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31 Marzo Mar 2016 1601 31 marzo 2016

Gli ex manicomi criminali che non si riescono a far chiudere

A un anno dalla data di chiusura prevista dalla legge 81, quattro Ospedali psichiatrici giudiziari sono ancora aperti. Novanta gli internati rinchiusi dietro le sbarre

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Avrebbero dovuto chiudere definitivamente il 31 marzo 2015. Ma sono ancora aperti. A un anno di distanza dalla data fissata per la chiusura, in Italia esistono ancora quattro Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Con ben 90 internati dietro le sbarre. Lo denuncia il comitato StopOpg, che da anni si batte per la chiusura degli ex manicomi criminali. A Montelupo fiorentino ci sono ancora 40 internati, a Reggio Emilia sei, ad Aversa 18, a Barcellona Pozzo di Gotto 26. L’Opg di Secondigliano, a Napoli, è stato chiuso solo a dicembre 2015. Mentre quello di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, per anni unico esempio virtuoso d’Italia, ospita 220 pazienti e per il momento ha solo modificato la targa fuori, cambiandola da Opg in Rems, le residenze regionali per l’esecuzione delle misure di sicurezza che dovrebbero sostituire definitivamente gli ex manicomi criminali.

Prima della chiusura, i sei Ospedali psichiatrici giudiziari italiani coprivano macroaree composte da più regioni. La legge 81 del 2014 prevede invece che i pazienti autori di reato, giudicati incapaci di intendere e di volere, siano curati nei territori di residenza. Nelle Rems appunto, di cui le regioni avrebbero dovuto dotarsi entro il 31 marzo 2015. Per la costruzione di queste strutture sono stati stanziati 170 milioni di euro, ma l’anno scorso una regione su due allo scoccare dell’ora X si è fatta trovare impreparata. Finché davanti ai ritardi di Abruzzo, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto, a febbraio 2016 il consiglio dei ministri ha nominato Francesco Corleone commissario unico per il superamento degli Opg. Di fatto, commissariando le sei regioni ritardatarie.

A Montelupo fiorentino ci sono ancora 40 internati, a Reggio Emilia sei, ad Aversa 18, a Barcellona Pozzo di Gotto 26

Nella maggior parte dei casi, le regioni inadempienti hanno chiesto ospitalità per i propri internati alla struttura di Castiglione delle Stiviere. Prima della chiusura degli Opg, i pazienti in provincia di Mantova erano 120, oggi ce ne sono 100 in più. In altri casi sono stati stretti accordi con altre regioni o con strutture private per ospitare temporaneamente i propri pazienti.

Il problema, dicono da StopOpg, è che oggi i magistrati continuano a inviare le persone in misura di sicurezza provvisoria nelle Rems, anziché privilegiare le misure alternative alla detenzione con percorsi di riabilitazione e di cura. E infatti le presenze nelle Rems continuano ad aumentare. Anche perché è in voga l’abitudine di mandare in queste strutture pure i detenuti del carcere che hanno problemi mentali. E anche questo, spiegano dal comitato, «sta ritardando la chiusura degli Opg».

Prima della chiusura degli Opg, i pazienti a Castiglione delle Stiviere erano 120, oggi ce ne sono 100 in più

Nei mesi scorsi, i membri di StopOpg hanno visitato diverse Rems, dal Friuli alla Sardegna, dalla Campania al Lazio. In alcune, dicono, prevale la logica carceraria, con sbarre, filo spinato, e guardie giurate armate. A Pontecorvo, nel Lazio, le finestre hanno sbarre, le porte delle stanze da letto hanno l’oblò per guardare all’interno, sono chiuse di notte e non apribili dall'interno. E il giardino è circondato da una grande recinzione carceraria. Stessa cosa a Maniago, Friuli, dove la terrazza è ricoperta da una recinzione di vetro blindato. In molti casi, gli internati provengono dalla libertà e non dagli Opg, «a testimonianza che la magistratura di cognizione non sta applicando la legge 81 del 2014 laddove prevede la misura detentiva in Rems come extrema ratio», dicono dal comitato. I progetti di riabilitazione mentale sono rari. E spesso, come accade a Capoterra, in Sardegna, vige il divieto per gli internati di svolgere attività all’esterno delle strutture.

Altre Rems, invece, risultano più “aperte”, inserite all’interno di altre strutture per la salute mentale, in collegamento con la rete dei servizi sociali e sanitari. Come a Maniago e Mondragone, dove le persone internate si mescolano e si integrano con le altre persone, usano gli stessi luoghi, fanno le stesse attività, si rivolgono agli stessi operatori. Ed escono, anche se accompagnati, dalla struttura.

Solo nelle due Rems dell’Emilia Romagna, a Parma e Bologna, le presenze sono al di sotto dei posti programmati dalla Regione Emilia Romagna nell’unica struttura prevista a Reggio Emilia. E diversamente dalle altre regioni, gli internati provenienti dalla libertà (e non dagli Opg) sono pochi.

«La sfida», dicono da StopOpg, «è ridurre in modo significativo il numero di posti di Rems per applicare invece misure di sicurezza alternative alla detenzione, come previsto dalla legge 81 del 2014. E fare sì che le Rems siano tarate sempre di più su una funzione terapeutica riabilitativa e non custodialistica». Il rischio che si trasformino in nuovi Ospedali psichiatrici giudiziari, mascherati sotto altro nome, c’è.

La sfida è ridurre in modo significativo il numero di posti di Rems per applicare invece misure di sicurezza alternative alla detenzione. E fare sì che le Rems siano tarate sempre di più su una funzione terapeutica riabilitativa e non custodialistica

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