Lavoro
1 Marzo Mar 2016 1154 01 marzo 2016

Il Jobs Act non ci ha salvato dalla disoccupazione giovanile

I dati Istat di gennaio 2016 dicono che un giovane su dieci tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro. La grande crescita di posti di lavoro si registra dai 50 anni in su. Con gli sgravi contributivi, le aziende hanno preferito assumere lavoratori già qualificati

Startupper

Né il Jobs Act né i bonus assunzioni hanno salvato i giovani italiani dalla disoccupazione. Secondo gli ultimi dati Istat, a gennaio 2016 si registrano 70mila occupati in più, mentre la disoccupazione resta stabile all’11,5 per cento. Ma non per i 15-24enni, per i quali il tasso di disoccupazione è cresciuto in un mese dello 0,7%, attestandosi al 39,3 per cento. Un giovane su dieci resta senza lavoro. Peggio di noi fanno solo Spagna, Croazia e Grecia.

LA QUESTIONE GENERAZIONALE Nella fascia tra i 15 e i 24 anni a gennaio è calato di 0,5 punti il tasso di occupazione, mentre è cresciuto di 0,6 punti il tasso di inattività, cioè l’incidenza dei ragazzi che non hanno un lavoro e che non lo cercano neanche. In un anno, tra i 15 e i 24 anni, si contano 13mila inattivi in più.

Nella fascia 25-34 anni, invece, i nuovi occupati sono cresciuti nell’ultimo anno di 16mila unità, su un totale di 299mila nuovi occupati (+1,3%). I giovani che hanno trovato un lavoro, nonostante gli sgravi fiscali e il contratto a tutele crescenti, sono solo il 5 per cento del totale. Nella fascia 35-49 anni si contano addirittura 69mila occupati in meno.

La grande crescita di posti di lavoro, invece, si registra dai 50 anni in su: in questa fascia gli occupati sono cresciuti del 4,9%, pari a 359mila occupati in più. A parità di bonus fiscali, le aziende hanno preferito assumere lavoratori con esperienza e già qualificati, e non giovani da formare.

A parità di bonus fiscali, le aziende hanno preferito assumere lavoratori con esperienza e già qualificati, e non giovani da formare

CRESCE IL TEMPO INDETERMINATO La crescita dell’occupazione registrata dall’istituto di statistica a gennaio 2016 si deve all’impennata dei contratti a tempo indeterminato: +99mila in un mese, nonostante gli sgravi contributivi con la legge di stabilità 2016 si siano ridotti rispetto al 2015. In un anno se ne contano 426mila in più, a fronte di un calo di 149mila unità tra gli autonomi. Solo tra novembre 2015 e gennaio 2016 si registrano 125mila contratti a tempo indeterminato in più.

LA QUESTIONE DI GENERE A gennaio 2016 il tasso di occupazione è cresciuto di 0,2 punti per gli uomini e di 0,1 punti per le donne. Per la popolazione femminile, però, è aumentato di 0,3 punti il tasso di disoccupazione (43mila in più senza lavoro). Le donne che lavorano sono ancora il 47,5 per cento di quelle attive, meno della metà.

Tasso di occupazione a gennaio 2016 (fonte: Eurostat)
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