Quesiti linguistici
12 Marzo Mar 2016 0724 12 marzo 2016

Da dove viene la parola “spoiler”?

L’Accademia della Crusca spiega che il termine veniva usato nel settore automobilistico, aeronautico e sportivo. In Italia compare alla fine degli anni Novanta con il significato che oggi conosciamo

Spoiler
(Flickr/John)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Nella nostra lingua, il termine spoiler ha un primo significato acclimatato almeno dal 1981 (1983 per il Devoto-Oli) all’interno di vari linguaggi specialistici: stando al GRADIT 2007 è usato nel settore automobilistico per ‘struttura rigida applicata alla parte anteriore o posteriore della carrozzeria per deviare, durante la marcia, il flusso dell’aria e migliorare così l’aderenza al suolo o l’aerodinamicità del veicolo’, in quello aeronautico per ‘dispositivo che, montato sulle ali degli aeroplani, ne riduce la portanza e ne aumenta l’aderenza al suolo in fase di rullaggio’ e in ambito sportivo per ‘la parte posteriore degli scarponi da sci o di altre scarpe sportive, articolata per agevolare la mobilità della caviglia’ o ‘dispositivo applicato vicino alla punta degli sci per evitare che vibrino alle alte velocità o che si incrocino’.

Esiste, però, un altro e più recente significato di spoiler, risalente al 2004 (per il GRADIT), registrato nello ZINGARELLI dall'edizione 2012 e nel Devoto-Oli da quella 2014. Classificato all’epoca come appartenente al lessico specialistico dell’informatica (oggi potremmo piuttosto dire che è proprio della comunicazione mediata tecnicamente e, forse, dell’ambito cinematografico), il termine viene impiegato con il significato di ‘informazione che mira a rovinare la fruizione di un film, un libro e simili rivelando la trama, la conclusione, l’effetto sorpresa, eccetera a chi partecipa a un newsgroup, a una mailing list, a una chat’.

È possibile retrodatare l’impiego in Italia di spoiler in questa accezione alla fine degli anni Novanta, quando la parola appare già in contesti telematici. In un messaggio di benvenuto per i nuovi utenti, pubblicato dall’utente Nico Pisanelli il 1 novembre 1998 sul newsgroup it.arti.cinema, gruppo di discussione dedicato, per l’appunto, a conversazioni riguardanti il mondo del cinema, il termine viene citato con la spiegazione di come usarlo e alcune proposte di traducenti (si noti che la scelta, in questo messaggio ormai vintage, di sostituire le lettere accentate con la combinazione della lettera semplice e dell’apice, ha un suo senso “tecnico”):

[SPOILER]

Se state rivelando qualcosa che potrebbe rovinare un film a chi non l’ha visto, mettete questo “tag” nel soggetto del messaggio, oppure nel testo. In questo caso, lasciate anche qualche riga vuota dopo il tag, cosi’ chi legge puo’ decidere se andare oltre o meno. Personalmente preferisco usare la traduzione letterale [ROVINATORE] cosi’ da rendere il senso auto-evidente (almeno spero). Alfredo ha proposto [SCIUPAFILM] che non e’ niente male e Spiff [GUASTAFESTE] che pure e’ molto carino. Mentre scrivo mi viene in mente un ibrido persival-spiffiano: [GUASTAFILM]. In ogni caso l’importante è rendersi conto che non tutti amano leggere particolari sulla storia di un film se non l’hanno ancora visto, anche se non è un thriller.

Recentemente, nel marzo 2015, sul blog Terminologia etc. si proponevano, come possibili traducenti, rovinatore o guastatore, che avrebbero il difetto di far pensare più alla persona che non alla rivelazione in sé; vengono menzionati anche un possibile neoconio come svelazione oppure composizioni qualisciupasorpresa, rovinafinale, svelatrama, che, però, a oggi non risultano vincenti rispetto al termine inglese, che continua a prevalere.

Gli spoiler erano gli alettoni aerodinamici che disturbavano il flusso dell’aria attorno al veicolo. In Italia il termine compare alla fine degli anni Novanta come rivelazione che potrebbe rovinare la visione di un film a chi non l’ha visto

Ricordiamo che secondo il galateo della Rete, la netiquette, gli spoiler vanno chiaramente segnalati: negli articoli pubblicati sui blog o nei post sui social network normalmente questi vengono, per esempio, fatti precedere da una serie di righe vuote oppure scritti in bianco, cosicché per visualizzare il testo sarà necessario evidenziarlo con il mouse: non è mai considerato educato rivelare il finale di un film o di una serie televisiva. Proprio di recente è accaduto un episodio che ha innalzato l’interesse del pubblico per questo sostantivo: durante il varietà di San Silvestro di RaiUno, un sms inviato da uno spettatore e mandato erroneamente in onda nel “sottopancia” del programma conteneva un importante spoiler del nuovissimo capitolo, il settimo, della saga di Guerre Stellari, “Il risveglio della forza”, provocando sentite proteste da parte del pubblico.

Oggi questa accezione di spoiler è largamente in uso anche fuori dal contesto specialistico dell’informatica: basti citare che una ricerca con Google limitata alle sole pagine in italiano per le parole chiave “spoiler cinema” restituisce ben 557.000 risultati; al massimo, si può affermare che la parola sia meno nota con questo significato tra le fasce anagrafiche più mature o forse meno esposte ai mezzi elettronici.

Da un punto di vista storico linguistico, spoiler è un forestierismo inglese, la cui trafila etimologica è rintracciabile sull’Online Etymology Dictionary: la prima attestazione in inglese risale al 1530 circa, come nome di agente derivato del verbo to spoil (a sua volta dal francese antico espillier, dal latino spŏlĭāre), con il significato di "one who robs or plunders", ‘persona che ruba o saccheggia’; nell’ambito politico americano lo si ritrova dagli anni Cinquanta del secolo scorso per indicare "one who mars another’s chance at victory", ‘persona che danneggia le possibilità altrui di vincere’, forse con riferimento al linguaggio della boxe.

Il primo significato nel settore meccanico è del 1928: inizialmente impiegato in aeronautica, passò in seguito a indicare strutture simili installate sulle imbarcazioni veloci (1957) e, infine, sui veicoli a motore (1963); il fatto che gli alettoni aerodinamici abbiano un nome che deriva da un verbo che significa ‘sciupare’ fa riferimento al ruolo degli spoiler, che è quello di "rovinare" o, meglio, disturbare, il flusso laminare dell'aria attorno al veicolo. Le prime attestazioni dell’accezione qui in discussione (che, in maniera interessante, riporta al significato originario del termine) vengono invece fatte risalire al 1982: "information about the plot of a movie, etc., which might ‘spoil’ it for one who has not seen it", cioè ‘informazione riguardante la trama di un film, ecc., che potrebbe “rovinarlo” per una persona che non l’ha ancora visto’. In realtà, uno dei primi impieghi “pubblici” del termine spoiler in inglese in questo senso si rintraccia nel volume 1, numero 13 della rivista umoristica americana National Lampoon (aprile 1971), dove un articolo di Doug Kennedy intitolato Spoilers elenca, per l’appunto, una serie di… spoiler di film famosi.

Passiamo ora al verbo spoilerare, che secondo alcuni, dovrebbe fare sobbalzare i membri dell’Accademia, come nota questo nostro spiritoso utente su Twitter:

Spoilerare si inserisce in una lunga sequenza di verbi nati negli anni recenti dalla combinazione di termini italiani e inglesi – in questo secondo caso, acclimatati nella nostra lingua – con l’aggiunta del suffisso della prima coniugazione -are); come base, quindi, non è stato usato il verbo inglese to spoil che, eventualmente, avrebbe potuto originare *spoilare, ma il sostantivo spoiler, precedentemente diffuso in italiano; peraltro, il fatto che esista un verbo derivato dal sostantivo ne attesta l’attecchimento e la diffusione. Il verbo oggi è registrato da pochi dizionari sincronici, tra i quali il Garzanti online, e lo troviamo analizzato nella sezione Neologismi del sito web Treccani.

Il primo a riportarlo è ancora una volta il GRADIT 2007: datato 2004, classificato come appartenente al linguaggio dell’informatica, porta la seguente definizione: "in Internet, scrivere e diffondere spoiler in rete". Treccani, nella sua chiosa più recente, ne generalizza il significato a "rivelare in anticipo in parte o del tutto la trama di un racconto, romanzo, film o simili". Quindi si spoilera non più solo in rete, ma anche, per esempio, a voce, durante una conversazione. Google, con i suoi 97.200 risultati del solo infinito in contesti italiani, ne conferma l’ampia diffusione, anche se il verbo compare ancora poco sui maggiori quotidiani nazionali: nel Corriere della Sera troviamo una sola attestazione di spoilerare e due di spoilerato, tutte risalenti al 2014; su Repubblica 5 di spoilerare (la prima delle quali risale al 2005, in un articolo che presenta la monografia di Elena Pistolesi sull’italiano della comunicazione mediata dal computer Il parlar spedito [2005, Padova, Esedra]), 3 di spoilerato e una di spoilera (2015). Nell’archivio della Stampa non ci sono attestazioni. Un verbo, dunque, estremamente diffuso in rete ma che ancora ha trovato poco riscontro sui mezzi di comunicazione più tradizionali.

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