato in diritto internazionale, Alexandro Tirelli - ci affliggono in maniera esagerata, e magari con l'aggravante di precedenti con la giustizia italiana, ci sono alcuni luoghi che sono migliori degli altri”.

A ragion veduta nessuno al momento potrebbe dare torto al dottor Tirelli. Anzi. Per dirne una a seguire il consiglio è stato l’ex deputato del Pdl Amedeo Matacena condannato in via definitiva dalla Cassazione a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Matacena si trova lì con divieto d’espatrio in seguito all’arresto avvenuto il 28 agosto 2013 dopo la pronuncia della Cassazione. L’ex parlamentare non può essere estradato. Tra Italia ed Emirati Arabi non esiste infatti un accordo sull’estradizione. O meglio, esisterebbe, ma è da ratificare dal settembre 2015.

Tra Italia ed Emirati Arabi non esiste infatti un accordo sull’estradizione. O meglio, esisterebbe, ma è da ratificare dal settembre 2015

Lo scorso 16 settembre il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato gli accordi con gli Emirati arabi per l’estradizione e la cooperazione giudiziaria. I patti, sottoscritti con l’omologo di Orlando, Sultan Bin Saeed Al Badi, prevedono che i due Paesi si impegnino reciprocamente a consegnare persone ricercate che si trovano sul proprio territorio, per dare corso ad un procedimento penale o consentire l’esecuzione di una condanna definitiva. Per la ratifica, il trattato deve approdare alla Commissione Esteri presieduta da Fabrizio Cicchitto. Solo che da sei mesi è tutto fermo.

A quanto risulta a Linkiesta la ratifica non è nemmeno stata calendarizzata nelle sedute della Commissione. In questi mesi c’è stato anche un rimpallo tra Esteri e Giustizia su a chi dovesse toccare la ratifica.

Per la ratifica, il trattato deve approdare alla Commissione Esteri presieduta da Fabrizio Cicchitto. Solo che da sei mesi è tutto fermo. La ratifica non è stata nemmeno calendarizzata

Nelle intenzioni del governo il trattato avrebbe dovuto avere, in virtù «delle eccellenti relazioni fra i due Paesi», immediata operatività «anche prima della loro entrata in vigore, prevista a seguito di ratifica parlamentare per l’Italia e del Consiglio Supremo Federale per gli Emirati Arabi».
Le cose però non sono andate così e da qui nasce il rimpallo di responsabilità tra la Farnesina via Arenula.

E così, allo stato dell'arte, Dubai rimane ancora uno “degli Stati migliori dove poter fuggire”. Oltre a Matacena, che dicendosi stufo delle definizioni di «latitanza dorata» ha tenuto a specificare che si «mantiene facendo il maître in un ristorante», la lezione l’hanno imparata in tanti, soprattutto per sfuggire a indagini e processi. Con lui nella “Montecarlo del 3000” si trova Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia, inseguito da due ordini di arresto e due condanne ancora non definitive a due anni.

Dubai rimane ancora uno “degli Stati migliori dove poter fuggire”

A Dubai dal 2011 c’è anche Andrea Nucera, costruttore, finito sotto la lente d’ingrandimento della procura di Savona per il crack delle sue società e la lottizzazione abusiva della cosiddetta zona T1 di Ceriale – il più grande cantiere edile del ponente ligure. Sulle sue imprese gravava anche una informativa antimafia che attribuivano legami con la cosca del boss del ponente ligure della ‘ndarngheta Carmelo Gullace. Il crack Nocera portò con sè altri nomi noti della classe dirigente ligure, tra cui Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige. Con Nucera negli Emirati si trova anche la compagna Simona Musso, a sua volta latitante e gestore di ristoranti, difesa dall’avvocato Franco Vazio. Chi è Vazio? Vicepresidente della commissione Giustizia in quota Pd, la stessa commissione Giustizia che potrebbe essere chiamata in via consultiva a partecipare alla ratifica dello stesso trattato di estradizione. Un bel conflitto d’interesse, ma Vazio si difende spiegando al Fatto Quotidiano che «da mesi non ho contatti con i miei assistiti, sto tranquillo: voterò nell’interesse dello Stato, come sempre».

Intanto a Dubai i latitanti possono continuare a dormire sonni tranquilli. Di mettere in calendario la ratifica del trattato sull’estradizione non pare essere in cima ai pensieri delle commissioni.

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