22 Aprile Apr 2016 1000 22 aprile 2016

Ha ragione Schäuble: non sarà Draghi a salvarci dai nostri alibi

Il Quantitative Easing non funziona e i tassi bassi sono un pericolo per il futuro: la via per la ripresa europea non passa dalla Banca Centrale. Ma a noi italiani fa comodo nasconderci dietro il nostro nuovo Supermario

Getty Images 499758102
DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images

Ormai ci aspettiamo la beatificazione, per Mario Draghi. Dopo aver spento l’incendio dello spread nel luglio del 2012, con il suo “whatever it takes” per salvare l’Euro, dopo aver fatto digerire ai tedeschi la sua politica di stimolo monetario ai prezzi, ora si permette pure il lusso di rispondere a tono al ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che aveva osato mettere in discussione gli effetti della sua politica monetaria - «colpisce i risparmiatori tedeschi ed è responsabile dell’avanzata degli euroscettici», in sintesi - puntualizzando che «la Bce lavora per tutta l’Eurozona, non solo per la Germania».

Applausi? Liberi di spellarvi le mani. Se vi basta qualcuno che dia torto ai tedeschi e ragione a chi crede che la responsabilità dei guai dell’Europa sia l’austerità. Se pensate che gettare denaro da un elicottero o da una torre di vetro a Francoforte basti a far ripartire magicamente l’economia europea. Se credete che dietro alle parole tedesche ci sia solo egoismo o machiavelliche macchinazioni per prendersi il piano più alto dell’Eurotower di Francoforte, magari in anticipo rispetto alla scadenza del 1 novembre 2019, quando toccherà comunque a loro.

Non è così in realtà. Perché è lo stesso Draghi ad ammettere che il Quantitative Easing non ha funzionato. Implicitamente, qualche settimana fa, alimentandolo con nuove iniezioni di moneta, visto che un anno di bazooka aveva partorito un misero +0,7% di inflazione. Esplicitamente, qualche giorno fa, quando ha definito «molto interessante» l’ipotesi di bypassare le banche, immettendo denaro direttamente nell’economia reale. E poi nella riunione della Bce del 21 aprile, quando ha ammesso il timore che i prezzi, nei prossimi mesi, possano tornare negativi.

È lo stesso Draghi ad ammettere che il Quantitative Easing non ha funzionato. Implicitamente, qualche settimana fa, alimentandolo con nuove iniezioni di moneta, visto che un anno di bazooka aveva partorito un misero +0,7% di inflazione

Che il Quantitative Easing sia un cannone a salve? Duole dirlo, ma il sospetto viene. Così com’è difficile smentire Schäuble quando dice che «un periodo lungo di tassi negativi e a zero non è una situazione sensata». Lo ha spiegato bene il nostro Marcello Esposito in un recente articolo apparso su Linkiesta: «Se il potere disciplinante dei tassi viene meno, il rischio che si generi una crisi difficilmente governabile quando e se i tassi dovessero riaumentare».

Certo, non va nemmeno messo in croce, Supermario. Ha un mandato chiaro - vigilare che l’inflazione si attesti attorno al 2% annuo - e pochi strumenti per realizzarlo. Il Quantitative Easing e i tassi bassi sono due di essi. Se nemmeno loro funzionano, serve altro. Ed è stato Schäuble stesso,ad ammetterlo, in un’intervista alla Reuters, affermando che è sbagliato condannare in toto la Bce di Draghi per questa situazione, sottolineando che Francoforte da sola non può ripristinare condizioni di crescita economica.

Cosa, però? Probabilmente occorre volare alto, provando a spostare lo sguardo della soluzione qualche passo più in là del contingente. Ed è qui che il gatto si morde la coda, come ha giustamente intuito Schäuble, di cui tutto si può dire, tranne che sia euroscettico. Perché probabilmente l’unico modo che ha l’Europa per riprendersi è legato a doppio filo alla nascita dell’ ever closer union, della tanto evocata unione politica che porterebbe con se una politica fiscale comune e, probabilmente, pure i tanto agognati eurobond. A loro volta, diretta conseguenza di una convergenza tra le politiche fiscali e di bilancio dei ventotto Paesi europei. Che a sua volta è la precondizione per evitare che pure in Germania cominci a soffiare il vento dell’euroscetticismo.

In poche parole: se davvero vogliamo un’Europa unita, se siamo davvero convinti che domani potrà essere la soluzione dei nostri problemi, dobbiamo evitare di nasconderci dietro al nostro caro Supermario, di usarlo come scudo per i nostri alibi, o per le nostre allegre (e improduttive) mancette elettorali. Proviamo, piuttosto, a levarci di dosso la nostra corazza anti-tedesca e ragionare seriamente su quel che dice Schauble. Magari è la volta buona che finiamo per costruire qualcosa.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook