21 Marzo Mar 2016 0802 21 marzo 2016

«Turchia, è strategia della tensione. La democrazia è in pericolo»

C’è un piano di Erdoğan dietro la Turchia in balia del terrorismo? Ne è convinta l’editorialista e docente turca Maya Arakon: «Esiste un’agenda politica segreta per portare il Paese verso un sistema presidenziale autocratico. E l’Europa resta a guardare per convenienza»

Dolore Attentato Ankara Marzo 2016 Morocco
Il dolore dei familiari delle vittime dell’attentato del 13 marzo ad Ankara, nel quale sono morte 37 persone e altre 125 sono rimaste ferite (Gokhan Tan/Getty Images)

Un attentato, l’ennesimo in Turchia, nel cuore della parte europea d’Istanbul, provoca cinque morti e almeno 39 feriti. Il kamikaze, riporta l’agenzia stampa Dogan News Agency, grazie alla prova del Dna e al riconoscimento formale da parte del padre in un video mostrato dalla polizia, è stato identificato come Mehmet Oztürk, 24 anni, membro dell’Isis originario di Gazientep. Il papà ed il fratello di Mehmet Oztürk sono attualmente in stato di fermo.

Dopo l’attentato di Ankara - che ha provocato la morte di 37 persone - la tensione continua ad essere ai massimi livelli in Turchia. Ma che succede nel Paese? Dietro al caos generato dagli attentati il governo starebbe portando avanti la sua agenda politica allo scopo di trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale “alla turca”. Ne è convinta Maya Arakon, editorialista, docente di scienze politiche e di relazioni internazionali presso l’Università Süleyman Şah d’Istanbul e specialista di conflitti e mediazioni.

Come possono essere letti gli ultimi avvenimenti in Turchia con il perpetrarsi di attentati?
Si tratta del sesto attentato nello spazio di cinque mesi. Stento a credere che i servizi di sicurezza turchi non abbiano avuto alcun informazione riguardo questo ennesimo attentato nel cuore della nostra città. Il perpetuarsi di attentati su suolo turco ha a mio avviso un significato oramai sempre più palese: esiste un’agenda politica segreta per portare il paese ad un sistema presidenziale di cui il primo beneficiario sarebbe lo stesso presidente Recep Tayyip Erdoğan. Il processo è un processo consolidato: agitare lo spauracchio del terrorismo, spaventare e contemporaneamente rassicurare il proprio elettorato. È come se si dicesse senza mezzi termini : «Se non voti per me, se non mi dai fiducia assoluta continuerai a vivere nella paura». Cosi il governo fomenta la paura per giustificare machiavellicamente i propri obiettivi politici.

«Si tratta del sesto attentato nello spazio di cinque mesi. Stento a credere che i servizi di sicurezza turchi non abbiano avuto alcun informazione riguardo»

Una sorta di « strategia della tensione », cosi come l’abbiamo vissuta sia in Italia sia in Turchia nel recente passato ?
Esattamente. Questo tipo di tensione permanente permette ogni sorta di abuso ma soprattutto lo smantellamento progressivo dello stato di diritto vigente in Turchia. È quello che stiamo vivendo. In effetti davanti alla tensione costante il sistema s’irrigidisce, diventando autocratico e spingendo verso la direzione di un sistema presidenzialistico. Davanti alla violenza del terrorismo è solo il pugno duro a rassicurare, soprattutto l’elettorato base dell’Akp. Il sistema a cui si punta poi non è né quello americano né quello francese ma un sistema «alla turca» in cui i poteri di Recep Tayyip Erdoğan sarebbero sconfinati. Sarebbe la fine della Turchia democratica.

È una sconfitta del governo nella sua lotta al terrore, ma anche una sconfitta dei servizi segreti interni della Turchia ?
Il problema è: cosa si sta facendo in Turchia per sventare la minaccia terroristica? La risposta è: niente. A Parigi, dopo gli attentati, il governo francese ha fatto enormi sforzi e preso le misure necessarie per contrastare la piaga terroristica. In Turchia nulla è stato fatto a questo livello. Non si può essere poi cosi stupidi da credere che tutti questi attentati, tutto ciò che accade in questo momento storico in Turchia abbia altro scopo se non quello di giustificare politicamente ciò che il governo vuole prepararci per il futuro. Per quanto riguarda i servizi turchi per loro questo è un fiasco totale.

«Non si può essere poi cosi stupidi da credere che tutti questi attentati, tutto ciò che accade in questo momento storico in Turchia, abbiano altro scopo se non quello di giustificare politicamente ciò che il governo vuole prepararci per il futuro»

Tutto ciò avviene in un momento storico in cui la Ue s’è avvicinata alla Turchia per risolvere la crisi dei rifugiati e si ridiscute l’adesione...
L’Unione Europea sta guardando con attenzione alla Turchia esclusivamente per risolvere il problema dei rifugiati, ma cinicamente sembra non essere interessata a ciò che accade all’interno del Paese, ovvero allo smantellamento dello stato di diritto, alle violazioni dei diritti umani, della libertà d’espressione e della libertà di stampa. Il governo turco approfitta di questa cecità europea – fin tanto che i rapporti economici e commerciali sono floridi – per giustificare la violenza interna che vediamo in atto. Sono mesi che la Turchia è nel caos eppure l’Europa sembra guardare altrove.

Cosa pensa dell’accordo Ue-Turchia sul problema dei rifugiati ?
Fuor di metafora, io credo che questo accordo sia una vergogna soprattutto per l’Unione Europea. Vuol dire che fin quando la Turchia fa il lavoro sporco che l’Unione Europea non vuole fare la Ue è disposta anche a chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali. L’Europa si riempe la bocca di parole come libertà, democrazia, opportunità ma è una bugia perché poi richiude a doppia mandata la sua “fortezza” disinteressandosi di ciò che accade alle sue porte.

«L’Europa si riempe la bocca di parole come libertà, democrazia, opportunità ma è una bugia perché poi richiude a doppia mandata la sua “fortezza” disinteressandosi di ciò che accade alle sue porte»

Sullo sfondo degli attentati c’è anche l’inasprirsi della guerra tra il governo ed il Pkk che nel Sud-Est sta provocando migliaia di vittime

La verità è che la trattativa stato-Pkk oramai è saltata e le due parti non hanno intenzione di raggiungere alcun accordo di pace. Da parte nostra, degli intellettuali, della società civile turca, noi abbiamo chiesto più volte ad entrambe le parti di ritornare a sedere al tavolo del negoziato ma per ora questa prospettiva sembra impossibile. Adesso sono solo le armi a parlare. Non accuso solo il governo, che pure nel Kurdistan turco ha deciso il pugno duro anche su civili inermi e la cui reazione è stata spesso spropositata, ma anche i comandanti del Pkk che hanno dichiarato che dal prossimo aprile estenderanno la guerra non solo alle zone curde ma a tutta la Turchia.

Teme che l’escalation di attentati continui data la complessa situazione turca tra crisi siriana, problema rifugiati e guerra nel Kurdistan turco?

Purtroppo ne sono convinta, temo che avremo altre esplosioni, altri attentati. Ma non solo od esclusivamente perché la Turchia in questo momento ha più fronti caldi. Io credo che la situazione sia perfetta per il governo per portare avanti la propria agenda politica segreta, agenda che non è riuscito a portare avanti per via elettorale e parlamentare a causa dei risultati sorprendenti alle ultime elezioni del partito pro-curdo Hdp. Dunque il programma continua soltanto attraverso altri mezzi.

@marco_cesario

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