17 Aprile Apr 2016 2324 17 aprile 2016

Referendum, chi di #ciaone ferisce…

Ha poco da esultare, Matteo Renzi. Nonostante il mancato raggiungimento del quorum, il referendum sulle trivelle sancisce l’esistenza di un fronte anti-renziano da 10 e passa milioni di voti. E a ottobre, nella consultazione sulle riforme, non ci sarà quorum

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ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Altro che #ciaone. Nonostante il quorum non sia stato raggiunto, il referendum del 17 aprile sulle trivelle racconta che c’è un fronte anti-renziano, eterogeneo finché volete, che vale almeno una decina di milioni di voti.

Ora: fino a che quel fronte viene mobilitato per un referendum col quorum a 25 milioni e rotti di votanti, non serve a nulla. E serve a poco anche alle elezioni politiche, qualunque sia il sistema elettorale, perché a mettere assieme i voti della Lega Nord, della galassia alla sinistra del Pd e del Movimento Cinque Stelle non ci riuscirebbe nemmeno il dottor Frankenstein.

Quei 10 milioni e rotti di anti-renziani, tuttavia, diventano improvvisamente forti se si volge lo sguardo al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali. Perché è un referendum senza quorum, in cui vince chi prende un voto in più e chi sta a casa non favorisce nessuno.

Quei 10 milioni e rotti di anti-renziani, tuttavia, diventano improvvisamente forti se si volge lo sguardo al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali. Perché è un referendum senza quorum, in cui vince chi prende un voto in più

Per vincere quel referendum, insomma, Renzi deve fare un mezzo capolavoro. O, perlomeno ripetere quello delle europee del 2014, dove il suo Partito Democratico, alla prima prova elettorale, prese il 40,8%, cioè undici milioni di voti.

Non è una missione impossibile, ma è comunque molto più dura di come viene raccontata. Solo così, del resto, si spiega la sua promessa-minaccia di dimettersi in caso di sconfitta. Non un atto d’onore, bensì un avviso ai naviganti piuttosto chiaro: dopo di lui non ci sono maggioranze parlamentari alternative, ma solo il voto con una legge elettorale - Italicum alla Camera, Porcellum al Senato - che garantisce l’ingovernabilità.

Ce la farà? Diffilcile dirlo, ma il referendum di oggi non incoraggia a essere troppo ottimisti per lui. Con buona pace di Carbone e dei suoi #ciaoni.

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