2 Maggio Mag 2016 0805 02 maggio 2016

Romanzo Vaticano: trame, amicizie e affari dagli ospedali ai grandi eventi

Si chiamano Giuseppe Profiti e Massimo Spina e sono legati al cardinale Tarcisio Bertone: è attorno a loro che si muoveva il potere della sanità vaticana. E sono le loro reti quelle che papa Francesco vuole spezzare

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Franco Origlia/Getty Images

È una sorta di percorso carsico, ma ormai ben delineato nei suoi effetti, quello delle sempre più numerose indagini giudiziarie che si stanno aprendo in Vaticano. Ogni tanto parte un nuovo filone d'inchiesta che si trascina con sé un pezzo di quei poteri abituati a flirtare da una sponda e l'altra del Tevere fra affari, ospedali, politica, ruoli istituzionali e favori. Il tutto in un reticolo di rapporti opachi - anche se non necessariamente illeciti - che si giovano della riservatezza garantita dai sacri palazzi. È per questo, soprattutto, che dà fastidio l'opera di trasparenza e riforma, di adozione di standard riconosciuti nella compilazione dei bilanci e nella gestione delle risorse, portata avanti da papa Francesco. Ed è per lo stesso motivo che tale processo innescato procede a singhiozzo.

La questione dell'appartamento del cardinale Tarcisio Bertone, come ricordavamo di recente su Linkiesta, mostra – al di là del sensazionalismo di facciata – un gruppo di potere, di personalità, di società e di uomini legati al cardinale, in buona parte di origine ligure, dato che Bertone fu arcivescovo di Genova. La spesa pazza di più di 700mila euro per la sua ristrutturazione ha portato all'apertura di un'indagine da parte della giustizia vaticana per verificare se dietro quel movimento di denaro siano riscontrabili reati come la truffa o il riciclaggio.

E se a beneficiare di tanta munificenza (in cui si ipotizza anche una truffa ai danni della Santa Sede) è stata la ditta Castelli Re dell'imprenditore Gianantonio Bandera - oggi in liquidazione - a finire sotto inchiesta Oltretevere sono stati invece Giuseppe Profiti, ex Presidente del Bambin Gesù, e Massimo Spina, ex direttore amministrativo dello stesso ospedale ed ex tesoriere dell'omonima Fondazione. Il giro di denaro per restaurare l'appartamento coinvolgeva infatti le risorse del celebre ospedale pediatrico del Vaticano e in discussione è il ruolo che potrebbero avere avuto i due.

Profiti è uomo legatissimo a Bertone e factotum in campo sanitario: nella sua carriera s'incontrano il Galliera di Genova, il San Raffaele di Milano e il Bambin Gesù. La sua storia, tuttavia, va letta in parallelo a quella di Massimo Spina, manager vaticano sanitario – e non solo - di lungo corso. Spina è stato presidente del collegio di revisori dello Ior, la banca vaticana, fino all'ottobre del 2014. Poi Presidente del Collegio dei Revisori della Società immobiliare Casa sollievo della Sofferenza Spa, di San Giovanni Rotondo (Foggia), e sempre nell'ospedale fondato dal santo di Pietralcina, è stato membro del collegio dei revisori della Fondazione, l'ente di proprietà vaticana, che presiede a numerose attività legate all'ospedale. Non finisce qua. Perché Spina è stato insieme a Profiti anche nel Cda del San Raffaele di Milano, quello di don Verzé e del crack finanziario. E sebbene il tentativo di acquisizione da parte del Vaticano con intervento dello Ior non andò in porto, va rilevato come nel momento chiave della vicenda Spina fosse sulla plancia di comando.

Il meccanismo è chiaro: Profiti e Spina si presentano, con l'ombra di Bertone alle spalle, quando una importante struttura sanitaria cattolica fa crack, e cercano di gestire la fase post trauma, magari allargando il loro raggio d'azione e di potere

Insomma, da un ospedale all'altro, Profiti e Spina sono una coppia inossidabile, soprattutto negli anni d'oro di Bertone, quelli durante i quali il Segretario di Stato ha cercato di controllare politica, sanità, chiesa e affari in Vaticano e nella Chiesa italiana, in connessione con i palazzi del potere dall'altra parte del Tevere. Non per caso Profiti e Spina sono ancora l'uno vicino all'altro, nel momento in cui bisogna salvare l'Idi (Istituto dermopatico dell'Immacolata), nel 2013, altro grande ospedale romano legato alla Chiesa - e più precisamente alla congregazione dei Figli dell'immacolata concezione - depredato da alcuni dirigenti religiosi e dai loro complici. Il meccanismo è chiaro: Profiti e Spina si presentano, con l'ombra di Bertone alle spalle, quando una importante struttura sanitaria cattolica fa crack, e cercano di gestire la fase post trauma, magari allargando il loro raggio d'azione e di potere.

La lunga navigazione fra gli affari della Santa Sede, ha condotto Spina anche altrove. Facciamo un salto indietro: è il 2010, e i giornali sono pieni di intercettazioni relative agli affari della “cricca” dei grandi eventi – l'imprenditore Diego Anemone, il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex capo della protezione civile ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, per citare i nomi di alcuni dei personaggi più famosi coinvolti nei vari filoni d'indagine). Il G8 alla Maddalena, i Mondali di nuoto, le iniziative per i 150 anni dell'unità d'Italia sono fra gli eventi su cui verrteranno le inchieste. Il gruppo aveva forti diramazioni in Vaticano, anche allo ior. Si ricordi pure il nome di don Evaldo Biasini, il cosiddetto “don bancomat”, indicato come il cassiere della cricca. E appunto a quel periodo risale un'intercettazione pubblicata dai giornali, nella quale monsignor Giovanni Ermes Viale, chiede a Balducci una raccomandazione a un test di architettura per la figlia di Spina.

Fin qui, poca cosa, si dirà. Si dà il caso, tuttavia, che monsignor Ermes fosse il capo ufficio dell'amministrazione di Propaganda Fide, il potente dicastero vaticano delle missioni estere proprietario di un patrimonio immobiliare immenso, finito pure al centro delle indagini all'epoca dello scandalo della “cricca”. Ancora, va ricordato come fra i consultori del dicastero, figurassero lo stesso Balducci, poi Spina, e ancora personaggi del calibro di Pasquale de Lise, potentissimo boiardo di Stato, detto dai media “Pasqualino sette poltrone”. De Lise ha ricoperto un'infinità di cariche nella magistratura fino ai gradi più alti, ha collaborato con vari governi, ed è considerato vicino all'Opus Dei. Infine, Francesco Silvano, funzionario vaticano di lungo corso, già presidente – neanche dirlo – del Bambin Gesù dal 2002 al 2007.

Chiudiamo in bellezza: il cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, in passato prefetto di Propaganda Fide, nel 2010 chiamato in causa dalle indagini della magistratura sulla gestione degli immobili del dicastero (si parlò di un palazzo storico venduto a un prezzo di favore all'ex ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi), affermò che in questo tipi di problematiche si era sempre avvalso «della consulenza specifica di tre persone che avevano titoli ed esperienza per assicurarmi, in ragione della loro attività professionale, un qualificato contributo di pensiero e di soluzione: il dott. De Lise, magistrato; il dott. Balducci, all’epoca Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio; il dott. Silvano, amministratore dell’Ospedale Bambin Gesù, mio collaboratore già durante il Giubileo». Ospedali, appalti, grandi eventi, anche religiosi of course, rapporti con politici, con potenti e potentissimi, passando dallo Ior, dai dicasteri vaticani e da quelli italiani. Francesco sta rompendo questa trama: il lavoro è appena iniziato e la storia è ancora tutta da raccontare.

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