Mezzogiorno
23 Febbraio Feb 2016 1416 23 febbraio 2016

Salerno-Reggio Calabria: finire i lavori entro il 22 dicembre significa lasciarla incompiuta

Matteo Renzi ha detto che prima del Natale del 2016 inaugurerà la A3. Basta percorrerla per capire che c’è ancora tanto da fare. Ci sono lotti ancora da progettare, e un tratto è appena andato in gara. I sindacalisti: “Forse Renzi ci sta dicendo che non vuole finire l’autostrada?”

Operai Morti Autostrada Salerno Reggio Calabria

Quando Matteo Renzi, davanti alla stampa straniera, ha detto che il 22 dicembre 2016 l’autostrada Salerno-Reggio Calabria sarà finita, dalla platea è partita una fragorosa risata. E non solo perché prima di lui in tanti (da Berlusconi a Passera) si erano esercitati nello sport delle date di fine lavori della A3, sempre puntualmente disattese. Ma anche perché basta percorrere l’autostrada da Nord a Sud e da Sud a Nord per rendersi conto che “finirla” in pochi mesi sembra solo l’ennesima promessa. «Se Renzi vuole dire che i due cantieri oggi in esecuzione saranno finiti, è vero. Ma ci sono tratti appena andati in gara, altri ancora in progettazione, e altri ancora da mettere in sicurezza», dice Antonio Di Franco, sindacalista della Fillea Cgil locale. «Quello che ci aspettiamo da Renzi è che ci dica quando apriranno i nuovi cantieri, non quando chiuderanno quelli esistenti. O forse il presidente del Consiglio ci sta dicendo che non vuole finire la Salerno-Reggio Calabria?».

Partendo da Nord, al confine tra Basilicata e Calabria, il primo cantiere che si incontra è quello tra Laino Borgo e Campotenese. È su questo tratto che Renzi ha scommesso, puntando sulla data del 22 dicembre. Venti chilometri del famoso macrolotto tre parte due, a cavallo del massiccio del Pollino. Un tratto finito sotto la lente della magistratura non solo perché qui morì un operaio 25enne, cadendo da un’altezza di 80 metri nei lavori di demolizione del viadotto Italia. Ma anche perché il direttore dei lavori era Stefano Perotti, l’ingegnere pigliatutto vicino all’ex ministro Maurizio Lupi coinvolto nell’indagine “Sistema”. Dopo quattro mesi di sequestro, durante i quali auto e camion erano costretti a deviare nelle strade impervie di montagna (qui il nostro video), a luglio 2015 fu lo stesso neoministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a tagliare il nastro della carreggiata Sud.

Da allora in questo tratto si cammina su una sola corsia, mentre gli operai lavorano senza sosta, sette giorni su sette, nella pancia delle gallerie che bucano le montagne. Secondo le date indicate dall’Anas il cantiere dovrebbe chiudere a novembre 2017. «Ma i lavori finiranno prima», assicura Antonio Di Franco, che qui ha firmato un protocollo di legalità, con l’introduzione dei vigilantes per controllare gli accessi al cantiere, e un accordo integrativo con turni di lavoro da otto ore (e non più da 12, come accadeva prima), che ha portato alla fine 150 posti di lavoro in più. «Ad oggi oltre il 70% dei lavori qui è stato completato», dice. E tra luglio e dicembre 2016 si dovrebbe finire. «Grazie anche all’attenzione mediatica che c’è stata su questo tratto».

Il lotto dal Viadotto Stupino ad Altilia è appena andato in gara. E altri tre tratti sono ancora da progettare e finanziare. Tra cui uno a forte rischio idrogeologico

Ma un cantiere non fa la Salerno-Reggio Calabria. A Sud del Pollino, il serpentone pieno di toppe continua. E finire entro dicembre 2016 quello che si è cominciato, si sta ancora progettando o si deve addirittura appaltare sembra un sogno. «Il lotto dal Viadotto Stupino ad Altilia è appena andato in gara», spiega Di Franco. «Bisognerà aspettare ancora molto tempo prima di finire quei lavori». E il vicino tratto, da Cosenza a Rogliano, è ancora in fase di progettazione. «Si tratta di un’area a forte rischio idrogeologico che non può rimanere così com’è», ribadisce il sindacalista. Una strozzatura, al centro della Calabria, che nel 2009 franò a causa delle forti piogge, provocando due morti e tre feriti. Questa è la strada che da Nord porta all’aeroporto internazionale della Calabria, quello di Lamezia Terme. Qui, quando piove, tutti sanno che bisogna andare molto piano, perché con l’asfalto dissestato si rischia ancora tanto.

«La verità è che si dovranno aprire altri cantieri», spiega Di Franco, «anche dopo dicembre 2016». Tutto, tra l’altro, è scritto nero su bianco sul sito dell’Anas. Il piano di ammodernamento dell’autostrada, finora costato 8, 233 miliardi, prevede il rifacimento di altri tratti autostradali. Oltre al tratto Cosenza-Rogliano, ce ne sono altri due ancora da finanziare: quello tra Sant’Onofrio e Pizzo Calabro, e quello tra Morano e Sibari. E un macrolotto, tra il chilometro 270 e il chilometro 286, risulta ancora da appaltare. Chilometri e chilometri di “non autostrada”, spesso senza corsie di emergenza, per i quali dovrebbero essere stanziati altri 2,3 miliardi. Ma forse Renzi lo ha “dimenticato”.

Dopo l’annuncio da parte del nuovo presidente e amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, sulla fine dei lavori della A3 entro il 2016, il consiglio regionale calabrese era intervenuto approvando all’unanimità un ordine del giorno in cui si impegnava la giunta a chiedere un incontro urgente al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. «Senza ammodernare tutte le tratte autostradali», hanno scritto i consiglieri, «i proclami sul completamento dell’A3 restano solo annunci privi di contenuto».

L’altro cantiere in corso al momento sulla A3 si trova tra Campo Calabro e Reggio Calabria, affidato a Impregilo, per la messa in sicurezza di poco più di nove chilometri. Anche questo, con molta probabilità, sarà chiuso entro fine anno. «Ma il resto dell’autostrada? Cosa facciamo? Non la finiamo?», si chiede Di Franco.

Le deviazioni, i restringimenti, i birilli, l’asfalto disomogeneo e la segnaletica gialla sono ancora un po’ ovunque. All’uscita di Vibo Valentia, la deviazione è improvvisa. Dopo Bagnara Calabra, andando verso Sud, il percorso è una gimcana e i restringimenti a una sola corsia si trovano anche nelle gallerie. Che spesso non sono neanche illuminate.

L’ipotesi che sembra emergere dal governo, come ha scritto anche Repubblica, è quella di una revisione del progetto (project review). In pratica, anziché costruire nuovi tratti stradali, si potrebbero sistemare quelli già esistenti, risparmiando un bel po’ di soldi. «Dopo aver speso oltre 8 miliardi, ci fermiamo ora?», si chiede Di Franco. «I problemi della sicurezza e della messa a norma non possono essere ignorati». Una cosa è chiara: non sarà certo il taglio di nastro del 22 dicembre 2016 a decretare la “fine” della Salerno-Reggio Calabria.

(Dal sito dell’Anas)
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