14 Aprile Apr 2016 1034 14 aprile 2016

Barriera al Brennero, chi dà la colpa all’Europa non ha capito nulla

Non Bruxelles, ma gli Stati europei sono responsabili del caos su profughi e migranti. E solo una gestione continentale del problema può consentire una sua soluzione: perché allora prendersela sempre con l’Unione?

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Philipp Guelland/Getty Images

«È colpa dell’Europa». Pure nella vicenda della nuova barriera tra Italia e Austria, lungo il confine del Brennero, c’è chi ne approfitta per dare colpa alla cattiva Bruxelles. Che, vista da destra, è un colabrodo che non sa reagire a un’invasione. Mentre da sinistra è percepita, al contrario, come un continente gretto ed egoista, incapace di accogliere.

Potrebbero pure aver ragione entrambi, non è questo il punto. Il punto è che se anche fosse ,l’Europa non c’entra nulla con la situazione che si è venuta a creare. Non è colpa dell’Europa se in Europa ci sono ventotto politiche diverse sull’immigrazione e ventotto elettorati da rassicurare. E non è nemmeno colpa dell’Europa se la Germania decide unilateralmente di concedere asilo ai profughi siriani, mentre Austria, Ungheria e tutta la compagnia balcanica decidono di non farli passare. Degli Stati europei, semmai. Differenza non da poco.

Non è colpa dell’Europa se in Europa ci sono ventotto politiche diverse sull’immigrazione e ventotto elettorati da rassicurare. E non è nemmeno colpa dell’Europa se la Germania decide unilateralmente di concedere asilo ai profughi siriani, mentre Austria, Ungheria e tutta la compagnia balcanica decidono di non farli passare. Degli Stati europei, semmai.

Al contrario - bisognerà dirlo, prima o poi - il tanto vituperato accordo tra Unione Europea e Turchia è forse l’unica mossa politica che sta stabilizzando una situazione potenzialmente esplosiva. Non a caso, il numero degli sbarchi a Lesbo si è molto ridotto (dai 2000 sbarchi al giorno di qualche mese fa ai 18 di qualche giorno fa), permettendo agli stati europei di gestire più a mente serena la revisione del Trattato di Dublino - che ancora non è stata calendarizzata, sempre per problemi di veti incrociati - in attesa della temuta ripresa estiva degli sbarchi nel mare di Sicilia.

Se non siete ancora convinti, provate a immaginare come si sarebbe potuta gestire una simile crisi umanitaria se la Grecia fosse uscita dall’Europa come sognava la nostra brigata Kalimera, da Fassina a Di Maio. Se Schengen fosse già stato abolito, come sognano Salvini e soci. Se non vi fosse un argine ai leader nazionalisti che amano tessere reti di filo spinato.

Ora, invece, riaprite gli occhi e immaginate un Europa unita, con frontiere europee controllate da un esercito europeo. Con un governo europeo che non è vittima delle infinite mediazioni e dei ricatti di nazioni grandi quanto un paio di province lombarde.

Ora scegliete cos’è il sogno e cosa l’incubo. Quale la strada da seguire e quale quella da evitare. Chi il colpevole e chi la soluzione.

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