3 Maggio Mag 2016 1531 03 maggio 2016

Migranti, l'Austria viola anche le regole Ue, ma nessuno se ne accorge

Ne è consapevole il Governo italiano, ne è consapevole l’Alto Rappresentate della politica estera UE, Federica Mogherini. Ne è consapevole la Commissione tutta, e tuttavia non interviene. Solo i Radicali hanno inviato una segnalazione per procedura di infrazione

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Ci sono fondati motivi giuridici per ritenere che l’Austria abbia violato i Trattati istitutivi dell’Unione europea e l’accordo di Schengen che regola la libera circolazione delle persone e delle merci all’interno dell’area, e questi motivi non si trovano solo al Brennero. Ne è consapevole il Governo italiano, ne è consapevole l’Alto Rappresentate della politica estera Ue, Federica Mogherini. Ne è consapevole la Commissione tutta, e tuttavia non interviene.

La questione è stata sollevata in punta di Diritto da Radicali Italiani che, attraverso il segretario Riccardo Magi, hanno inviato alla Commissione Ue una segnalazione affinché sia valutata l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Austria per “violazione dei principi generali di leale cooperazione, necessità e proporzionalità e per lesione del principio della libera circolazione” previsti dai Trattati.

Una iniziativa tra l’altro coerente con la posizione giuridica espressa dall’Italia con una lettera alla Commissione, e che probabilmente il Presidente del Consiglio Renzi ribadirà giovedì prossimo a Roma al Presidente Juncker - fino ad oggi “preoccupato” degli sviluppi austriaci ma poco reattivo innanzi ad una libertà di circolazione europea che sotto i suoi occhi va in frantumi.

La questione è stata sollevata in punto di Diritto da Radicali Italiani che, attraverso il segretario Riccardo Magi, hanno inviato alla Commissione UE una segnalazione affinché sia valutata l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Austria

L’accordo annunciato il 28 aprile a Roma dal ministro dell’Interno Alfano e dall’omologo austriaco, Wolfang Sobotka, sui controlli al confine non sana affatto la situazione. Il bilaterale, infatti, è solo la ratifica di un accordo di collaborazione tra forze di polizia stipulato tra Italia e Austria nel 2014, di cui è stato solo deciso di accelerare la ratifica - spiegano a Linkiesta gli estensori della segnalazione dei Radicali. Si tratta di un tentativo di dialogo tra i due governi, limitato alla costruzione della barriera. Ma nulla toglie al fatto che l'Austria abbia già eretto una barriera al confine con la Slovenia, ne progetti un’altra al confine con l’Ungheria, e che la decisione di sospendere Schengen sia dunque già stata presa.

Ma andiamo con ordine. Il 18 e19 febbraio si riunisce l’ennesimo Consiglio europeo convocato sulla questione rifugiati. In quell’occasione viene deciso dai 28 Stati membri di ripristinare il normale funzionamento dello spazio Schengen e di farlo in maniera concertata. La Commissione UE presenta una roadmap che si propone di mettere fine all’anarchia frontaliera degli Stati Membri e restituire l’Europa al pieno ripristino del normale regime di libera circolazione, tenuto conto che dallo scorso settembre i controlli alle frontiere interne sono stati re-introdotti in otto i paesi europei (Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Francia, Belgio, Ungheria) sebbene nel frattempo i flussi di richiedenti asilo si siano drasticamente ridotti.

Nella roadmap, la Commissione ribadisce che «i controlli temporanei alle frontiere interne devono restare eccezionali e proporzionati» e si pone l’obiettivo di «un ritorno al normale funzionamento dello spazio Schengen entro la fine del 2016». Ma le cose non vanno esattamente secondo i piani. Ad aprile l’Austria annuncia l’avvio dei lavori per una barriera sulla frontiera col Brennero, analoga a quella già eretta a Spielfield, sul confine con la Slovenia, senza che la Commissione batta ciglio.

L’estensione anche al Brennero della barriera scoraggia-stranieri viene motivata dalla previsione per i mesi estivi di un aumento imponente dell’afflusso di rifugiati dalla Libia all’Italia e da lì al Nord Europa (270.000 arrivi, secondo le stime del nostro Ministero dell’Interno). La decisione dell’Austria di procedere alla chiusura della frontiera con l’Italia sulla base di una stima, tuttavia, ha un carattere preventivo che viola i principi di necessità, proporzionalità e leale cooperazione previsti dagli accordi di Schengen.

Il 12 aprile, allarmati dall’azione unilaterale annunciata dal governo austriaco, i ministri degli Esteri Gentiloni e dell’Interno Alfano scrivono al commissario Ue per la Migrazione e gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, per chiederne «con estrema urgenza» la verifica di compatibilità. «Sotto il profilo della necessità - si legge nella lettera - la decisione dell'Austria di ripristinare i controlli interni con l'Italia non appare suffragata da elementi fattuali».

Il governo italiano trasmette alla Commissione i numeri che smentiscono l’emergenza, dunque la condizione di "necessità” prefigurata dall’Austria. Dal primo gennaio al 10 aprile 2016, infatti, il flusso di stranieri è stato maggiore dall’Austria verso l’Italia che viceversa - per la precisione: 2722 contro 179 - mentre le riammissioni sono state 674 dall'Italia all’Austria e solo 179 dall'Austria verso l’Italia.

L’Austria, all’inizio della crisi dei profughi siriani aveva seguito la Germania nella politica dell’accoglienza, nel solo 2015 ha accolto 90mila rifugiati. Poi le cose sono cambiate. Per motivi elettorali

L’iniziativa dell’Austria - è la considerazione italiana - potrebbe violare anche il parametro della proporzionalità. Schengen, agli articoli 23 e 23 bis prevede che i controlli alle frontiere interne possano essere ripristinati come extrema ratio laddove essi rispondano in modo adeguato e proporzionato ad una minaccia grave all'ordine pubblico o alla sicurezza interna. Lo stato membro che volesse ripristinare i controlli alle frontiere interne, inoltre, dovrebbe avere cura di limitarne il più possibile «l'incidenza e gli effetti negativi sui normali flussi di traffico, sulla libera circolazione dei cittadini e delle merci».

L’Austria non sembra tuttavia averne tenuto conto, visto l’impatto economico che i controlli frontalieri avrebbero sul turismo e i traffici commerciali dall’Italia verso la Germania, viene stimato nell’ordine di alcuni miliardi, 170 milioni dei quali solo per gli autotrasportatori italiani.

La decisione dell’Austria di agire la leva frontaliera mostra di violare anche il principio della leale cooperazione. Italia ed Austria lavorano in «pattugliamenti congiunti ai posti di valico e sulle principali tratte stradali e ferroviarie», sottolineano gli esponenti del governo italiano, e sono vincolate ad un accordo del 1997 «che consente l'immediata riammissione di migranti che siano rintracciati in posizione irregolare in uno dei due stati membri entro i dieci chilometri dalla linea di confine comune».

I lavori al Brennero vanno però avanti lo stesso, a dispetto dell’accusa mossa dal Presidente del Consiglio Renzi all’Austria di «violare platealmente le regole Ue». Il ministro austriaco Sobotka conferma il proposito all’omologo Alfano che a Roma prova a convincerlo della inutilità della spesa. E non solo l’Austria va avanti con la barriera al confine: il 27 aprile, alla vigilia del bilaterale romano, il Parlamento di Vienna approva una legge che autorizza la chiusura totale delle frontiere ed il respingimento anche per i rifugiati con diritto d’asilo, in caso di “stato d’emergenza” unilateralmente dichiarato.

«La legge viola la Convenzione per i Rifugiati di Ginevra e i Trattati fondamentali UE, e lo denunceremo alla Commissione europea non appena la legge entrerà in vigore - spiega a Linkiesta Feri Thierry, segretario generale del partito liberale austriaco NEOS». Una legge che non ha eguali in Europa, e che fa esprimere al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, «allarme per la crescente xenofobia che si registra in Europa».

L’Austria, che all’inizio della crisi dei profughi siriani aveva seguito la Germania nella politica dell’accoglienza, nel solo 2015 ha accolto 90mila rifugiati - il più altro numero pro-capite tra tutti i paesi europei destinatari del flusso siriano. Poi l’inversione di rotta politicamente spiegata con la incapacità dei partiti di maggioranza - Socialdemocratici e Popolari - a fare i conti con la crescita esponenziale del Partito anti-immigrati, arrivato a trionfare al primo turno delle presidenziali dello scorso 22 aprile.

Secondo Thierry il problema è «l’assenza di un piano concreto per l’integrazione». Il governo di centro-sinistra in carica prova invece a tenervi testa facendo leva sull’accusa all’Italia di non controllare i flussi e così permettere il transito in Austria di migranti economici non regolari che non avrebbero diritto alla libera circolazione. Accusa ribadita in una conferenza stampa congiunta dai ministri tedesco ed austriaco all’indomani dell’incontro a Roma tra Alfano ed il collega austriaco. Della serie: il problema, secondo Austria e Germania, non è l’Austria che viola Schengen ma l’Italia che non rispetta Dublino.

«Ma finché non saranno create delle opportunità di ingresso legale in Europa ed una equa distribuzione dei rifugiati secondo il principio delle quote - osserva con Linkiesta il segretario di NEOS - i rifugiati continueranno ad entrare dal Mediterraneo. Ci vorrebbe semmai una riorganizzazione del fallimentare sistema di Dublino che preveda la possibilità di fare domanda d’asilo presso le ambasciate europee nei paesi lungo i confini esterni».

Proprio sulla revisione del Trattato di Dublino, che nella versione attuale lascia l’onere di gestire gli arrivi extra-europei esclusivamente al primo paese di approdo, anticipazioni di stampa parlano di una proposta di revisione elaborata dalla Commissione fondata sul principio delle quote di ‘ospiti’ extraeuropei che ciascuno stato membro sarebbe tenuto ad accogliere - proposta che è tuttavia improbabile venga recepita dal blocco di Stati Membri sempre più inclini ad assecondare la sindrome da assedio delle rispettive opinioni pubbliche.

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