Le strade dei rifugiati
15 Marzo Mar 2016 1420 15 marzo 2016

Con i Balcani bloccati, la Spagna ora teme lo spostamento della rotta dei migranti

La diplomazia di Madrid sta lavorando a riallacciare i rapporti con il Marocco, dopo il pronunciamento negativo della Corte Ue sull’accordo agricolo per il Sahara occidentale

Spagna Melilla Rifugiati
(Getty Images/FADEL SENNA/Stringer)

La rotta migratoria dei Balcani è ufficialmente chiusa. E mentre la Germania insiste per un accordo con la Turchia per arginare il flusso dei rifugiati verso l’Europa, gli spagnoli pensano al Marocco, temendo un effetto a imbuto e lo spostamento della rotta a Ovest. Non a caso, nelle ultime settimane la diplomazia di Madrid si sta muovendo per riallacciare le relazioni tra l’Ue e il Marocco. Dove le due enclave spagnole, Ceuta e Melilla, costituiscono l’unico confine via terra tra il vecchio continente e l’Africa.

I rapporti tra Rabat e Bruxelles si sono incrinati dopo che a fine 2015 la Corte di giustizia europea ha dichiarato nullo l’accordo agricolo bilaterale per lo sfruttamento economico del territorio del Sahara occidentale, dove abita il popolo Sahawari. Questa zona, ex colonia spagnola, è stata annessa al regno marocchino, ma da decenni il Fronte Polisario (dall’abbreviazione spagnola di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) lotta per l’indipendenza. Lo stesso segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in visita a inizio marzo nel campo profughi di Tindouf, ha parlato di «occupazione» della zona da parte del Marocco. Provocando la reazione indignata di Rabat, che l’ha definito «un insulto al governo».

Uno strappo, che ora la Spagna sta cercando di ricucire temendo che l’emergenza rifugiati si sposti sulla rotta occidentale. E senza la collaborazione marocchina, per Madrid potrebbe essere una patata bollente difficile da gestire. Il ministro dell’Interno spagnolo, Jorge Fernàndez Dìaz, nell’ultimo consiglio europeo ha chiesto ai suoi omologhi di collaborare per alleviare le tensioni con Rabat. «Altrimenti potrebbero esserci gravi conseguenze per la Spagna e l’Unione europea», ha detto. «La stabilità del Marocco è strategica. I trafficanti di persone potrebbero presto trovare altre rotte». E anche lady Pesc, Federica Mogherini, a inizio marzo è volata a Rabat per stringere mani e rassicurare sulla serenità dei rapporti.

La facciata del palazzo del comune di Madrid (Foto di Lidia Baratta)

“La stabilità del Marocco è strategica. I trafficanti di persone potrebbero presto trovare altre rotte”, ha detto il ministro dell’Interno spagnolo Jorge Fernàndez Dìaz

Mentre l’Europa si ingegna per trovare una soluzione al flusso dei rifugiati, la Spagna, come ha scritto Open Migration, oggi sembra una frontiera dimenticata. Nonostante la vicinanza con l’Africa. In Europa gli arrivi via mare nel 2015 sono stati oltre un milione; in Spagna poche migliaia. E anche se sulla facciata del Comune di Madrid campeggi la scritta “Welcome Refugees”, le richieste di asilo in tutto il Paese sono state solo 13mila (in Germania sono state 10 volte tanto). E i rifugiati ricollocati sul territorio spagnolo dal resto d’Europa non sono più di una ventina.

La rotta sudoccidentale negli ultimi anni è stata quasi abbandonata. Non solo per l’esplosione della guerra in Siria, che ha spostato i flussi. Dal 2000 le frontiere spagnole sono ipercontrollate tramite il Sistema Integrado de Vigilancia Exterior gestito dalla Guardia Civil, che prevede l’uso di sensori, radar, telecamere e sistemi a infrarossi che giorno e notte forniscono informazioni in tempo reale sullo stato dei confini.

Ma per ridurre la pressione sulle coste spagnole meridionali e le isole Canarie, la cooperazione tra Spagna e Marocco è stata decisiva. Di fatto, “esternalizzando” le frontiere nazionali, e quindi quelle europee, e facendo di Ceuta e Melilla due centri di identificazione a cielo aperto. La logica è questa: chi viene fermato oltre i confini spagnoli viene rispedito in Marocco (rechazo en frontera).

Ceuta e Melilla, seppure in Africa, sono diventate due città inespugnabili. Circondate da fossati, una tripla barriera spagnola di filo spinato, una barriera marocchina, e presidiate dalla guardia di frontiera. Che non si fa molti problemi a sparare contro chi osa oltrepassare i confini. I campi di fortuna dei disperati in attesa di raggiungere illegalmente le città spagnole vengono smantellati puntualmente. Mentre nella città di Melilla decine di minori provenienti da tutta l’Africa vivono per strada, sperando di nascondersi prima o poi nelle navi che salpano verso Malaga. Il comune ha creato tre centri per ospitarli, ma i posti non bastano mai.

Agenti della Guardia Civil davanti alla barriera di Melilla (Getty Images/Alexander Koerner/Stringer)

La rotta sudoccidentale negli ultimi anni è stata quasi abbandonata. Non solo per l’esplosione della guerra in Siria. Per ridurre la pressione sulle coste spagnole meridionali e le isole Canarie, la cooperazione con il Marocco è stata decisiva

Qualcuno che prova a superare le colonne d’Ercole attraverso la rotta spagnola c’è. E nell’ultimo anno i numeri sono aumentati. Nel 2015, secondo i dati Frontex, nella rotta del Mediterraneo occidentale ci sono stati 7.164 attraversamenti illegali, mentre in quella delle Canarie se ne sono contati 874 (ma nel 2006 erano stati 31.600!). Con tanto di morti annegati. L’ultimo corpo, di un ragazzino maghrebino di 15 anni, è stato trovato dalla Guardia Civil nello specchio di mare di fronte a Melilla nella notte di sabato 12 marzo.

Solo di recente sono stati creati due uffici nel valico di frontiera di Beni Enzar per la gestione delle richieste di asilo dei siriani. Una volta fatta richiesta nelle enclave spagnole in Africa, i profughi proseguono il viaggio verso la Spagna e poi verso i Paesi europei che intendono raggiungere.

In questi anni il Marocco ha usato i migranti come merce di contrattazione politica con la Spagna e l’Europa, alleggerendo o rafforzando i controlli a seconda degli eventi. In un momento di crisi di relazioni come quello attuale, il regno di Mohammed VI potrebbe aprire i rubinetti, spianando la strada alla riapertura della rotta occidentale.

E non è affatto impensabile che i siriani, davanti al blocco dei Balcani, facciano “il giro lungo” e migliaia di chilometri in più per raggiungere l’Europa. Tra gennaio e aprile 2015, secondo i dati dell’Unhcr, solo a Melilla 1.500 siriani hanno presentato richiesta di asilo. Sul totale delle richieste di asilo in Spagna, quasi la metà arrivano dai profughi siriani. Il problema, dicono dalle Nazioni unite, è che anche il 70% dei subsahariani che tentano di superare la barriera di Melilla sono potenziali richiedenti asilo. E invece vengono rispediti in Marocco. Almeno finché re Mohammed VI lo vorrà.

Non è impensabile che una famiglia siriana, bloccata lungo i Balcani, faccia “il giro lungo” e migliaia di chilometri in più per raggiungere l’Europa. Tra gennaio e aprile 2015, solo a Melilla 1.500 siriani hanno presentato richiesta di asilo

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