4 Aprile Apr 2016 0823 04 aprile 2016

Cinque consigli di Ovidio per riprendersi dalle delusioni d’amore

Il poeta latino era un superesperto in materia. Aveva scritto tre opere al riguardo, tutte così importanti che sono arrivate fino ai giorni nostri

Ovid

Ci sono passati tutti, e tutti sanno quanto sia dura riprendersi da una delusione d’amore. Prima o poi passa, sempre. Ed esistono dei trucchi, o meglio delle regole di salvaguardia da seguire, che permettono di rendere il processo molto più veloce. Lasciarsi alle spalle il dolore, dimenticare l’amore di una volta, uscire a divertirsi e poi, con la mente fresca, serena e rilassata, trovarne un altro.

Per cui, anziché abbandonarsi a sospiri e autocommiserazioni, la cosa migliore da fare è seguire i consigli di un grande esperto: il poeta latino Ovidio, vissuto a metà tra I secolo a. C. e I secolo d.C, e intenditore di questioni sentimentali. Ha scritto l’Ars amatoria, gli Amores, e i Remedia Amoris. Insomma, ne sapeva.

Non stare sereni
Secondo Ovidio, il peggior nemico è, in queste circostanze, l’ozio. Il pensiero torna, costante, sull’oggetto amato (e doloroso). È importante trovarsi delle occupazioni, impegni, distrazioni vere. Ai tempi, suggeriva il poeta, andavano per la maggiore la guerra (sconsigliato), la difesa degli amici in tribunale (se si è avvocati amici di delinquenti), lo studio dell’agricoltura (perché no?). In alternativa, si può andare a caccia (all’epoca era piuttosto diffuso) oppure viaggiare. La mutatio loci (come consigliava anche Cicerone) funziona sempre.

Avere amici
Quando ci sono problemi di affetto, bisogna ricorrere agli affetti. Chi è saggio abbastanza da coltivarli con cura, coglierà i frutti della sua fatica quando verrà il momento giusto. Ecco, una delusione d’amore è un momento giusto. Famiglia, parenti e amici stretti sono importanti, anche solo perché impediscono allo sventurato di stare da solo. E la solitudine è la madre, insieme all’ozio, della sofferenza.

I brutti ricordi
Per uno strano scherzo del cervello, quando una storia finisce e si è ancora innamorati, la mente va sempre a ripescare i bei ricordi, le esperienze felici, i pregi dell’ex. Tutte cose che non si avranno più e che aumentano la sofferenza. Secondo il poeta è utile, al contrario, concentrarsi su tutte le cose che non andavano (e, se è finita, ce ne dovevano pur essere), sui difetti o, per dirla meglio, quelle cose che non si sopportavano. “Io pensavo sempre alle sue gambe. Che brutte gambe che aveva! Anche se non era vero”.

I contatti no
Ovidio viveva in un mondo in cui l’unica comunicazione possibile avveniva di persona (a parte i messaggi riferiti). Ai tempi evitare il contatto con la ex era più facile. Ma, sebbene difficile da bere, è l’unica medicina. “Non rivederla. È successo anche a un altro: era quasi guarito. Poi, l’ha rivista. E la ferita, curata male e in fretta, si è riaperta”. Il poeta romano suggerisce anche di lasciar perdere gli intrugli magici per riportare indietro il proprio ex (“Uno spreco di tempo”), di far sparire tutti i suoi regali (“Non rileggere nemmeno le sue lettere”) e, se proprio capita di incontrarsi per caso, fingersi felici. “Abbandona ogni traccia di dolore dal tuo volto, fingi di essere contento, di star bene, di essere in forma. Lo si diventerà davvero”. Lo dicevano, più di recente, anche i Neri per Caso (“senza farsi mai vedere giù”).

Evitare le poesie e il teatro
Ecco, questo è importante. Quando l’equilibrio dei sentimenti è instabile, bisogna evitare qualsiasi forma di sconvolgimento emotivo. Poesie e spettacoli sono molto pericolosi e rischiano, in poco tempo, di rovinare il lavoro di giorni se non settimane. Lasciarli perdere per un po’ non è un male. In quel periodo di guarigione, “non toccare i poeti. Lo dico, io Ovidio, anche a mie spese”.

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