festa del papà
18 Marzo Mar 2016 1117 18 marzo 2016

Giampiero Mughini: paternità? Sono contento di aver scampato il pericolo

«E' più facile capire il mio cane che un ragazzo di oggi» dice il giornalista e scrittore. E aggiunge «Se mio figlio mi avesse telefonato dicendomi di aver ucciso una persona durante un festino a base di cocaina, sarei andato a prenderlo e lo avrei ammazzato»

Mughini

«Bibi può fare di me ciò che vuole». Sarebbe andata così anche con un figlio, forse, ma chissà. Giampiero Mughini, né padre né padrone, si stupisce ancora di ciò che prova per questa creatura che «chiamare cane è assurdo». Nel Muggenheim, come gli amici chiamano casa sua vive circondato dai libri, con la sua compagna e Bibi. Luci e atmosfera nient'affatto ieratiche o museali. Giornalista, di libri da scrittore ne ha scritti quasi trenta, Mughini è stato il primo a elogiare Montanelli, da sinistra, quando ancora a sinistra stavano per forza i padri buoni e a destra quelli cattivi, i fascisti. Aver avuto un padre fascista gli ha insegnato che gli uomini non coincidono con ciò che professano: è un figlio che non ha nulla da rimproverarsi.

Ha mai rimpianto di non essere diventato padre?

Mai. Ci sono cose per le quali non si è portati o, più precisamente, non si è all'altezza. Ero e sono troppo occupato a badare a me stesso per dedicarmi a un figlio: sono figlio di me stesso.

È stata solo una scelta?

Se la mia ragazza dei vent'anni, che amavo molto, anziché dirmi addio mi avesse chiesto di fare un bambino avrei accettato, irresponsabilmente e follemente. A quest'ora mi ritroverei forse con una moglie separata e un pupo di trentacinque anni da mantenere. Così, però, non è stato: il caso mi ha aiutato nella mia scelta rigorosa. Senza il caso non si fa niente.

Com'è stato non avere figli?

Semplicissimo. Non ne ho mai voluti. Non ci sono, non ci saranno.

Bisogna saper fare il padre?

All'età in cui avrei potuto farlo combattevo per sopravvivere: non sarei stato in grado di occuparmene. Quando ho incontrato la mia attuale compagna, lei veniva da un primo matrimonio ed era già diventata madre. Di figli non abbiamo mai parlato.

Però i figli non li vogliono solo le donne.

No, certo. Ammetto che per una figlia sarei probabilmente diventato matto: nulla mi affascina più del femminile.

Come stanno diventando le donne?

Le desidero guizzanti, un po' sgualdrine, ma stanno diventando il contrario. Se penso a tutte le giornaliste che ho conosciuto, frequentato e che sono state mie amiche mi vengono i brividi: in fondo non hanno fatto altro che parlarmi degli articoli che scrivevano. Credevo fossero meglio le shampiste: una volta ne portai a cena una, solo che non avevamo niente da dirci. Speravo fosse un personaggio alla maniera di quello di un vecchio film di Woody Allen, ma il cinema e la letteratura ingigantiscono tutto, ci illudono.

Se penso a tutte le giornaliste che ho conosciuto, frequentato e che sono state mie amiche mi vengono i brividi: in fondo non hanno fatto altro che parlarmi degli articoli che scrivevano

Meglio le donne reali?

Ce ne sono tantissime, abissalmente diverse tra loro, e per fortuna. L’universo femminile fosse piatto e omogeneo come lo descrivono le femministe, sarebbe di una noia mortale. Sono ancora a caccia di un femminile inconsueto, l'ho incontrato raramente, molto più spesso sono stato deluso. L'ultima donna intrigante che ho conosciuto non leggeva i giornali.

Natalia Aspesi ha detto che ci sono troppi bambini.

In Italia non mi pare. I musulmani ci seppelliranno non con l'Isis ma con la demografia.

Questo la spaventa?

Gli americani, nella seconda guerra mondiale, misero nei lager i giapponesi. Oggi, i giapponesi che vivono negli Stati Uniti sono più americani degli americani, ammesso che esistano o siano distinguibili gli americani puri.

Perché in Italia si fanno pochi figli?

Perché siamo un paese immobile.

Si riferisce alla congiuntura economica?

No, mi riferisco al fatto che ciascuno di noi vuole rischiare al minimo, avere tutto e subito, magari sogna di entrare a vent'anni nella pubblica amministrazione per sempre. In più, il complesso dell’ antropologia moderna per come si è diffusa in tutti gli strati sociali e in tutte le generazioni ci fa tendere ai nostri comodi. Un bambino o una bambina non consentono di fare il proprio comodo: lo ledono.

Essere genitori impone dei limiti. Siamo troppo liberi?

Non so se sia giusto parlare di eccesso: facciamo un uso cialtronesco della libertà, dimentichiamo che comporta dei limiti. Quando io passeggio per strada, mi è del tutto naturale cedere il passo a una donna, e lei la vedo arrossire da quanto il mio gesto è divenuto inconsueto. In giro vedo ragazzi che più che camminare oscillano, non sanno esattamente come muoversi, altro che cedere il passo.

Non saranno tutti così terribili?

Non ho idea di cosa pensi un ragazzino, per me resta un essere misterioso. Trovo meno difficoltà a capire Bibi che un fessacchiotto che vive di telefonino e dieci parole di italiano.

Non la affascina, invece?

Al pensiero di averne uno in casa rabbrividisco. Certo: non si può generalizzare. Giulio Regeni non era così, ma in linea generale sono contento di aver scampato il pericolo.

Sicuro?

Forse, se lo avessi avuto in casa un figlio e meglio ancora una figlia alla maniera della mia amica Barbara, una ragazza di meno di 30 anni che vive le sue giornate avvolta nei libri, sarebbe stato diverso.

Un padre perdona tutto?

Se mio figlio mi avesse telefonato dicendomi di aver ucciso una persona durante un festino a base di cocaina, sarei andato a prenderlo e lo avrei ammazzato. Non si può sopportare che un essere umano vada contro l'umanità: non possono esserci dubbi su questo.

Suo padre com'era?

Autorevole. Lo vedevo una volta ogni dieci giorni. Ci saremo scambiati, in tutto, cento parole: tutte decisive. Lui era fascista e non leggeva libri: quello che so l'ho cercato e imparato da solo, ma da lui ho appreso lo stile. Il mio stile è quello di mio padre.

Non la spaventano i padri materni?

Io un figlio lo avrei trattato duramente. Una volta portai a mio padre una pagella eccellente, con un sette, il resto erano voti molto alti. Mi chiese solo conto di quel sette. Per un periodo mi convinsi che la macchina mi avrebbe aiutato a conquistare le donne: gli chiesi di comprarmene una, mi rispose con un no secco. Non ho mai neppure imparato a guidare e le donne le ho portate a spasso in tassì.

Stanno scomparendo i papà che dicono no: preferiscono la tenerezza.

La tenerezza non è l'antitesi del rigore. Non è la sdolcinatura per come la mostra il palinsesto televisivo nazional popolare. La tenerezza è la sensibilità alle sfumature.

Non ha nulla a che fare con i gesti quotidiani? Che ne pensa dei padri che portano il passeggino, cambiano il pannolino, fanno il bagnetto?

Ci saremo scambiati, in tutto, cento parole: tutte decisive. Lui era fascista e non leggeva libri: quello che so l'ho cercato e imparato da solo, ma da lui ho appreso lo stile. Il mio stile è quello di mio padre

Che sia giusto dividere i compiti tra madre e padre. Se un passeggino c'è, devono portarlo entrambi. La mia compagna è più brava di me nei confronti di Bibi, perché è più collaudata nella cura di altri esseri viventi, ma non per questo io mi sottraggo ai miei doveri. Pur nella mia rozzezza.

Esiste una differenza tra figura materna e figura paterna?

Esiste la differenza tra una famiglia e l'altra.

Che ne pensa delle famiglie omogenitoriali?

Capisco perfettamente le loro rivendicazioni. Opporvisi con discorsi sulla "natura" è una stupidaggine.

Il suo più bel ricordo con suo padre?

Una volta andai a tenergli compagnia perché stava poco bene. Sfogliava un giornaletto che io mandavo avanti insieme ad alcuni amici: c'era un mio articolo sulle squadracce fasciste. «Sai che ne ho fatto parte?», mi chiese. «Certo», gli risposi. Mi aspettavo un contraddittorio magari brusco, ma lui tacque. Cosa avrebbe potuto dirmi, dopotutto? Ero un cretinetto di vent'anni che parlava di cose che sapeva a stento. Solo che lui mi accettava. Anzi, mi stra-accettava. Così è stato mio padre.

Le ha mai fatto un complimento?

Mai. So che parlava di me ai suoi amici con entusiasmo, raccontava loro quanto mi dessi da fare.

I suoi padri letterari e politici?

Moltissimi: da alcuni ho preso le distanze, ma non ne ho rinnegato nessuno.

Qualche esempio?

Indro Montanelli. Norberto Bobbio. Franco Fortini, da cui a un certo punto mi allontanai idealmente e politicamente. Senza mai dimenticare quanto mi avessero incantato i suoi libri e come fossi rimasto a bocca aperta la volta che lo avevo invitato a fare una conferenza a Catania. Lui parlava e nella sala non si udiva volare una mosca.

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