19 Aprile Apr 2016 1230 19 aprile 2016

"Feel the Bern": e Sanders ha già vinto la sfida per lo slogan più bello

Ha elettrizzato tutti, è arrivato come una ventata di novità, di calore e di energia. "Feel the Bern" è un gioco di parole molto americano, ma è molto più efficace di quelli dei suoi rivali

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Kevin Winter/Getty Images

Come sempre, sono le cose che nascono per caso le più belle. Prendiamo lo slogan ufficiale della campagna del candidato democratico Usa Bernie Sanders: dovrebbe essere A Future to Believe In, un futuro in cui credere. Una frase da spin-doctor alto-borghese, placida e rassicurante. Carino, il futuro, sì. Ma adesso conta solo il presente. E allora, per puro caso e seguendo il tam tam dei suoi sostenitori, è nato il ben più elettrizzante: Feel the Bern, cioè “Senti che brucia”, con tanto di gioco di parole tra Burn e Bern(ie), che in inglese si pronunciano allo stesso modo.

In origine feel the burn indica la sensazione di bruciore che si prova dopo aver sforzato i muscoli. È diventata celebre nel mondo anglosassone grazie a Jane Fonda, che lo ripeteva nelle sue amatissime videocassette di aerobica.

Adesso, con un cambio di vocale, è tornata di moda. Il creatore di #feelthebern (perché sì, la frase nasce come hashtag) è Winnie Wong, digital strategist e cofondatrice di un gruppo di sostegno per Sanders. Tutto è nato durante una conversazione su Facebook con altri attivisti. “Cercavamo un nuovo slogan, un hashtag che fosse d’impatto. Era stato proposto #BernDownForWhat” – che deriva da Burned Down For What, che a sua volta è un gioco di parole da Turned Down For What, che è, infine, una frase slang da rappers che gioca con l’ambivalenza di turn up (ubriacarsi) e turn down, traducibile insomma con: “Perché non dovrei divertirmi?”. E allora “È scattata l’idea di giocare con Bern-Burn”, e da lì è nato Feel the Bern. Anche perché burn – va detto – non si riferisce solo al bruciore dei muscoli, ma anche alla sensazione di piacere e calore che si prova nelle parti intime durante un rapporto sessuale. Ben più evocativo, insomma.

Dall’altra parte, invece, c’è molta meno allegria. Hillary Clinton se la gioca con Hillary for America, poi con Fighting for us, che mette insieme un giochino tra U.S e “us” (noi) abbastanza elementare e, più sinistro, un bel “fight”, che per una guerrafondaia come lei non suona benissimo. Oppure c’è I’m With Her, che gioca sulle figure della femminilità. No, è chiaro che Hillary doesn’t feel the bern. A meno che non vada male nello stato di New York. E allora sì che brucerà.

Intanto, uno come Donald Trump non si è perso in queste minuzie da democratici. Ha preferito riciclare il Make America Great Again di Ronald Reagan, già pronto e ancora d’impatto. Il suo avversario Ted Cruz, più indeciso, ha oscillato tra Courageous Conservatives, che si commenta da solo, e Reigniting the Promise of America, che è più brutto di lui. Ha usato anche TRUSTED, giocando con il suo nome, e A Time for Truth, dal sapore biblico. Infine, ha accarezzato anche un Defeat the Washington Cartel, molto deludente. No. In quanto a slogan, nemmeno lui feels the bern.

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