Roma 2024
18 Febbraio Feb 2016 1547 18 febbraio 2016

Le Vele di Calatrava a Roma: l'eterno cantiere si ripropone per le olimpiadi 2024

I lavori per la città dello sport sono iniziati nel 2005 e mai finiti: un mare di denaro pubblico sprecato. E i nomi che girano attorno all'opera incompiuta ma rottamata per i Giochi sono sempre gli stessi

Vele
foto da cambiaverso.it

Immaginate di mettere da parte un bel po’ di soldi. Una somma che vi permetta di costruirvi una bella casa. Talmente bella che chiamate un archistar per farvela disegnare. Decidete di fare le cose in grande e affidate la gestione del budget ad uno specialista e la costruzione alla società di un imprenditore che di fatto ha in mano il business giù in città. I lavori cominciano, la bella casa prende forma secondo il disegno dell’architetto. Poi, come ogni tanto succede, i lavori rallentano. La data di consegna si allontana e il costo aumenta, fino a raddoppiare, triplicare, debordare in maniera sempre più esagerata. Succede così che la bella casa resta a metà, la data di consegna non esiste più nel calendario e voi ci avete rimesso solo un sacco di soldi. E restate nella vostra vecchia casa.

Ora, immaginate che la casa sia in realtà una struttura sportiva grande, bella, avveniristica: una città dello sport da costruire a Roma, nella zona di Tor Vergata. Che l’archistar sia Santiago Calatrava e che il capitale venga gestito da Angelo Balducci, provveditore alle opere pubbliche che ha già seguito lavori importanti come quelli per il Giubileo del 2000. La società che dovrà fare i lavori appartiene alla galassia del gruppo Caltagirone. E i soldi sono sempre i vostri, i nostri, perché si tratta di un’opera pubblica. La cui costruzione viene decisa agli inizi del Duemila, quando viene scelto un terreno che appartiene all’Università di Tor Vergata. L’idea è buona, se non ottima: in un Paese dove le strutture sportive scarseggiano, dotare la capitale di una vera e propria città dello sport è cosa buona e giusta.

Pronti via, nel 2005 cominciano i lavori. A sovrintendere il tutto, come detto, c’è Balducci. Il suo nome è stato scelto dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, seguendo una prassi precisa del Governo. Ovvero quella di affidare un grande evento ad un commissario.
E Bertolaso, nel tempo, segue e seguirà importanti situazioni: dal terremoto di L’Aquila alla presidenza del G8 nella stessa città, passando per eventi sportivi come i Mondiali di ciclismo di Varese del 2008. La città dello sport di Tor Vergata rientra in un grande evento con tutti i crismi, perché nel frattempo l’Italia ottiene l’assegnazione dei Mondiali di nuoto del 2009.
E allora, perché non disputare le gare nell’opera, il cui disegno di Calatrava prevede due pinne di squalo, o vele, che si elevino verso l’alto con aerea grazia. I lavori cominciano: ad occuparsene è la Vianini Lavori, società che da sito web appartiene al 50,045% alla Caltagirone Spa, il cui presidente è Francesco Gaetano Caltagirone, al 2011 accreditato come tra i 20 uomini più ricchi d’Italia e membro di una famiglia da anni impegnata nel ramo costruzioni, business che lui ha poi allargato nel tempo anche all’editoria.

Nel 2005 cominciano i lavori. A sovrintendere il tutto c’è Angelo Balducci. Il suo nome è stato scelto dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, seguendo una prassi precisa del Governo. Ovvero quella di affidare un grande evento ad un commissario

Bertolaso, Balducci, Caltagirone. All’appello manca solo Giovanni Malagò, che dal 2000 è membro della Giunta Esecutiva del Coni e segue grandi eventi. Due in particolare gli Europei di pallavolo del 2005 e appunto il Mondiale di nuoto del 2009. Entrambe le competizioni hanno sede a Roma (la prima in coabitazione con Belgrado) e Malagò è uno che nella capitale ha le giuste entrature. «Malagò? Un fenomeno. Come quei giocatori che alla roulette capiscono il colore sul quale puntare. Passano dal rosso al nero e viceversa: sempre al momento giusto», dirà di lui Franco Carraro, uno che tra una poltrona e l’altra si è pure seduto su quella di sindaco della capitale.
Malagò si divide tra il Coni e il Real Circolo Canottieri Aniene, nato a fine Ottocento ma, fino a prima del suo avvento, considerato troppo papalino: Malagò lo trasforma nel fulcro dell’upper class capitolina. Se sei dentro, sei qualcuno. E mentre in città si fa a gara per entrare nella cerchia del Circolo, Malagò non smette di andare a scuola. Tre sono i suoi maestri: Gianni Agnelli, che lo chiama al mattino presto (come faceva con Platini e con tutti i suoi preferiti) per chiedergli notizie della mondanità romana, poi Gianni Letta e Luca Cordero di Montezemolo. Segnatevi il terzo nome.

Magari l’idea delle gare di nuoto in quelle che ormai vengono chiamate le “Vele di Calatrava” nasce ad una di quelle feste, alle quali se non c’è Malagò è una festa poco riuscita. Fatto sta che tutto è apparecchiato e si comincia. A Tor Vergata arrivano chili di ferro, tanti quanti ne servirono per una Tour Eiffel qualunque. Ma il sogno di chiudere i lavori per il Mondiale è appunto un sogno. Non si farà mai in tempo. Così i lavori, i cui costi erano già aumentati dagli iniziali 60 milioni di euro per adattare il prodotto finale alla kermesse iridata, si inchiodano. E si tirano fuori altri denari, stavolta per adattare un altro impianto, quello del Foro Italico, inaugurato nel 1932, perché quando c’era lui gli impianti arrivavano in orario. Non è un punto di poco conto, perché lo spostamento al Foro e i relativi pagamenti dei lavori daranno vita ad un forte attrito tra Malagò e Paolo Barelli, capo della Federnuoto. Già, perché il Coni, che nelle elezioni del febbraio del 2013 vede Malagò nominato presidente, aveva denuciato Barelli per doppia fatturazione per 820mila euro per lavori di manutenzione della piscina del Foro Italico. Barelli non l’aveva presa bene e la Fin aveva squalificato Malagò, da capo del Circolo Aniene, per 16 mesi per "mancata lealtà" e "dichiarazioni lesive della reputazione", pena poi annullata dal Collegio di Garanzia del Coni.

Le Vele di Calatrava, nel frattempo, restano un cantiere. Si può ammirare la struttura di ferro voluta dall’archistar, ma sotto le vele il nulla. Per Balducci e Bertolaso, intanto, i grandi eventi portano eventi poco piacevoli. I due vengono coinvolti dell’inchiesta sui lavori per il G8 della Maddalena, poi spostati a L’Aquila: è quella che porterà alla scoperta della “Cricca degli appalti” che scambiava favori di favori di varia natura in camhio dell’assegnazione di importanti lavori.
A rimetterci è soprattutto Balducci, che dopo aver rassegnato le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed aver affrontato un percorso giudiziario, si ritrova nel settembre 2014 a dover affrontare la confisca definitiva di beni per 13 milioni di euro. Bertolaso invece viene prosciolto da ogni accusa in prima istanza per una questione procedurale, ma in maggio dovrà affrontare un nuovo processo.

Per Balducci e Bertolaso, intanto, i grandi eventi portano eventi poco piacevoli. I due vengono coinvolti dell’inchiesta sui lavori per il G8 della Maddalena, poi spostati a L’Aquila: è quella che porterà alla scoperta della “Cricca degli appalti” che scambiava favori di favori di varia natura in camhio dell’assegnazione di importanti lavori.

Ok, ma le Vele? Negli anni, oltre al danno si è aggiunta la beffa. Perché il cantiere è stato riaperto, per portare a termine la benedetta città dello sport, in vista di quella che all’epoca è una candidatura olimpica non ancora certificata. Vengono spesi altri soldi (si arriva a 200 milioni di euro), che non bastano però per tutto il progetto che prevede piscine, ma anche campi da basket, pallavolo e tennis.
Ci vorrebbero altri denari, ma ci pensa il no del Governo Monti alla candidatura di Roma per i Giochi del 2020 a bloccare altri soldi e a rimettere il lucchetto a un cantiere che chi amministra Roma si ritrova sul groppone di volta in volta. L’ultimo è stato Ignazio Marino, che si è visto però snobbato dallo stesso Calatrava, che ha spiegato di voler parlare del progetto solo con l’Università di Tor Vergata. Lo stesso Marino ha poi scritto a L’Espresso una lettera, spiegando che il progetto che lui aveva proposto per il villaggio olimpico «avrebbe dovuto sorgere riqualificando strutture come un ex deposito Atac, un depuratore, un impianto per i rifiuti che volevo chiudere e parte degli edifici dell’aeroporto dell’Urbe. Cemento esistente, quindi, non nuove case, ma spazi verdi e di socializzazione intorno a strutture riconvertite».

Invece, Roma 2024 si farà anche alle Vele: basket, volley e zona sfruttata anche il villaggio olimpico. Lo ha annunciato Malagò, alla presentazione del dossier della candidatura gestita dal presidente del comitato promotore, ovvero Luca Cordero di Montezemolo. Pochi giorni fa, Guido Bertolaso ha annunciato di aver accettato un’altra candidatura, quella a sindaco di Roma alle prossime elezioni. Il nome di Balducci non ci sarà, per ovvi motivi. E quello di Caltagirone? «Provo a fare una profezia: ci diranno che il Villaggio Olimpico si dovrà fare nel verde di Tor Vergata e si dovrà prolungare la metro C. Il risultato è che le Olimpiadi secondo il modello Renzi saranno al servizio di altri interessi, non di quelli dei romani», diceva Marino un anno fa. Nel consorzio dei lavori per la realizzazione della metro C c’è anche la Vianini. Il cerchio è chiuso.

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