26 Aprile Apr 2016 1053 26 aprile 2016

Dov’erano le bandiere europee nei cortei del 25 aprile?

Solo un'Europa più forte e unita ci può salvare dai populismi e dai fascismi. Eppure, nel festeggiare la Liberazione, nessuno se ne è ricordato

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Sean Gallup/ Getty Images

«Le forze conservatrici [...] e i loro quadri abili e adusati al comando [...] si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. Il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello Stato nazionale». Per questo «occorre fin d’ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa». Così scriveva Altiero Spinelli, nel suo manifesto per un Europa libera e unita. Dal confino di Ventotene, dove il fascismo l’aveva spedito tra il 1941 e il 1944.

E chissà cosa direbbe oggi, Spinelli, vedendo che domenica 24 aprile, al primo turno delle elezioni presidenziali austriache, il Fpoe, partito della destra nazionalista, ha preso il 36,4%. E il suo candidato Norbert Hofer sfiderà tra due settimane il candidato dei verdi Alexander van der Bellen, secondo col 21,4% delle preferenze. O cosa avrebbe detto del Front National di Marine Le Pen stabilmente primo partito in Francia. O della destra anti-europei e anti-migranti del Pis, guidata dall’ex premier Jaros Kaczynski, che prende il potere in Polonia, in un parlamento in cui non è espressa alcuna forza di sinistra. O della tumultuosa crescita in Germania di Alternative fur Deutschland. Nel Regno Unito, dove il sì alla Brexit rischia di vincere, nonostante il premier conservatore David Cameron e il leader dello shadow cabinet, il laburista Jeremy Corbyn siano per il no.

Non c’è immagine, né telegiornale che abbia inquadrato un vessillo europeo. Molto banalmente, perché di bandiere europee, ai cortei del 25 aprile non ce n’erano

Nulla di così sorprendente, probabilmente penserebbe. L’aveva prevista proprio così, settant’anni fa, l’ondata reazionaria e nazionalista. Ciò che non aveva previsto, semmai, era l’assenza di un movimento che a questa ondata vi si contrappone.
Un movimento che facesse della bandiera blu a dodici stelle gialle un vessillo antifascista. Che la ergesse contro i nazionalismi, i razzismi, le xenofobie, il riduzionismo antropologico.

L’Europa Unita non dovrebbe essere altro che questo, in fondo. Perché quella bandiera è l’unica cosa che offre una prospettiva che ci allontana, forse definitivamente, dall’orrore di un continente che non ha mai smesso di combattere, fino al 1945. La festa di liberazione del 25 aprile, ad esempio, sarebbe un ottimo momento per ribadirlo, perlomeno in Italia. E invece non c’è immagine, né telegiornale che abbia inquadrato un vessillo europeo. Molto banalmente, perché di bandiere europee, ai cortei del 25 aprile non ce n’erano.

E allora può essere che in Austria alla fine la spunti lo sfidante verde di Hofer. E in Francia il vecchio sindaco di Bordeaux Alain Juppé batta la Le Pen. E in Germania si vada verso il quarto mandato di Angela Merkel e una terza riedizione della grosse koalition con la Spd. E in Gran Bretagna, prevalgano quelli che vogliono stare in Europa, come gli ultimi sondaggi sembrano suggerire. Può essere tutto, ma senza l’orgoglio e la consapevolezza di cosa significhi essere europeisti - anche di fronte alla sua attuale, pallida imitazione - l’Europa sognata da Spinelli non nascerà mai.

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